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Giovedì, 11 Gennaio 2018 11:36

Papa: lavoro minorile, piaga della società

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"La piaga del lavoro minorile continua a compromettere seriamente lo sviluppo psico-fisico dei fanciulli, privandoli delle gioie dell’infanzia, mietendo vittime innocenti". Queste le parole di Papa Francesco al suo Corpo Diplomatico (gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede) ricevuto in udienza lo scorso 8 gennaio in occasione dei tradizionali auguri per il nuovo anno. Durante il suo discorso - scrive FarodiRoma - Papa Bergoglio ha commentato con preoccupazione "i dati pubblicati recentemente dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro circa l’incremento del numero dei bambini impiegati in attività lavorative e delle vittime delle nuove forme di schiavitù". Secondo Francesco, "non si può pensare di progettare un futuro migliore, nè auspicare di costruire società più inclusive, se si continuano a mantenere modelli economici orientati al mero profitto e allo sfruttamento dei più deboli, come i bambini". "Eliminare le cause strutturali di tale piaga dovrebbe essere – ha concluso Bergoglio – una priorità di governi e organizzazioni internazionali, chiamati ad intensificare gli sforzi per adottare strategie integrate e politiche coordinate finalizzate a far cessare il lavoro minorile in tutte le sue forme".
 
L'importanza del diritto al lavoro è stato l'altro punto importante sul quale si è soffermato il Papa. "Rincresce constatare come il lavoro sia in molte parti del mondo un bene scarsamente disponibile", ha spiegato Papa Francesco che ha aggiunto: "poche sono talvolta le opportunità, specialmente per i giovani, di trovare lavoro. Spesso è facile perderlo non solo a causa delle conseguenze dell’alternarsi dei cicli economici, ma anche per il progressivo ricorso a tecnologie e macchinari sempre più perfetti e precisi in grado di sostituire l’uomo. E se da un lato si constata un’iniqua distribuzione delle opportunità di lavoro, dall’altro si rileva la tendenza a pretendere da chi lavora ritmi sempre più pressanti. Si dimentica così il valore del riposo che è invece fondamentale". 
L’Uruguay prima del Giappone, della Svezia, e perfino degli Stati Uniti. Non è una classifica delle squadre di calcio, ma un reportage stilato da "StartupItalia!" che viaggiando dalla Cuchilla de Haedo alla Cuchilla Grande ha portato alla luce il fatto che il paese sudamericano è il primo al mondo dove tutti i bambini della scuola pubblica primaria hanno un personal computer gratuito. E' una grande rivoluzione digitale quella vissuta dall'Uruguay (si pensi che conta solo 3,5 milioni di cittadini – noi in Italia oltre 60 milioni). Per questo, immaginando le risorse altrettanto inferiori e pensando che in Italia nel piano nazionale digitale è previsto che i ragazzi possano portare i loro strumenti a scuola per riempire un "vuoto" che è quello della mancanza di dispostivi da parte dell’istituzione, vien da pensare che l’approccio culturale al digitale sia profondamente diverso. Come si evince dal pannello che il palazzo presidenziale esibisce con orgoglio all’ingresso, mostrando tutti i risultati raggiunti dagli ultimi Governi, l’innovazione tecnologica in Uruguay è ai primi posti. Per esempio, l’Uruguay è il primo Paese al mondo con il 100% di tracciabilità digitale del bestiame bovino e il servizio di accesso a Internet è gratis per tutte le famiglie. Inoltre, per agevolare questo accesso alle fasce d’età più restie ad assecondare questa rivoluzione, si è persino dato un tablet ad ogni pensionato del Paese. L'Uruguay - tra l'altro - eccelle anche sotto un altro aspetto "tecnologico". E' uno dei paesi, a livello mondiale, più avanzati dal punto di vista dell’apertura dei dati: si colloca al settimo posto del Global Open Data Index (l’Italia è al 17°). Questo risultato è dovuto soprattutto al gran lavoro fatto nel corso degli ultimi anni dal governo nazionale, che ha implementato le politiche sugli open data soprattutto attraverso le attività dell’Agenzia nazionale per l’ E- Government.
 
