L’IVA sul fondo del barile

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Ad appena un anno dall’aumento dal 20 al 21% dell’Imposta sul Valore Aggiunto (ed era dal 1997 che l’IVA non aumentava) si torna a discutere di un nuovo aumento al 22%. 

Discussione scottante che il Governo ha pensato bene di rimandare ad Ottobre con una proroga di tre mesi che però certo non risolve le cose.

Solo poche settimane prima il ministro dello sviluppo economico Zanonato era stato pesantemente fischiato dall’assemblea di Confcommercio, reo di aver fatto capire che l’aumento dell’Iva, seppur doloroso, sarà inevitabile.

Problema non risolto quindi e rimandato di poche settimane per altro a discapito delle imprese che dovranno compensare l’ammanco per lo stato con maggiori acconti di Irpef, Ires e Irap.

Unica nuova copertura infatti sarà una tassa sulle sigarette elettroniche che portano a casa la prima stangata visto che il prodotto ha avuto un vero e proprio boom senza la minima regolamentazione.

Insomma, a conti fatti, per finanziare la proroga non risolutiva dell’IVA le imprese presteranno un po’ di soldi allo stato che da anni non le paga fatture per decine e decine di miliardi di euro.
Ma può funzionare uno Stato sulle casse delle sole imprese? E perché se a reggere in piedi questo castello di carta sono solo le imprese poi le vediamo continuamente vessate da stampa e sindacati accusate di evadere e delocalizzare in modo sistematico e irresponsabile?


Certo, in un paese dove il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino evidenzia una pressione fiscale abbondantemente sopra il 50%, l’aumento di un punto dell’IVA non dovrebbe rappresentare un problema specialmente se consideriamo che l’Italia non è certo il paese europeo con la maggiore imposta sul valore aggiunto.
Ma quello che sconcerta è che mentre nel pese si registra un drammatico aumento della povertà evidenziato dalla riduzione senza precedenti dei consumi alimentari, i governi non sappiano nemmeno finendo per sottoporci a continue sorprese senza mai offrire un segnale distensivo ad un mercato ormai privo di ogni fiducia.
Aumentare l’IVA due volte a distanza di pochi mesi pone infatti non pochi dubbi sulla qualità dei conti fatti dal Governo Monti. Così come rimandare il problema di soli tre mesi a scapito delle imprese non rappresenta certo un elemento di fiducia per il mondo produttivo già fin troppo in affanno. Non parliamo poi dell’effetto negativo che avrebbe sulla produzione e sui consumi dopo tutto questo teatrino!

A furia di raschiare il barile l’Italia arriverà presto ad evidenziare qualche falla irreparabile. Forse allora qualcuno dei nostri governanti smetterà di pensare alla tattica e finalmente si interrogherà sulle strategie possibili per valorizzare le nostre infinite ricchezze ed uscire dalla crisi.

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