Editoriale

22 Aprile, Giornata Internazionale della Terra - È il tempo, anche quest’anno, di celebrare il nostro Pianeta e forse mai come ora la Terra richiede l’attenzione di tutti.
In questo periodo, tra i temi economici alla ribalta della cronaca nazionale, ha avuto giusto risalto il decreto governativo che dovrebbe sbloccare 40 miliardi di euro per pagare parte dei debiti che lo Stato ha contratto con le aziende del Paese.
Erano un gruppo di genitori con figli sottoposti a cure oncologiche. E vent’anni fa ebbero la bellissima idea di aprire una struttura di accoglienza per i familiari di bambini trasferiti in cura a Roma.
Il 20 febbraio scorso il programma ambientale delle Nazioni Unite - l’UNEP - ha pubblicato il Rapporto GEO-5 sulla revisione della gestione mondiale delle tematiche ambientali. L’obiettivo era quello di raccogliere le sfide più urgenti del XXI secolo.
A partire da quest’anno il 21 Marzo non sarà più solo il simbolico esordio primaverile; l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato questa data la Giornata Internazionale delle Foreste.
Di fronte alla crisi, l’Italia ha fatto la propria parte. Le ultime leggi di bilancio hanno ridotto le spese pubbliche, il welfare è stato notevolmente tagliato e i cittadini accettano sacrifici molto dolorosi.
Pochi italiani sono consapevoli che i luoghi speciali proclamati dall’Unesco patrimonio dell’umanità non sono solo opere costruite dalla mano dell’uomo come città e monumenti, ma anche ambienti naturali la cui straordinarietà va preservata perché le generazioni future possano goderne.
Già nel quarto secolo qualcuno diceva: “Si vis pacem para bellum” – se vuoi la pace prepara la guerra. Ma è proprio vero che per avere la pace bisogna essere pronti alla guerra e quindi in qualche modo essere temibili nell’attacco e preparati alla difesa?
Per l’Italia valutare l’impatto ambientale delle attività economiche è un problema politico di importanza assoluta. Basti pensare che circa il 10% del nostro territorio è esposto a serio rischio idrogeologico e che quindi più di 5 milioni di cittadini sono minacciati da frane e alluvioni.
Lo scorso 28 gennaio tutte le associazioni di commercianti, artigiani, piccoli e medi imprenditori hanno manifestato in diverse numerose italiane per denunciare le crescenti difficoltà lavorative della crisi economica.

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