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Gran parte delle fortune dello sport italiano, soprattutto a livello olimpico, sono dovute ai gruppi sportivi dei corpi militari e delle forze dell’ordine. Basti ricordare campioni come Alberto Tomba, carabiniere, Valentina Vezzali, che milita nella Polizia di Stato, e Antonio Rossi, il canoista plurimedagliato della Guardia di Finanza.
Ne abbiamo parlato con Fabio Pichi, Commissario Capo e responsabile delle Fiamme Azzurre: il gruppo sportivo del Corpo di Polizia Penitenziaria, che oggi annovera campioni del calibro di Aldo Montano, Giusy Versace e Clemente Russo. L’intervista è andata in onda in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0.

Secondo i dati dell’Associazione italiana registri tumorali, nel nostro paese ogni giorno vengono diagnosticati circa 1.000 nuovi casi di cancro.
Grazie alla continua attività di ricerca di nuove terapie da una parte, e dall’altra alla diffusione di programmi di screening che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, negli ultimi anni sono complessivamente migliorate le percentuali di guarigione.

Domenica 27 Maggio ricorrerà la diciassettesima Giornata Nazionale del Sollievo, iniziativa nata per promuovere e sostenere la cultura del sollievo dal dolore e dalla sofferenza per chi sta affrontando la fase finale della propria vita. A promuovere la giornata il Ministero della Salute, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e la Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti, realtà il cui obiettivo principale è migliorare la qualità della vita delle persona malate di tumore e dei loro familiari. Abbiamo incontrato il responsabile scientifico della Fondazione, Vito Ferri, è stato intervistato nella trasmissione “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Un declino demografico inarrestabile ha colpito l'Italia dal 2015 a oggi: ogni anno, infatti, la popolazione diminuisce di quasi 100mila persone rispetto all’anno precedente. Gli stranieri dunque, spesso disprezzati da una parte del popolo, a oggi risultano fondamentali per il mantenimento dei posti di lavoro degli italiani, e anzi non sono sufficienti: Al 1 gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni di residenti, con un’incidenza della popolazione straniera dell’8,4% (5,6 milioni). La stima della popolazione straniera al 1 gennaio 2018 mostra un incremento di 18 mila persone rispetto all’anno precedente, come saldo tra ingressi, uscite e acquisizioni di cittadinanza. E’ dal 2016 che la variazione della popolazione straniera sull’anno precedente presenta valori modesti, soprattutto se comparati con quelli degli anni Duemila. A dirlo l’Istat nel suo rapporto annuale sulla situazione del Paese. E si va accentuando l’invecchiamento della popolazione, nonostante la presenza degli stranieri caratterizzati da una struttura per età più giovane di quella italiana e con una fecondità più elevata. Quindi, anche con la presenza degli immigrati, l’Italia risulta essere il secondo Paese più vecchio al mondo, con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani al 1 gennaio 2018. Per il nono anno consecutivo le nascite registrano una diminuzione: nel 2017 ne sono state stimate 464 mila, il 2% in meno rispetto all’anno precedente e nuovo minimo storico. Dunque gli italiani sono sempre più anziani: oltre 1 su 5 è sopra i 65 anni 16 maggio 2018. Ruolo determinante, dicono gli esperti, è rivestito anche da Internet che ha avuto il merito di potenziare le relazioni sociali, anche se quelle non virtuali restano le forme considerate più appaganti: i social non hanno sostituito la frequentazione fisica e quando si può si cerca di stare con gli amici, con cui chiacchierare del più e del meno. Anche il lavoro si continua a cercarlo attivando le reti personali di parenti, amici e conoscenti: l’87,5% dei disoccupati sceglie canali informali. Dai dati dell'Istat la sproporzione che c'è tra il Nord e il Sud del Paese. Nel Mezzogiorno, che si è andato spopolando, si assiste ad un assottigliamento delle reti. L’economia del Sud è tornata a crescere dopo 7 anni di contrazione ma la strada per il pieno recupero è ancora lunga. Guardando ai legami produttivi sul territorio, l’Istat nota che i centri decisionali appaiono maggiormente concentrati nelle regioni del Nord-est, il cui ruolo nell’orientare le scelte produttive dell’economia italiana è cresciuto nel tempo. Inoltre, i vincoli economici e culturali sono di ostacolo alla realizzazione delle pari opportunità per chi parte da situazioni più svantaggiate e la distribuzione della ‘dote familiare’ mette in luce le criticità dei territori più svantaggiati del Sud. Disuguaglianza che resta marcata nell’offerta dei servizi sanitari e socio assistenziali. Non a caso, alla nascita l’aspettativa di vita in buona salute a Bolzano e’ quasi 70 anni, mentre per un uomo calabrese arriva a 51,7 e per una donna della Basilicata a 50,6. E dal punto di vista territoriale, la poverta’ assoluta – secondo le stime preliminari – aumenta nel Mezzogiorno e nel Nord, mentre scende al Centro. 

