Editoriale

Il gioco d’azzardo in Italia è una vera e propria emergenza sociale che richiede subito interventi responsabili e risolutivi. I numeri di questo fenomeno sono davvero impressionanti: siamo il paese europeo dove si gioca di più, dove si arriva a bruciare in scommesse il 3% del PIL, ogni cittadino spende in media circa 1.300 euro all’anno e il dato è in drammatica costante crescita.
Un Paese a forma di stivale, traboccante di storia, cultura e siti archeologici. Sembra la calza della befana degli operatori turistici che da tutto il mondo invidiano all’Italia questo patrimonio straordinario! Si può immaginare un’attrazione più facile da vendere sul mercato globale della cultura?
L’Earth Day è un momento di celebrazione per tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente, la tutela del pianeta. Ogni anno Earth Day Network lancia un messaggio internazionale, universale, apolitico. E ogni anno si mobilitano oltre 500 milioni di persone in una straordinaria serie di eventi, organizzati dagli oltre 22mila partner dell’Earth Day Network in tutto il mondo. Il primo obiettivo di Earth Day Italia è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, fare in modo che la consapevolezza nasca in ciascuno di noi, perché è la somma di ciò che tutti noi facciamo, individualmente, a determinare effetti che poi viviamo e subiamo collettivamente.
Non è tempo di vacanze. La crisi aleggia e incupisce gli animi degli italiani che sono meno disposti a viaggiare. L’ISTAT parla nel 2011 di flessioni importanti del numero di viaggi e del numero di pernottamenti attorno al 15% rispetto all’anno precedente.
Il terzo settore è quell’insieme di Enti e Associazioni che appartengono al sistema economico senza essere né espressione del Mercato né espressione dello Stato. Questo perché sono organizzazioni private che producono beni e servizi pubblici. Cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, volontariato, ONLUS. Sono tutte realtà accomunate da poche fondamentali caratteristiche: sono riconosciute formalmente, si autogestiscono in modo democratico, dispongono di lavoro volontario, non distribuiscono profitti nemmeno quando ne hanno perché si obbligano a reinvestirli.
È ormai chiaro a tutti quanto la drammatica crisi economica che stiamo attraversando dipenda principalmente dalle logiche perverse che guidano la finanza mondiale. La borsa è nata per sostenere lo sviluppo delle migliori imprese attraverso i denari di piccoli risparmiatori e grandi investitori, ma ha finito per diventare il luogo senza regole di una speculazione senza scrupoli. Il profitto deve essere sicuro, deve essere alto, deve arrivare subito. E tutto il resto non ha importanza.
La questione dell’articolo 18 continua a scaldare gli animi in un Paese che ancora non ha risolto in modo armonioso l’incontro tra imprese e lavoratori.Da un lato il Governo è chiamato ad uno sforzo estremo per rendere efficiente un sistema produttivo travolto dalla crisi, privo di risorse, catapultato in poco tempo sullo scenario del mercato globale. Dall'altro vi sono i capisaldi della nostra conquista civile fatta di diritti umani e sociali per i quali si è combattuto anche duramente per tanti anni.
Le drammatiche differenze di benessere tra paesi ricchi e paesi poveri del mondo sono la causa principale dei flussi migratori sempre più imponenti che fanno dell’Italia una vera e propria frontiera tra Occidente e Paesi in via di sviluppo. L’Italia diventa così un laboratorio a cielo aperto nel quale il mondo analizza problemi e sperimenta soluzioni per affrontare una delle sfide più importanti dell’umanità in questo inizio di terzo millennio: e cioè la sfida dell’integrazione.
I temi del fisco e dell’evasione fiscale fanno alzare di molto la temperatura nel nostro stivale. Come uscirne? La strada maestra è quella della civiltà. Dobbiamo diventare molto più civili. Tutti quanti. Nessuno escluso. Nemmeno lo Stato che assieme ai cittadini ha contribuito a questa deriva morale.
Il Pronto Soccorso è terra di frontiera, terra di sofferenza e per chi crede anche terra di missione nel cuore delle nostre città. Per cui oggi a noi non piace il clamore con cui giornali, radio, televisioni e web tornano a far scoppiare in modo dirompente un fenomeno che in realtà presenta da anni problemi di grandissima importanza.

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