Castelli di sabbia, l'onda della crisi si abbatte anche sul mondo dell'edilizia

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La crisi economica che viviamo si sta ripercuotendo in maniera spietata anche nel mondo dell’edilizia. I dati sono sempre più inquietanti. Nel solo mese di marzo, secondo l’Istat, c’è stato un calo nelle costruzioni pari al 4,2% rispetto a febbraio e del 20,9%, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Sono decine le aziende che ogni settimana dichiarano bancarotta e il contesto di grave difficoltà non riguarda solo le imprese medio piccole.

Da quando la crisi immobiliare ha investito anche il nostro paese sono ben 360 000 i posti di lavoro persi nel settore. Si tratta di una vera deindustrializzazione di quel comparto economico che fino al 2007 rappresentava circa l’11% del PIL e comprendeva più di 3 milioni di addetti. In cinque anni gli investimenti nel settore sono diminuiti del 38% catapultando il sistema delle costruzioni indietro di 40 anni. A farne le spese è ovviamente l’indotto che ormai verte in una situazione drammatica. Se analizziamo solo lo spicchio che riguarda le macchine movimento terra, come ruspe e scavatori, si registra una caduta delle vendite del 31,4%, nell’ultimo anno mentre, se paragonate alle vendite del 2008 il dato supera l’80% di cali.
Se in altri Paesi le politiche di rilancio sono orientate a creare occupazione nel settore delle costruzioni, in America l’amministrazione Obama ha disposto un piano di 60 miliardi di dollari per il rilancio dell’edilizia, in Italia siamo molto in ritardo su questo fronte.
I numeri parlano chiaro. L’intero settore edile sta vivendo la più grave crisi dal secondo dopoguerra. L’introduzione di nuove tasse per gli immobili e i ritardi con cui spesso la Pubblica amministrazione salda le imprese private acuisce i contrasti tra le due sfere del mondo delle costruzioni, che mai come in questo momento avrebbero bisogno di sorreggersi a vicenda. L’associazione nazionale costruttori edili da tempo chiede ai diversi governi che si sono succeduti di intervenire in maniera decisa per arginare questa crisi. Si potrebbe ripartire dalla messa in sicurezza delle scuole e dallo sblocco dei fondi del CIPE, che ormai 4 anni fa aveva stanziato 3 miliardi di euro per realizzare piccole e medie opere ma che il rigidissimo patto di stabilità, al quale devono sottostare gli enti comunali, ha di fatto congelato. La situazione non è più sostenibile e al coro dei costruttori si uniscono anche i sindacati che in questi giorni si sono mobilitati anche con manifestazioni. Tra i vari interventi su cui il governo dovrà attivarsi urgentemente quello del mondo delle costruzioni non può esser rimandato, perché anche in questo settore la crisi da economica è diventata sociale.


16 Giugno 2013

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