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Politiche di sostegno ai genitori lavoratori

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In considerazione della profonda crisi che stiamo attraversando e che getta il panico sulle prospettive economiche a breve e medio termine, decidere di avere bambini è una scelta che mai come oggi mamme e papà cercano di ponderare al meglio. Anche l’Istat continua con i suoi moniti ad avvertirci che l’Italia invecchia e le nascite calano considerevolmente.

I dati Istat confermano la tendenza alla diminuzione delle nascite avviatasi dal 2009 e cioè in corrispondenza della crisi economia e finanziaria. Proprio per questo è di fondamentale importanza un intervento dello Stato in grado di invertire questo trend negativo o almeno di incentivarne un miglioramento. Di recente sono stati introdotti nuovi incentivi e confermati altri, in modo da dare un aiuto concreto alle famiglie. Le politiche a sostegno della famiglia rappresentano dunque oggi una vera priorità per il governo. Vediamo, allo stato attuale, le agevolazioni e gli incentivi - anche economici - che lo Stato mette in campo per sostenere le famiglie con figli in difficoltà e per le giovani famiglie che decidono di avere un bambino.

 

CONGEDI PARENTALI
Largamente diffusi, i congedi parentali non sono altro che un periodo di astensione dal lavoro di un genitore per consentire la presenza del genitore stesso accanto al bambino al fine di soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del piccolo. La normativa vigente prevede varie forme di congedi parentali: per paternità, per malattia del bambino, per assistenza a familiari con handicap grave, per cause particolari, per decesso di un familiare. In alcuni casi i congedi parentali sono retribuiti, in altre non sono coperti da retribuzione. Anche la durata varia a seconda delle diverse forme di beneficio lavorativo.
La legge n. 92 del 2012, conosciuta come legge Fornero, ha introdotto una serie di interventi volti alla promozione di una “cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione i tempi di vita e di lavoro”, come si legge nel decreto stesso.

A chi spettano
L’indennità di congedo parentale spetta ai:

  • lavoratori dipendenti del settore privato, come apprendisti, operai, impiegati e dirigenti;
  • lavoratori iscritti solo alla gestione separata Inps, come collaboratori a progetto, coordinati e continuativi, ecc;
  • lavoratrici autonome come artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone, mezzadre, pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acqua interne.

Cosa è previsto
In particolare si prevede per ogni figlio fino agli 8 anni che i genitori lavoratori dipendenti possano fruire complessivamente di un periodo massimo di congedo parentale pari a 10 mesi. Se il padre lavoratore fruisce di tre mesi di licenza di paternità, il limite complessivo sale a 11 mesi.
Per i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps la madre ha diritto ad un periodo di congedo di 3 mesi da fruire nel primo anno di vita del figlio, mentre il padre ha diritto al congedo parentale Inps in caso di morte, grave infermità, abbandono del figlio da parte della madre o quando la madre stessa rinuncia al congedo parentale.

L’importo del congedo
L’indennità percepita durante i periodi di congedo sono pari a:

  • 30% dell’ultima retribuzione giornaliera percepita dai lavoratori dipendenti;
  • un 365esimo del reddito derivante da lavoro parasubordinato, associazione in partecipazione per i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps. Il padre lavoratore dipendente, ha diritto, per i giorni di congedo obbligatorio e facoltativo ad un’indennità giornaliera a carico dell’Inps, pari al 100% della retribuzione.
     

LE DETRAZIONI PER CARICHI DI FAMIGLIA
Il contribuente che abbia dei familiari a carico può godere di un’agevolazione fiscale al momento della presentazione della dichiarazione annuale dei redditi modello Unico o 730. Sono considerati familiari a carico dal punto di vista fiscale:

  • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • i figli, compresi quelli naturali riconosciuti, gli adottivi, gli affidati e affiliati;
  • altri familiari ovvero genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle, a condizione che siano conviventi o che ricevano dallo stesso un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell'autorità giudiziaria

Per essere a carico questi familiari non devono disporre di un reddito proprio superiore 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili.
É altresì prevista una detrazione di 800 euro (a scalare a partire da un reddito di 95.000 euro). La detrazione è aumentata a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni.
La famosa legge 104, sulle agevolazioni per i disabili, stabilisce che queste detrazioni sono aumentate di un importo pari a 220 euro per ogni figlio portatore di handicap.
Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.

