Agricoltura per tornare a parlare di sviluppo e ambiente

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Dopo gli anni della scoperta delle infinite potenzialità di Internet e dell’ubriacatura della finanza veloce, più vicina al gioco d’azzardo che ad un motore di crescita economico, si è tornati a parlare di Economia Reale e con lieta sorpresa sempre più spesso si dibatte di Agricoltura, come settore economico per ripensare i nostri modelli di sviluppo e da cui ripartire per diffondere amore consapevole per l’ambiente.

Ormai i giovani sognano di lavorare con più piacere in un agriturismo che in banca, si parla di prodotti genuini della terra con molta più passione di quanto non avvenisse agli albori dell’ormai defunta cucina molecolare ed ipertecnologica, si cerca di acquistarli direttamente dal “contadino” arricchendoli di valori sociali molto forti, si lotta per imporre il biologico nelle mense scolastiche.

 

Alla conferenza internazionale delle Nazioni Unite tenutasi a Doha l’anno scorso per riflettere sul futuro degli accordi di Kyoto che stabilivano una strategia globale di riduzione dei gas serra , un punto è emerso con chiarezza: il ruolo sempre più centrale che deve assumere l'agricoltura nella lotta al riscaldamento globale. Il settore agricolo è infatti al tempo stesso sia importante emettitore di gas serra sia possibile grimaldello per l'assorbimento degli stessi.

 

In Italia poi è possibile pensare al paesaggio italiano senza scomodare l’agricoltura? Il profilo delle colline toscane, i filari di vite e gli uliveti, i terrazzamenti liguri e i pascoli delle Dolomiti sono Patrimonio dell’Umanità e gli agricoltori i principali custodi.

 

Insomma esiste una mobilitazione sociale forte, nazionale ed internazionale, che lega indissolubilmente l’agricoltura e l’ambiente. Ma esiste anche un nuovo impegno su questi temi del mondo economico. La finanza ha dimenticato questo settore per decenni, poi lo ha improvvisamente riscoperto. Gli investimenti privati in agricoltura sono un fenomeno in rapidissima ascesa per i benefici che producono: rendimenti economici e rivalutazione del capitale, andamento anticiclico dell’agricoltura rispetto agli altri mercati. Purché questo non avvenga secondo vecchi schemi che depauperano i territori, l’ambiente e la società, che producono un veloce rendimento economico imponendo monoculture energivore e sottraendo la terra agli agricoltori locali.

 

Così se da italiani dovessimo pensare a un nuovo Rinascimento Verde, un periodo che ci faccia uscire dall’oscurantismo finanziario, non possiamo fare a meno di pensare all’agricoltura per ripartire, al settore primario per lo sviluppo di un’economia sociale, solida e produttiva. In fondo ci aiutano solo 10.000 anni di esperienza agricola e non è poco.

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