Una "precarietà economica importante" che risulta ancor peggiore per le donne che vivono questa situazione come "un ricatto". Questa la condizione che vivono molti giovani di oggi e che la Chiesa non può e non deve sottovalutare. Questo il messaggio portato dal cardinale Gualtiero Bassetti all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dove ha aperto il Congresso nazionale della Fuci, la federazione degli universitari cattolici che ebbe Aldo Moro e Giulio Andreotti come presidenti e Giovanni Battista Montini quale assistente ecclesiastico.
“Oggi i giovani – ha rilevato Bassetti – sono sempre più spesso i nuovi poveri: una povertà esistenziale caratterizzata da bambini orfani di genitori vivi e di giovani disorientati e senza regole”. Contro tutto questo “la Chiesa – ha sottolineato Bassetti – da sempre vuole i giovani protagonisti. Con questo afflato ci stiamo avvicinando al prossimo Sinodo, un appuntamento importantissimo per la Chiesa universale e una sfida per l’umanità intera perché i giovani sono dappertutto, sono una realtà antropologica e il passaggio di testimoni che si tramanda di generazione in generazione”. Bassetti si è dichiarato lontano rispetto “agli slogan e alle frasi ad effetto” sul mondo giovanile, denunciando che “spesso si parla dei giovani con grande superficialità” a causa di “una realtà sociale che parla di schemi stereotipati come quelli dei giovani bellissimi delle copertine delle riviste”. Ugualmente il presidente della Cei ha preso le distanza da “una retorica giovanilistica in politica dove molti dicono di spendersi per le giovani generazioni e ripetono a memoria ritornelli più o meno credibili in cui dicono di voler pensare al futuro dei nostri ragazzi”. Per Bassetti, “il futuro dei giovani è ora e lo vogliamo realizzare tutti insieme in sinergia, in un patto intergenerazionale”, senza recitare “un copione senza anima e senza cuore, ad effetto”. Nello stesso evento è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Le università sono un luogo nevralgico: la società di domani avrà sempre più bisogno di conoscenze, di saperi e professionalità, di coscienza civica. I giovani universitari possono svolgere una decisiva funzione sociale, proprio in presenza delle straordinarie trasformazioni che coinvolgono i nostri modelli di vita”, ha scritto Mattarella, nel messaggio inviato ai presidenti nazionali della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci) in occasione della 67° Congresso nazionale che si è aperto la scorsa settimana a Reggio Calabria. “La Fuci – ha ricordato il Capo dello Stato – ha le proprie radici in una storia molto ricca e intensa, che ha fornito contributi di grande rilievo alla crescita civile e culturale del Paese, oltre che al rafforzamento delle sue basi democratiche”. “L’ispirazione religiosa, alimento dell’impegno degli universitari cattolici – prosegue Mattarella – ha costituito la base di un apporto al dialogo nella società pluralista, nel riconoscimento pieno della laicità dello stato, alla ricerca sincera del bene comune”. Secondo il presidente della Repubblica, “le tante esperienze maturate nella Fuci, i testimoni che le hanno animate, l’attenzione formativa e la propensione al confronto sono un prezioso patrimonio per i giovani universitari di oggi, che vivono una stagione segnata da cambiamenti veloci e profondi, e che giustamente vogliono diventare protagonisti del loro destino”.
E’ stata un grande successo la Notte bianca della legalità che ha aperto ai ragazzi delle scuole le aule dei tribunali di Napoli, Palermo, Genova e Roma. Le varie iniziative hanno coinvolto complessivamente circa 1200 studenti in tutta italia. “L’apertura dei tribunali alle giovani e ai giovani, la possibilità che viene data loro di confrontarsi in queste “scuole di legalità” con esperti di indagini e di diritto e di avvicinarsi ai luoghi e alle pratiche della giustizia – ha commentato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in un messaggio inviato per l’evento – è importante per la crescita personale di cittadine e cittadini, ma anche per la vita civile di una società nel suo complesso”. “La legalità e la lotta alla criminalità organizzata deve diventare patrimonio di tutti. Si sconta ancora una mancanza di conoscenza soprattutto nelle giovani generazioni e per questo l’evento è importante”, ha detto Rosy Bindi, poco prima di intervenire alla manifestazione a Roma.
 
