Il Credit Crunch

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Il Credit Crunch

La difficoltà delle banche nel concedere credito ad imprese e famiglie. Una situazione allarmante soprattutto per l'Italia. Ascolta l'audio dell'intervento andato in onda su Radio Vaticana.


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Lo spettro della recessione aleggia sull’Europa. E a preoccupare è in primo luogo la tenuta del sistema finanziario con la crisi dei debiti sovrani e il concreto rischio di una stretta creditizia: il cosiddetto credit crunch. Una situazione allarmante soprattutto per l’Italia.
Gli spread restano altissimi. E il Tesoro per collocare i Bot continua a riconoscere interessi alla lunga insostenibili. Le imprese lamentano crescenti difficoltà a farsi finanziare. Inoltre, rallentano i prestiti e i mutui alle famiglie con conseguente impatto negativo sul mercato immobiliare. La crisi finanziaria dunque si diffonde sempre più nell’economia reale, nella vita di tutti i giorni dei semplici cittadini. Entra nelle imprese e nelle case.
Sotto accusa ci sono soprattutto le banche, colpevoli secondo molti di non garantire la liquidità necessaria al tessuto economico. Eppure i loro forzieri sono pieni. Solo gli istituti italiani hanno ricevuto prestiti agevolati dalla Bce per 210 miliardi di euro. Un fiume di denaro che però sembra non arrivare a destinazione finale.
Il problema comunque è generale e non riguarda solo l’Italia e le sue banche. L’allarmismo esasperato delle agenzie di rating manda in continua fibrillazione il mercato finanziario. Le nuove norme dell’Autorità Bancaria Europea penalizzano in maniera irragionevole gli istituti che hanno investito in titoli pubblici. Mentre i tagli di bilancio e il crescente carico fiscale sviluppano effetti recessivi.
Rispetto a tutto questo, le autorità europee non riescono a intervenire con decisione. Rimangono in balìa delle agenzie di rating, non favoriscono gli investimenti e non concedono la garanzia finale sui titoli dei singoli Stati. Nell’inerzia generale, il sistema finanziario continua ad avvitarsi su se stesso e trascina in basso le famiglie che sono allo stesso tempo il nucleo centrale della società europea e il soggetto più debole della partita.
Allora appare evidente come la crisi economica europea sia in primo luogo una sconfitta della classe dirigente del continente. Politici e banchieri, infatti, non hanno saputo anteporre il bene comune, agli interessi di parte e ai dividendi.
I cittadini europei si aspettano che gli attuali leader dell’Unione con uno scatto d’orgoglio sappiano muoversi quanto prima dimostrando maggior lungimiranza.
Molto tempo si è già perso. Mentre a Bruxelles e Francoforte si discute, l’Europa brucia le sue ricchezze: imprese, posti di lavoro, conquiste sociali.
Una nuova etica che rimetta l’uomo al centro dell’attività economica appare il miglior strumento per spegnere questo incendio.

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