 

IL CONGEDO PER MALATTIA DEL BAMBINO
Il padre o la madre in alternativa, siano essi dipendenti da enti pubblici o privati, hanno diritto:

  • nei primi 3 anni di vita del bambino, a congedi per malattia dello stesso, senza limiti di tempo , anche se la malattia non è in fase acuta;
  • dai 4 agli 8 anni di età del bambino, a 5 giorni lavorativi all'anno , per ciascun genitore, per un totale massimo di 10 giorni non fruibili contemporaneamente.

Lo stato della malattia deve essere documentato, con un certificato medico specialista del SSN o convenzionato. E’ bene ricordare che in entrambi i casi:

  • non sono previste visite di controllo ;
  • i congedi non sono retribuiti ;
  • è possibile chiedere l'anticipo del trattamento di fine rapporto (Tfr);

I periodi di assenza per malattia del bambino di età compresa tra il terzo e l'ottavo anno saranno coperti da contribuzione figurativa cioè ai fini pensionistici.


I RIPOSI PER ALLATTAMENTO
Spettano alla madre lavoratrice dipendente, anche nel caso di adozione o affidamento, durante il primo anno di vita del bambino o di ingresso del bambino in famiglia. Possono spettare al padre lavoratore dipendente ma quando il figlio è affidato al solo padre .Purtroppo non spettano alla lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista), né alle Colf, badanti e le lavoratrici a domicilio .
Per i periodi in cui la lavoratrice madre o il lavoratore padre fruiscono dei riposi per allattamento è dovuta una indennità pari all'ammontare dell'intera retribuzione . Tale indennità è anticipata dal datore di lavoro e posta dallo stesso a conguaglio con i contributi dovuti all'Istituto.
L’indennità decorre dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto sia per la madre che per il padre. La madre ha diritto a 2 ore al giorno di riposo per allattamento e l’orario di lavoro è pari o superiore alle 6 ore giornaliere o 1 ora al giorno se l’orario stesso è inferiore


GLI ASSEGNI FAMILIARI
Tra i sostegni alla famiglia, indubbiamente i più conosciuti e diffusi sono proprio gli assegni al nucleo familiare o Anf e sono un aiuto sia per i lavoratori dipendenti e sia per i pensionati da lavoro dipendente, i cui nuclei familiari siano composti da più persone e che abbiano redditi inferiori a quelli determinati ogni anno dalla legge.
L’assegno familiare in busta paga o nella pensione non si cumula con il reddito e pertanto è anche esente da qualsiasi ritenuta previdenziale o fiscale. L’assegno viene di norma corrisposto al dipendente che ne faccia specifica richiesta. E’ opportuno evidenziare che per lo stesso nucleo familiare non può essere concesso più di un assegno.
La domanda di richiesta di Assegno al Nucleo Familiare deve essere presentata con l’apposito modello di Richiesta Assegno al Nucleo Familiare specificando la composizione del nucleo familiare ed il reddito dell’anno precedente alla richiesta. E’ utile ricordare che il diritto all’assegno per il nucleo familiare, si prescrive dopo cinque anni da quando è sorto il diritto, ciò significa che possono essere richiesti gli arretrati per un periodo di tempo fino a cinque anni dalla data della domanda.

I PROGETTI per la CONCILIAZIONE tra TEMPI DI VITA e TEMPI DI LAVORO
Molto rilevanti sono le azioni messe in campo per la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro, in conformità con quanto promosso dalla legge n.53 dell’8 marzo 2000 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”. Molti comuni, infatti, si sono già attivati egregiamente attraverso la creazione di azioni a sostegno della genitorialità, rivolti alle madri ma anche ai padri, per favorire la presenza dei genitori a casa dopo la nascita del figlio, o in alternativa per favorire la continuità di presenza al lavoro anche quando i carichi familiari e le condizioni di necessità, dettate in particolare dai figli piccoli o piccolissimi, lo avrebbero impedito.
In pratica si tratta di progetti che prevedono un contributo integrativo dello stipendio per le madri e i padri interessati ad usufruire del congedo parentale (ex astensione facoltativa dal lavoro prevista dalla legge) nel primo anno di vita dei loro bambini. Il contributo interessa i genitori le cui risorse economiche non siano superiori ad un determinato valore Isee (che varia a seconda del regolamento comunale) e non è compatibile con la frequenza al nido durante i mesi di aspettativa coperti dal contributo. Possono accedere all’intervento anche i genitori adottivi e le famiglie che vivono l'esperienza dell'affidamento familiare.