Sprechi alimentari: una battaglia civile

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«L'uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all'eguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere, ed è altamente responsabile della protezione e del miglioramento dell'ambiente davanti alle generazioni future».

Così cita il primo punto della dichiarazione di Stoccolma del 1972 che sancisce una volta per tutte la responsabilità dell’uomo nei confronti dell’ambiente. Per ricordarci questo obbligo, l’Onu in occasione proprio della Conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano, ha dichiarato il 5 giugno Giornata Mondiale dell’Ambiente. Ci sono serviti secoli di sfruttamento senza regole, di poco rispetto per l’ambiente e soprattutto di tanti disastri che queste hanno causato per far nascere la consapevolezza che l’ambiente e le sue risorse devono essere tutelate e che la natura ha un ruolo fondamentale nell’economia globale.

La risoluzione dei problemi dell’ambiente richiede prima di tutto una modifica sostanziale delle caratteristiche dei processi produttivi e di consumo ed un particolare orientamento del progresso tecnologico. Questo vuol dire cambiare anche la visione che si è avuta fino a qualche decennio fa dell’economia, verso uno sviluppo più sostenibile. Partendo, infatti, dalla considerazione che l’uomo dipende dall’ambiente in cui vive e non può pertanto cambiarlo senza poi pagarne le conseguenze per aver intaccato i suoi equilibri, perseguire lo sviluppo sostenibile vuol dire proprio garantire crescita economica nel rispetto dell’ambiente.

Una delle problematiche più importanti inerente all’ambiente è quella che riguarda lo spreco alimentare. Problema talmente rilevante da diventare il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente. Con la crescita dei consumi, aumenta la quantità di cibo non sfruttato. Se da un lato il problema riguarda la filiera di produzione, dall’altro le abitudini alimentari di una buona metà del mondo determina un trend preciso di spreco, di poco rispetto per il cibo, per l’agricoltura e soprattutto per l’altra metà del pianeta in ginocchio per fame.

Secondo un rapporto della Fao un terzo del cibo prodotto in tutto il mondo viene sprecato. Inoltre, ogni anno nei paesi ricchi viene persa una quantità di cibo equivalente a quella prodotta nell’Africa sub-sahariana (222 milioni di tonnellate contro i 230), mentre negli Stati Uniti il 30% del cibo prodotto ogni anno viene gettato via. Secondo la Fao la metà dell’acqua utilizzata per produrre questi alimenti di conseguenza viene persa. Tutto questo spreco alimentare comporta non solo uno dispendio di risorse ma anche la produzione di una grande quantità di gas serra che contribuisce al surriscaldamento globale e quindi ai cambiamenti climatici.

Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze deve dunque essere una priorità economica ed ecologica oltre che sociale per la politica e le istituzioni, le amministrazioni locali.


2 Giugno 2013

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