La Digital Evolution Index, creata dal World Economic Forum in collaborazione con Fletcher School, Tufts University e Mastercard, - la classifica dei Paesi più digitali del mondo che analizza l’evoluzione digitale in 60 paesi valutando circa 170 indicatori - ha suggerito una suddivisione del mondo in quattro zone in base a diverse caratteristiche, alla diffusione delle tecnologie digitali, dei social ecc. Le 4 aree della mappa sono: Stand Out, Stall Out, Break Out, Watch Out e classificano i Paesi più digitali in base alla diffusione, sviluppo e investimento nel digitale. Alcuni paesi rientrano in più di una zona, al confine, proprio come l’Italia.
Stand Out: i paesi di questa categoria sono digitalmente avanzati, guidano l’innovazione. Generano nuova domanda, continuano a evolvere. Sono i Paesi più digitali. Stall Out: paesi con un alto tasso di avanzamento digitale, si sforzano per reinventarsi e favorire l’innovazione. I primi cinque nomi in questa lista sono: Norvegia, Svezia, Svizzera, Danimarca, Finlandia. Break Out: paesi che al momento hanno un basso tasso di digitalizzazione ma evolvono rapidamente. La loro voglia di crescere li rende particolarmente attraenti agli occhi degli investitori. Hanno il potenziale per diventare paesi Stand Out in futuro, con Cina, Malesia, Bolivia, Kenya e Russa in cima alla lista. Watch Out: le nazioni con il più basso tasso di digitalizzazione e il più lento impulso di sviluppo. Alcune stanno lavorando per colmare il loro gap culturale e di infrastrutture, per prima cosa migliorando l’accesso a Internet grazie ai dispositivi mobili.
 
Dall’analisi emerge come i Paesi più digitali del mondo non siano sempre necessariamente quelli più ricchi. Per esempio, due delle più importanti economie del mondo, Usa e Germania, sono al confine tra le zone Stand Out e Stall Out, così come il Giappone, posizionato lì vicino. Sarà essenziale per loro guardare alle nazioni che si muovono velocemente e mettere in campo policy che favoriscano l’innovazione. Emerge anche che il Regno Unito risulta essere digitalmente più ricettivo dei paesi dell’eurozona. La regione più frizzante secondo il Digital Evolution Index risulta essere l’Asia, con Cina e Malesia in testa. In India sono state tante le iniziative legate alla digitalizzazione, inclusa la campagna Digital India e la spinta verso i pagamenti digitali. In Africa, le due economie principali, Nigeria e Sud Africa, si trovano rispettivamente nelle zone Break Out e Watch Out. In America Latina, oltre all’Uruguay, danno l’esempio anche Colombia e Bolivia. E l’italia dove si posiziona in questa mappa? E' al centro quasi perfetto della mappa, a metà strada su tutto: non è in una posizione avanzata sull’innovazione, ma neanche arretrata, fa qualcosa per il digitale ma non molto. 

I migranti si starebbero spostando molto più in Spagna e meno in Italia. Questo dato emerge dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, la Frontex. Nel mese di novembre, infatti, ci sono stati 13 mila e 500 ingressi irregolari di migranti nell’Unione europea, il 27% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Il totale degli arrivi nell’Ue nei primi undici mesi del 2017 è stato di 186 mila e 500, con un calo del 62 per cento rispetto agli stessi primi undici mesi del 2016.
 
Frontex ha precisato che gli arrivi verso Italia e Grecia tendono a diminuire mentre la situazione sarebbe molto diversa in Spagna, con 3 mila e 900 arrivi a novembre, il triplo di quelli registrati nello stesso mese del 2016. Un rapporto, pubblicato invece da Amnesty international, ha accusato i governi europei di essere complici delle torture e maltrattamenti subiti da rifugiati e migranti in Libia. L’ong - scrive l'Osservatore Romano - sostiene che la guardia costiera libica avrebbe accettato tangenti da parte dei contrabbandieri perché lascino imbarcazioni piene di rifugiati partire dalla Libia.