Proprio nella Capitale l'evento si è aperto ufficialmente con l’inno nazionale italiano, suonato da alcuni studenti e studentesse. Subito dopo, nelle aule d’udienza sono iniziati i percorsi formativi che hanno affrontato temi cruciali riguardanti il malaffare, la corruzione, l’illegalità e la violenza. Sette tavole rotonde per parlare di stupefacenti, immigrazione, criminalità organizzata, violenza di genere, corruzione, cyberbullismo, famiglia e minori. “Oggi è la festa della legalità: un percorso che abbiamo avviato da diversi anni e siamo giunti quest’anno alla quarta edizione. Abbiamo il compito di veicolare ai nostri ragazzi, ai nostri studenti e studentesse i messaggi di legalità e giustizia, perchè sono principi non lontani da loro che appartengono a tutti e che dobbiamo coltivare quotidianamente. Questo è il significato dell’apertura ai ragazzi dei tribunali in alcune città italiane”, ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, sottolineando che “l’illegalità e la violazione delle regole hanno una sola conseguenza: la chiusura delle porte del futuro. Noi dobbiamo formare in un percorso comune, insieme alla scuola e ai genitori, le generazioni future, alle quali ci apprestiamo a consegnare le chiavi”. Tra i presenti, oltre alla già citata Rosy Bindi, anche  l’ex magistrato Gherardo Colombo, i giornalisti Massimo Giannini e Federica Angeli e il presidente del tribunale di Roma, Francesco Monastero.

Con il concetto di Ecologia integrale, Papa Francesco ha mostrato come la questione ambientale sia indissolubilmente legata alla dimensione umana e sociale della vita.
La crisi climatica che il mondo sta vivendo minaccia la salute, mette a rischio la possibilità stessa di mangiare, causa migrazioni di massa e concorre allo scoppio di conflitti nelle aree più povere del pianeta.
In questo senso si può dire che il diritto a vivere in un ambiente sano è il primo e forse il più negato dei diritti umani.
Non è forse un caso allora che la Terza edizione del Festival dei diritti umani, in corso fino al 24 marzo alla Triennale di Milano, sia dedicata proprio all’ambiente e alla terra che, come recita il titolo della manifestazione, è “Una. Per tutti. Non per pochi”.
Ne parla su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economia cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Danilo De Biasio, direttore del festival.

A causa di mancanza di Iodio nei primi anni di vita "quasi 19 milioni di bambini che nascono ogni anno nel mondo – il 14% – sono a rischio di danni cerebrali permanenti e prevenibili e di avere una ridotta funzione cognitiva". Di questi, 4,3 milioni, ovvero più di 1 bambino su 4 vive in Asia meridionale. 

Questi i dati in sintesi del nuovo rapporto congiunto Unicef e Gain (Global Alliance for Improved Nutrition) pubblicato nei giorni scorsi. Il rapporto Brighter futures: Protecting early brain development through salt iodization afferma che “la carenza di iodio è una delle principali cause di danni cerebrali prevenibili in tutto il mondo. Lo iodio insufficiente durante la gravidanza e l’infanzia provoca deficit neurologici e psicologici, riducendo il QI di un bambino da 8 a 10 punti. Questo si traduce in grandi perdite nel capitale cognitivo di intere nazioni e quindi nel loro sviluppo socio-economico”. “Mentre l’Asia meridionale detiene la più alta percentuale di bambini a rischio a livello globale, la regione ha il secondo più alto tasso di copertura di sale iodato con l’87% della popolazione, preceduta dall’Asia orientale e dal Pacifico con il 91% di copertura. L’Africa orientale e meridionale ha la copertura più bassa di sale iodato, dove circa il 25% della popolazione non ne ha accesso, lasciando 3,9 milioni di bambini all’anno non protetti contro i disturbi da carenza di iodio”, ricorda il rapporto.

I nutrienti che un bambino riceve nei primi anni di vita influenzano lo sviluppo cerebrale per tutta la vita, e possono creare o distruggere la possibilità di un futuro prospero – ha dichiarato Roland Kupka, Senior Nutrition Adviser dell’Unicef -. Proteggendo e sostenendo lo sviluppo dei bambini nella prima infanzia, siamo in grado di ottenere grandi risultati per i bambini durante tutta la loro vita”.
Il rapporto indica “misure urgenti per ridurre il rischio di menomazioni mentali al cervello dei bambini in crescita: integrare la iodurazione del sale nei piani nazionali per sostenere l’alimentazione dei bambini e lo sviluppo cerebrale nella prima infanzia; allineare i programmi di iodurazione e riduzione del sale; istituire sistemi di monitoraggio per identificare le popolazioni non raggiunte; rafforzare i sistemi normativi per applicare la legislazione esistente in materia di iodurazione del sale; riconoscere la crescente importanza degli alimenti fortificati come potenziali fonti di sale iodato”.

