Editoriale

La crisi insegna. Ormai sappiamo che oggi paghiamo gli sprechi di tanti anni vissuti al di sopra delle nostre possibilità. Sono stati presi provvedimenti decisi, che l’opinione pubblica ha compreso e digerito con grande senso di responsabilità anche se più passa il tempo e più una crisi perdurante ci rende insofferenti ai nuovi dolorosi provvedimenti. La recessione ha colpito duramente la nostra economia e continua a farlo, ancora non è chiaro se e quando potremo dircene fuori, ma una cosa è certa: comunque vada la bufera lascerà sul campo migliaia di posti di lavoro e di famiglie in difficoltà.
A Conti Fatti si è già occupata di immigrazione. E lo ha fatto sforzandosi di sottolineare come questo tema sia in realtà molto più vasto di quanto non sembri a prima vista. La sfida che l’immigrazione ci pone davanti infatti non è tanto e soltanto quella di saper accogliere lo straniero venuto in Italia. Quanto piuttosto quella di imparare a dialogare con un modo divenuto per sempre globale e multietnico.
Bankitalia attraverso le parole i suoi più autorevoli rappresentanti suggerisce all’Italia un possibile asse di sviluppo economico su cui investire: una maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro e in ruoli dirigenziali, nel pubblico come nel privato, porterebbe nel nostro paese un rinnovamento produttivo e maggiore moralità.
Da sempre l’uomo nelle sue attività interagisce con l’ambiente, modificandolo, spesso, purtroppo senza porsi troppi problemi sulle conseguenze.Effetto serra, scomparsa delle foreste, riduzione della biodiversità, desertificazione, sono solo alcuni dei termini ormai entrati nel nostro vocabolario e che hanno portato a chiederci se esista la possibilità di crescere senza devastare l’ambiente che ci circonda, se esista la possibilità di conciliare il diritto allo sviluppo con quello di vivere in un ambiente sano.
In oltre 120 anni di insegnamento sociale il principio della Solidarietà è stato chiamato dalla Chiesa in tanti modi diversi. Leone XIII ha parlato di “amicizia”, Pio XI di “carità sociale”,  Paolo VI è arrivato a chiamarla “Civiltà dell’Amore”.
Parlare di rifiuti è sempre un po’ imbarazzante. Tutta quella sporcizia in grossa parte prodotta dalla nostra opulenza che sarebbe una straordinaria risorsa per produrre energia, dare lavoro, recuperare materiali. E che invece rifiutiamo a priori preferendo che resti un affare sporco della malavita organizzata.
L’unione di un uomo e di una donna nella Famiglia rappresenta uno dei più straordinari doni fatti all’umanità. Perché aiutandosi l’un l’altro l’uomo e la donna hanno la possibilità di realizzarsi attraverso l’amore e la solidarietà anziché attraverso l’egoismo e l’autoaffermazione.
La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro anche se all'atto pratico fa ben poco per favorirlo. Manca soprattutto una vera strategia per favorire l'accesso dei giovani al lavoro, anche per questo le percentuali di disoccupazione giovanile sono così alte. Dati che sono imputabili, infatti, sia alla crisi economica sia a problemi strutturali del nostro Paese.
Giovani di belle speranze! Fino a qualche decennio fa, era così che l’Italia apostrofava le sue migliori promesse giovanili. Perché era sui giovani di belle speranze che si costruiva il futuro della nostra società.
Il commissario europeo per l’agenda digitale della seconda commissione Barroso, l’olandese Neelie Kroes,  ha affermato di recente che “se l’economia digitale fosse un Paese, le sue performance le varrebbero la partecipazione al G-20. Anche perché il suo tasso di crescita del 12% annuo supera ampiamente quello cinese“.

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