Secondo l’ultima rilevazione Istat (2016) in sei anni in Italia si sono persi circa 4 milioni di lettori ed oggi oltre la metà degli italiani sostanzialmente non legge: il 57,6% degli italiani con più di sei anni dichiara infatti di non aver letto neanche un libro nel corso dell’ultimo anno.
Ciononostante l’industria del libro italiana è assolutamente vitale, come afferma Ricardo Franco Levi, presidente dell'Associazione Italiana Editori, intervenenedo all’interno di “A Conti fatti”, programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia.

Allargate, divise, unigenitoriali, multi etniche: le famiglie italiane stanno cambiando con l’evolversi della società. Accanto a queste definizioni ormai entrate nel vocabolario corrente ci sono anche forme e categorie del tutto nuove, come le famiglie “allungate”, “ricostruite” e quelle formate in seguito a unioni civili e omosessuali. In questo quadro complesso stanno cambiando rapidamente i ruoli dell’uomo e della donna nella famiglia, ma anche quelli dei parenti più stretti, come i nonni che rispetto al passato assumono maggiore importanza nella custodia dei figli e nel sostegno economico. Per delineare il ritratto della nuova famiglia italiana Raffaella Saso, coordinatrice dell’Osservatorio Famiglie dell’Eurispes, è stata intervistata nella trasmissione “A conti fatti”, rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

In Italia la sanità pubblica non è al tracollo rispetto ai paesi del resto d'Europa, ma - a differenza di quanto viene spesso riportato dagli organi di informazione - in alcuni casi, addirittura in crescita. Il dato positivo emerge dal rapporto realizzato da Eurispes ed Enpam, sotto l’egida dell’Osservatorio su Salute, Previdenza e Legalità. La ricerca ha messo al centro l'analisi del Sistema Sanitario Nazionale attraverso l’ottica dei cittadini-pazienti, ma senza nascondere le tematiche più generali della compatibilità nei conti pubblici. I problemi emersi sono molti e vanno dall'investimento dello Stato che è percentualmente più basso dell'1,1% rispetto alla media europea, al tema del precariato, ancora al personale sempre più vecchio e non sostituito adeguatamente, passando per la sproporzione tra casi di malasanità al nord Italia dove si registrano molte meno criticità rispetto a quanto avviene nel sud del nostro paese: la metà dei decessi (232, il 58%) è infatti riferibile alle regioni del Sud e alle Isole. Ma, ci sono anche lati positivi. A sorpresa, ad esempio, l'Italia nel settore medico ha un tasso di corruzione più basso rispetto a quelle di altri paesi europei (gli esperti stimano per il nostro paese una tasso del 5,59%, con un range che arriva nel resto d'europa anche al 10%). Merito è senza dubbio anche delle nostre forze dell'ordine, Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute e gli uomini della Guardia di Finanza, da sempre fortemente impegnate nel contrasto dell’illegalità. Inoltre vi è l’impatto positivo dell’azione di soggetti come la Consip e l’Anac che negli ultimi anni hanno iniziato a intervenire sui fronti della razionalizzazione della spesa e del corretto funzionamento dei tanti soggetti pubblici che devono dispensare il bene salute. 
 
 
"Il Sistema sanitario Nazionale - ha spiegato il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara - comprende in sé le molte carenze come pure le tante eccellenze. Occorre soprattutto ricordare che, nonostante i ritardi e i problemi, il nostro Sistema sanitario nel confronto internazionale rimane uno dei migliori al mondo per la capacità di assicurare la salute dei nostri cittadini". "Il nostro Sistema Sanitario Nazionale - gli ha fatto eco il presiente della Fondazione Enpam, Alberto Oliveti - è un fiore all’occhiello di civiltà che vogliamo difendere anche nell’interesse dei nostri iscritti che in esso operano". "Il nostro Rapporto - ha commentato il presidente Comitato Scientifico dell’Osservatorio Salute, Previdenza e Legalità, Vincenzo Macrì - si astiene rigorosamente da qualsiasi tentazione di forzature interpretative dei dati acquisiti ed elaborati e fa emergere che la situazione italiana non è peggiore delle altre per l’inefficienza, gli sprechi, le carenze organizzative, l’assenteismo, e le prassi corruttive". 

