Reddito di inclusione, si parte con 200.000 famiglie, saranno 700.00 entro il 2018 In evidenza

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foto di martaposemuckel / pixabay

Secondo le ultime rilevazioni Istat in Italia 4 milioni e 742mila persone, raggruppate in 1 milione e 619mila famiglie, vivono in condizione di povertà assoluta, vale a dire che non sono in condizione di comprare il minimo indispensabile per vivere.
Gli italiani in difficoltà sono tuttavia molti di più; sempre secondo l’Istat un italiano su cinque è a rischio povertà, vive quindi in una zona d’ombra dalla quale rischia di scivolare da un momento all’altro nella povertà assoluta.



Tra le misure che lo Stato mette in campo per sostenere le fasce economicamente più deboli della società recentemente è entrato il cosiddetto REI, il reddito di inclusione, che da quest’anno sostituisce il SIA, sostegno all’inclusione attiva.
Su “A Conti Fatti” rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italiane ne spiega modalità di funzionamento Maria Grazia Sampietro, direttore centrale ammortizzatori sociali dell’INPS.

Cos’è il REI e quali sono i requisiti per accedere a questa misura?
Il REI, reddito d'inclusione, è stato introdotto con un decreto legislativo nel nostro ordinamento nel settembre dell'anno scorso, il 15 settembre 2017. Si tratta di una misura di contrasto alla povertà profondamente innovativa perché prevede la corresponsione di un sussidio, quindi di un sostegno alle famiglie che si trovano in situazioni di bisogno, e contemporaneamente la creazione di un progetto personalizzato per queste famiglie che consenta loro di uscire dallo stato di emarginazione e quindi essere incluse, prevalentemente e soprattutto, nel mondo del lavoro.
Fino a luglio di quest'anno i requisiti per accedere alla misura saranno contenuti in tre grandi famiglie: residenza e soggiorno perché la misura è rivolta a cittadini italiani o a cittadini dell'Unione Europea che siano anche residenti in Italia in via continuativa da almeno due anni al momento in cui presentano la domanda; requisiti economici, per cui bisogna essere in possesso di un ISEE, indicatore della situazione economica equivalente, non superiore a 6.000 euro; vi sono poi requisiti familiari per cui in famiglia devono essere presenti componenti di età minore di anni 18, oppure una donna incinta o ancora un disoccupato di età pari o superiore a 55 anni.
Quest'ultima famiglia di requisiti, i requisiti familiari, dal 1 luglio 2018 non saranno più richiesti, quindi da luglio di quest'anno saranno richiesti solo la residenza e il soggiorno in Italia e i requisiti economici.
Le persone che vengono ammesse al beneficio acquisiscono il diritto di goderne per 18 mesi continuativi dal momento dell'ingresso della misura.
La domanda può essere presentata ai comuni e da questi viene trasmessa all'INPS; i comuni assumono quindi il compito di prendere in carico le persone in stato di bisogno e di costruire sulle stesse dei progetti personalizzati per cui se c'è un soggetto disoccupato il comune si impegna a metterlo in contatto con il centro dell'impiego e a favorire la sua occupazione.
Questa bipartizione, sussidio economico e progetto personalizzato, non ha precedenti nel nostro ordinamento.

A quanto ammonta il sussidio?
Il sussidio economico ammonta a 3.000 euro diviso per dodici mensilità e l'importo è moltiplicato per un parametro, che noi chiamiamo scala di equivalenza, che dipende dalla condizione familiare per cui una famiglia che ha molti componenti, molti figli ragionevolmente, vedrà questo sussidio incrementato mentre se è una persona sola il sussidio sarà quello, fermo restando che non può superare l'ammontare massimo previsto per l'assegno sociale che nell'anno 2017 è stato di circa 5.900 euro.

Quante domande sono pervenute finora ai vostri uffici?
Ad oggi le domande pervenute sono circa 135.000 provenienti da diverse regioni e con incidenza diversa nelle regioni del paese: sono pervenute molte più domande dalle regioni meridionali che dal nord del paese.

Quante sono le famiglie interessate dal provvedimento?
Fino a luglio di quest'anno si stima che la platea sia pari a 500.000 famiglie e che quindi potranno godere del REI circa 2 milioni di persone. Da luglio, mese in cui viene meno  un gruppo di requisiti, la platea chiaramente si allargherà per cui si stima che saranno interessate 700.000 famiglie e quasi 3milioni di persone nel paese.

Quale sarà il costo per le casse dello Stato?
Per l'anno 2018 in legge di bilancio sono stati previsti 1 miliardo e 800 milioni di euro. La legge prevede che ogni anno queste risorse vengano incrementate per cui nel 2020, salvo modifiche normative che potrebbero intervenire, ammonteranno a 3 miliardi.

Il REI va a sostituire il SIA, quali sono le differenze tra le due misure?
Le due misure sono una conseguenza dell'altra. Il REI rappresenta l'evoluzione del SIA tant'è vero che gli attuali beneficiari del SIA, qualora ne abbiano i requisiti, e normalmente ce li hanno, possono confluire nel REI presentando domanda, avranno quindi un SIA che viene trasformato in REI.
L'aspetto che distingue queste due misure sta sostanzialmente nella personalizzazione del progetto in capo all'interessato per uscire dall'esclusione sociale e includerlo nel mondo del lavoro e nella società perché poi ci sono persone che soffrono di disagi diversi.
È importante ricordare che chi è beneficiario del SIA porta a compimento la sua prestazione fino alla scadenza, ma è tuttavia consigliabile che queste persone presentino subito una domanda di REI per trasformare il SIA e questo è possibile da dicembre dello scorso anno, ovviamente dai 18 mesi di REI saranno scalcolati i mesi in cui si è già goduto del SIA.
Il vantaggio sta nel fatto che chiedendo la trasformazione del SIA in REI si accede al progetto personalizzato per cui una persona può essere avviata al centro per l'impiego, indirizzata alla ricerca di un lavoro e quindi può uscire veramente da una situazione di disagio.

foto di martaposemuckel / pixabay

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