L’acqua è vita. Non per tutti

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Il 20 febbraio scorso il programma ambientale delle Nazioni Unite - l’UNEP - ha pubblicato il Rapporto GEO-5 sulla revisione della gestione mondiale delle tematiche ambientali. L’obiettivo era quello di raccogliere le sfide più urgenti del XXI secolo.

 

I 22 esponenti della comunità scientifica internazionale che hanno redatto il Rapporto hanno individuato cinque grandi categorie sulle quali dovrebbero allinearsi tutte le politiche ambientali tra le quali spiccano le questioni relative all’acqua e al mare come ad esempio l’uso sostenibile delle risorse idriche, delle risorse marine e la protezione degli ecosistemi acquatici.
Secondo l’Unesco (2009) i prelievi globali di acqua sono triplicati negli ultimi 50 anni per soddisfare le esigenze di una popolazione in crescita con l'aumento del livello di ricchezza e di consumo.In soli 40 anni, tra il 1960 e il 2000, il prelievo globale delle acque sotterranee globale è aumentato da 312 km3 a 734 km3 all'anno. E sono agricoltura e allevamento a farla da padrona con un suonante 92 per cento del consumo.
E mentre i paesi industrializzati mettono sotto stress le risorse idriche del Pianeta fino a rendere non sostenibile il loro utilizzo, altri paesi a questa gara al consumo non hanno nemmeno possibilità di partecipare mancando delle infrastrutture minime per l’accesso a questa indispensabile risorsa di vita.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2013 “Anno internazionale per la cooperazione nel settore idrico” a dimostrazione ulteriore che il problema dell’emergenza idrica è globale.
Già nel 2000, del resto, 191 capi di stato hanno posto tra gli obiettivi del millennio quello di dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone che non ha accesso all'acqua potabile e agli impianti igienici di base. Siamo ancora in tempo, ma manca poco. E il fatto che il nostro paese abbondi di risorse idriche non può farci nascondere la testa sotto la sabbia ed ignorare un problema che è tanto importante quanto assurdo. Infatti mentre circa un sesto della popolazione della Terra non ha ancora accesso ad acqua pulita come anche ad adeguati servizi igienici la parte fortunata del mondo usa la metà dell’acqua accessibile.
Pensiamo che nell’Africa rurale in media ogni famiglia spende il 26% del proprio tempo per andare a prendere acqua, un compito che tocca quasi sempre alle donne chiamate a percorrere mediamente 5 km al giorno, naturalmente a piedi, con 20 Kg al carico e con rischi assurdi di violenza, per raggiungere la fonte d'acqua pulita più vicina. Tempo e forze distolte alla cura della famiglia, della salute, dell'istruzione e del lavoro redditizio.
Insomma qui non si parla solo, tra mille virgolette, di povertà; si tratta piuttosto di garantire ad ogni uomo la possibilità di accedere all’elemento vitale per eccellenza, un diritto morale più che una volontà umanitaria.

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