Dono e Gratuità, due principi economici

Scritto da Angelo Ferro Stampa Email

Il dono autentico, affermando il primato della relazione, del legame intersoggettivo sul bene donato, dell’identità personale sull’utile, deve trovare spazio di espressione ovunque, in qualunque ambito dell’agire umano, compresa l’economia.

Il riferimento del dono e della gratuità nell'Enciclica Caritas in Veritate, quali carismi cristiani nell'agire economico, trova fondamenti lontani che hanno radicato esperienze avanzate. L'Europa non sarebbe come oggi la conosciamo, anche sotto il profilo sociale ed economico, senza il movimento benedettino e quello francescano da cui hanno avuto origine innovazioni fondamentali anche per quella che sarebbe poi diventata l'economia di mercato. La sensibilità umanitaria di tanti ordini religiosi tra il XVIII e IXX sec. - che hanno dato vita ad ospedali, scuole, opere caritative - ha segnato la nascita e lo sviluppo del moderno stato sociale ( welfare state ).

Nella Carta Caritatis del 1098, vera e propria continuazione della precedente regola benedettina, ci sono due principi enunciati in modo netto e chiaro: il primo "non é lecito costruire la propria abbondanza ricavandola dall'impoverimento altrui", sostiene di fatto l’obiettivo del valore aggiunto nei processi produttivi. Non può cioè esserci agire economico a somma zero: solo con l'esistenza del valore aggiunto tutti gli operatori possono trarre vantaggio.

Il secondo principio sancisce la sostituzione del termine elemosina con la parola "beneficentia" (fare il bene). Questo denota che, nella beneficenza, il bisogno di chi chiede aiuto deve essere valutato con intelligenza facendosi carico di comprendere le ragioni per le quali il povero é tale. In pratica non deve incentivare la pigrizia del bisognoso, ma aiutarlo ad uscire dalla trappola della povertà.

E' veramente sorprendente la straordinaria vicinanza di questi due principi con un pensiero assai più antico, quello di Aristotele, quando nell'Etica nicomachea scrive : "nel dare, bisogna proporsi il bene e dare ragionevolmente. Si deve sapere a chi si deve dare; quale ammontare é conveniente e quale é il momento appropriato. In tale modo si fa, nel più alto grado possibile, un servizio vero all'altro". Quasi a dimostrare che la Dottrina Sociale della Chiesa non é teoria morale ma grammatica comune in quanto fondata sul prendersi cura del bene umano. Ecco il Bene Comune, ove tutti contribuiscono e partecipano, ben diverso dal bene totale in cui vi é la sostituibilità di un contributo a vantaggio di quello maggiore. Ecco la Sussidiarietà Solidale, ove ciascuno con il proprio ruolo, la propria funzione, opera implementando l'altro, il prossimo, il terzo.

L’etica, prima ancora di suggerire principi e stabilire regole, è una relazione in cui si “sta con” se stessi prendendosi a cuore sé e gli altri, cioè il Bene Comune. San Tommaso aveva già detto che il bene morale è una realtà concreta e, dunque, lo conosce veramente non chi lo teorizza, ma chi lo pratica. Solo chi sa agire operando, sa individuarlo e sceglierlo con sicurezza.

E’ il primato del bene sul giusto. Nessun convivenza umana può durare a lungo ed essere fonte di felicità, cioè di realizzazione piena delle persone, se tutti danno (al modo del filantropo) oppure se tutti pretendono di ricevere ( al modo dell’opportunista) oppure ancora se tutti i rapporti intersoggettivi sono ridotti allo schema dello scambio di equivalenti.

Occorre un salto culturale e comportamentale che è il principio di gratuità come pensiero economico. La Caritas in Veritate ci aiuta a capire questo andare oltre: “L’essere umano è fatto per il “dono”. “La carità eccede la giustizia, ma non è mai senza la giustizia…..Non posso donare all’altro del mio senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. Da una parte, la carità esige la giustizia, dall’altra supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La “città dell’uomo” non è promossa solo da diritti e doveri ma ancor più da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione”.

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