La stretta che soffoca l'economia reale

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Di fronte alla crisi, l’Italia ha fatto la propria parte. Le ultime leggi di bilancio hanno ridotto le spese pubbliche, il welfare è stato notevolmente tagliato e i cittadini accettano sacrifici molto dolorosi.

 

Le nostre imprese competono nel mondo con un fardello fiscale molto più pesante rispetto ai competitor internazionali. Persino la classe politica sta timidamente facendo qualche taglio ai privilegi di cui gode.
A sottrarsi al senso di responsabilità che si imporrebbe in questa circostanza è il sistema bancario italiano. Gli istituti di credito hanno attinto a piene mani dall’ingente liquidità messa a disposizione dalla Banca Centrale Europea. Soldi ottenuti a tassi irrisori che hanno consentito di fare investimenti sicuri e ben remunerati, in particolare sui nostri titoli di Stato su cui l’alto e ingiustificato spread assicura lauti guadagni.
Questa facile speculazione con i soldi della BCE ha sì allentato la tensione sui bond tricolore, ma ha anche asfissiato l’economia reale cui non sono arrivati più rifornimenti. I soldi usciti da Francoforte sono cioè entrati al Tesoro italiano senza dare alcun beneficio all’economia reale. E così, il settore pubblico, le famiglie e quanti hanno bisogno di un mutuo in generale si ritrovano con altissime difficoltà a farsi finanziare.
É il circolo vizioso del credit crunch, è ormai una stretta asfissiante che strozza l’economia. Lo dicono tutti gli analisti, con buona pace delle improbabili smentite dei banchieri nostrani.

Per questo, un energico intervento legislativo del prossimo governo appare assolutamente necessario. Bisogna costringere le banche italiane a fare il proprio lavoro che è quello di prestare i soldi. E non certo quello di speculare con derivati dai nomi fantasiosi e dagli effetti devastanti.

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