Gli italiani vivono un anno in più della media dei paesi dell’Unione Europea. L’aspettativa di vita è di circa 80 anni per gli uomini e 85 per le donne. Ma le statistiche affermano anche che un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica e il 23% soffre di gravi limitazioni motorie. Con una popolazione che invecchia progressivamente e che entro il 2050 si concentrerà quasi all’80% nelle aree urbane, è imperativo ripensare le città per portarle a misura di anziano, a livello di trasporti, spazi comuni, servizi e strutture sanitarie. Ne abbiamo parlato con Marco Di Luccio, presidente di Abitare e Anziani, intervistato in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

C'è fermento e preoccupazione da parte della Chiesa cattolica per il crescente afflusso dei rifugiati provenienti dal Camerun al confine dello Stato di Cross River, in Nigeria. Il direttore nazionale della Caritas Nigeria, don Evaristus Bassey, ha spiegato che l’afflusso di rifugiati nel paese ha aggravato di molto le condizioni delle comunità nigeriane già impoverite. "Negli ultimi tempi - ha spiegato don Evaristus Bassey - si è verificata una crescente agitazione per l’autorealizzazione in Camerun, che ha portato alla distruzione della vita e alla destabilizzazione della politica e all’eventuale migrazione del popolo del Camerun Sud-occidentale in Nigeria attraverso i confini". La maggior parte dei rifugiati vive all’interno di comunità, o sono ospitati da parenti, in alloggi governativi abbandonati o in edifici disponibili. 
 
Come si legge sul portale All Africa, la Caritas Nigeria monitora la situazione a Cross River State, dove si concentra il maggior numero di rifugiati, e cerca di saperne di più sulle altre aree in cui si sono statbili momentaneamente i rifugiati per effettuare le valutazioni necessarie in Ikom, Etung, Obanliku, Boki, Akamkpa e Akpabuyo LGAs di Cross River State. Don Bassey, inoltre, ha specificato che il gruppo responsabile della ribellione in Camerun è composto principalmente da avvocati che lottano per il ripristino totale dello Stato verso l’ex parte colonizzata britannica del Camerun. Il loro obiettivo è arrivare allo scioglimento dell’Unione del Camerun meridionale del 1961 con il Camerun francese. Cosa succede? Le diverse città delle regioni anglofone del Camerun vivono da mesi una crisi sociopolitica senza precedenti che tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017 è precipitata rovinosamente. Gli avvocati di lingua inglese nell’ottobre 2016 hanno abbandonato i tribunali chiedendo la traduzione in inglese degli atti uniformati dell’Organizzazione per l’armonizzazione in Africa del diritto commerciale (Ohada). Essi, dunque, protestavano contro l’utilizzo della lingua francese nei tribunali e la scarsa conoscenza delle procedure anglosassoni da parte dei colleghi francofoni. Sciopero che non ha tardato a interessare altre fasce della società. Subito dopo gli avvocati, anche i professori del sotto-sistema di istruzione anglofono hanno lamentato una subordinazione del loro insegnamento da parte dei francofoni: ci sono a loro avviso troppi professori di lingua francese, che occupano posizioni di maggiore responsabilità. Gli insegnanti hanno chiesto agli studenti di non entrare in classe fino a quando le loro rivendicazioni non saranno prese in considerazione.
 
Non solo marce pacifiche, ma anche uso barbaro della forza. La risposta del governo è stata una repressione in piena regola: con la polizia che sparò addirittura sulla folla durante le manifestazioni di piazza. Si arrivò poi agli arresti di massa alla fine del 2016, con un enorme spiegamento delle forze di sicurezza.
 
I vescovi della provincia ecclesiastica di Bamenda, preoccupati dalla situazione, hanno scritto una lettera al capo di Stato Paul Biya raccontando la situazione delle regioni del Nordest e del Nordovest e rammentando al mondo politico l’unione storica tra il Camerun occidentale (anglofono) e quello orientale (francofono). Al momento dai centri di registrazione nelle aree governative locali di Ikom, Etung, Boki e Obanliku, fanno sapere che ci sarebbero circa 22.215 mila rifugiati. Va notato tuttavia che ogni giorno si ripetono arrivi di almeno 20 persone al giorno in ciascuno dei centri a partire dal 20 gennaio 2018. Il dato che emerge - segnalato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati - mostra che altre 40 mila persone stanno lasciando in queste ore il Camerun. Questo conferma che, in media, ogni giorno si ripetono arrivi di almeno 20 persone in ciascuno dei centri. Questo a partire dal 20 gennaio 2018. 
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