Banche e imprese: non solo bilanci

Scritto da Giovanni Scanagatta Stampa Email

Esiste nel nostro Paese una grave emergenza circa il rapporto tra banche e imprese di cui quasi nessuno parla. Un punto di vitale importanza se si vogliono creare le condizioni di sostegno creditizio e finanziario per l'uscita delle nostre imprese dalla grave crisi che stanno attraversando. Le imprese, soprattutto di piccole dimensioni, sono colpite da un pesante razionamento del credito da parte del sistema bancario nel suo complesso. E quello di cui soffre il Mezzogiorno, poi, è ancora più grave.

Sulla base di queste premesse, la presa di posizione della Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al Congresso degli Industriali a Biella, va sostenuta fortemente per un recupero di comportamenti etici nelle banche, finalizzati al sostegno di un nuovo modello di sviluppo per la diffusione del bene comune. Bisogna fronteggiare l'emergenza "etica e banche", come occorre fare per "l'emergenza educativa".

Come ha sottolineato Emma Marcegaglia, nessuno vuole mettere in discussione il diritto-dovere delle banche di valutare il merito di credito delle imprese. Il problema è quello del metodo e i criteri di valutazione introdotti con il nuovo accordo di Basilea (Basilea 2) sono disastrosi per il nostro sistema fondato sulle piccole e medie imprese e sulle imprese artigiane, in cui più che i bilanci contano gli imprenditori e le loro capacità di creare sviluppo per il bene comune. L'illusione di uniformare, attraverso procedure fissate dall'alto, la valutazione del merito del credito delle imprese attraverso il rating sta creando danni incalcolabili alle possibilità di sviluppo della nostra economia. I modelli econometrici non hanno infatti antenne sufficienti per distinguere un imprenditore buono da uno cattivo. Dobbiamo per questo ridare autorità e autonomia al lavoro del banchiere per valutare le capacità imprenditoriali e la validità dei progetti, come afferma la Presidente Marcegaglia.

Le valutazioni del merito di credito di Basilea 2 si basano sui bilanci passati, hanno il grave difetto di essere pro-cicliche e non sono in grado di vagliare la validità dei progetti di investimento e di sviluppo delle imprese. Le metodologie di Basilea 2 appaiono ancora più inadatte se passiamo dal sostegno creditizio e finanziario delle imprese esistenti al sostegno della nascita di nuove imprese per un nuovo modello di sviluppo. Le nuove imprese non hanno infatti storia né bilanci e diventa fondamentale saper valutare le capacità dell'imprenditore di realizzare nuovi progetti. E' l'uomo banchiere che deve imparare a valutare l'uomo imprenditore, perché l'uomo è il centro e il creatore dello sviluppo - come insegna da più di due secoli la Dottrina Sociale della Chiesa, ora vivificata dall' Enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate. E' l'impresa il luogo privilegiato della creatività per costruire valore da diffondere per il bene comune e lo sviluppo integrale dell'uomo.

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