Aiutiamo le famiglie italiane

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L'art. 31 della Costituzione italiana stabilisce che "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo".

L'Assemblea Costituente aveva dunque previsto il sostegno al ruolo dei genitori. Eppure la situazione dei genitori italiani non pare essere il naturale prodotto di questa Legge.

Secondo gli studi del Centro di Ricerca IRC dell'UNICEF nell'ambito del rapporto "Report Card 11 - Il benessere dei bambini nei paesi ricchi. Un quadro comparativo", il Bel Paese compare al 22° posto (su 29 Stati confrontati) nella classifica complessiva del benessere dell'infanzia nei Paesi ricchi. In ogni ambito considerato, dal benessere materiale, le condizioni abitative e ambientali, alla salute e l'istruzione, la nostra Nazione si colloca nella metà inferiore della graduatoria. Inoltre, assieme a Portogallo, Grecia e Spagna, l'Italia ha le performance peggiori con il 17% dei bambini italiani che vivono sotto la soglia di povertà.

Possono allora i genitori sentirsi tutelati? Una coppia che desidera mettere al mondo un figlio può ritenere protetto questo desiderio? Se si tiene conto che il rapporto mette in luce i risultati di politiche governative realizzate prima dell'acuirsi dell'attuale crisi economica, la risposta è negativa.

Occorre quindi richiamare l'attenzione sull'eccessiva distanza tra welfare italiano e reali bisogni dei genitori perché, dati alla mano, la spesa per mantenere un bambino nel primo anno di vita varia da un minimo di 6.600 euro a un massimo di più di 14.000 euro. Questo emerge dall'annuale monitoraggio dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori: un aumento medio del 3% rispetto al 2012.

La percezione è di essere protetti da uno Stato che non c'è. E non era certo questa la previsione dei Costituenti. È quindi necessario rivedere politiche specifiche e non meramente assistenziali, ma che vadano a modificare la struttura portante di un sistema che finora si è limitato a seguire frecce direzionali tralasciando la giusta conciliazione tra esigenze di mercato del lavoro ed esigenze della vita famigliare. E quando una strada non conduce dove desideriamo arrivare, bisogna almeno cercare percorsi alternativi.

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