 

 

La società contemporanea può portare a confondere il vero significato del Natale con gli aspetti più esteriori e consumistici legati al periodo delle feste, a partire dalla tradizione dei regali, ma nonostante questo il Natale resta in grado di risvegliare sentimenti importanti e profondi in tante persone, anche a prescindere dal credo religioso.
Natale Spineto, docente di Storia delle Religioni all'Università di Torino, spiega in che modo è cambiato il modo di vivere questa festa nella società contemporanea intervenendo su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

L’Aula del Senato ha approvato con 180 sì la legge sul Biotestamento, superato l’esame dei 3.005 emendamenti presentati al disegno di legge sul biotestamento e supera la prova del voto segreto indenne. Molte proposte di modifica sono state "cangurate", cioè ridotte di numero, ma tutte, inesorabilmente, sono state respinte. 
In particolare è stato superato lo scoglio dell’articolo 3 del disegno di legge sul biotestamento, un altro punto nodale del testo che riguarda le Dat, cioè le "Disposizioni anticipate di trattamento". La norma è passato con 158 sì, 62 no e 10 astenuti. Respinto con voto segreto l’emendamento, a prima firma Gaetano Quagliariello (Idea), che chiedeva di mantenere sempre i trattamenti di sostegno vitale, ovvero l’idratazione e nutrizione. I no sono stati 163, 80 i sì e 2 astenuti.
Dura la presa di posizione di don Carmine Arice che ha raccontato all'AGI che nelle sue strutture, il Cottolengo non applicherà le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento). "Noi – ha affermato il sacerdote al giornalista Salvatore Izzo – non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assisitito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo". "Di fronte ad una richiesta di morte – ha spiegato – la nostra struttura non può rispondere positivamente. Attualmente l’obiezione di coscienza non è prevista per le istituzioni sanitarie private, però io penso che in coscienza non possiamo rispondere positivamente ad una richiesta di morte: quindi ci asterremmo con tutte le conseguenze del caso".
Quanto al tema della sospensione dell’idratazione e della nutrizione invocato da diversi esponenti del mondo cattolico come la discriminante che impedisce un giudizio positivo sulle Dat, per don Carmine Arice superiore generale del Cottolengo "è un falso problema". "Le nostre riserve - ha spiegato il religioso a Izzo- sono motivate dalla questione di un’autodeterminazione che mortifica il rapporto medico-paziente e la professione stessa del medico, cristallizza una volontà espressa in tempi diversi dalla situazione che si sta vivendo in quel momento e soprattutto spinge a una visione della vita che non è accettabile, per la quale solo chi è vincente merita di sopravvivere".

Su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia, la testimonianza di Franca De Candia, ex imprenditrice che nei primi anni ’90 finisce sotto usura per un prestito di 10 milioni di lire.
Trova il coraggio di denunciare i suoi aguzzini e a allora comincia un calvario fatto di ricatti, minacce e violenze che l’hanno portata fino al tentativo di togliersi la vita.
Da allora Franca ha speso la sua vita dedicandosi agli altri con l’Associazione Nazionale Vittime dell’Usura, di cui è fondatrice, un impegno per cui è stata premiata come “Eurodonna 1996 per il coraggio” e che le è valso nel 1998 la medagliaia d’argento in un premio internazionale antiusura (quella d’oro andrà a Papa Wojtyła).

Il mercato del credito illegale in Italia è purtroppo in crescita, favorito da lunghi anni di crisi economica, diminuzione dei consumi e dei livelli occupazionale, e dalle difficoltà di larga parte dei cittadini ad accedere al credito bancario. Secondo un rapporto presentato da SOS Impresa – Rete per la legalità, l’associazione antiracket e antiusura promossa da Confesercenti, il giro d’affari annuo degli usurai è cresciuto di 4 miliardi di euro dal 2011 al 2016, eppure, parallelamente, sono diminuite le denunce delle vittime. Ma soprattutto preoccupa il fatto che, come mai in passato, la criminalità organizzata è ormai entrata stabilmente in questo business illegale.
Di usura si è parlato nella puntata del 6 dicembre di “A conti fatti” rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia. Tra gli altri è intervenuto Lino Busà, coordinatore nazionale di SOS Impresa - Confesercenti.

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