Le periferie romane cambiano clima

Scritto da   Domenica, 22 Giugno 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La mostra fotografica "Cambiamo Clima. I grandi fotografi raccontano gli Eroi della Terra" promossa da Earth Day Italia in collaborazione con il network di fotografi Shoot4Change è approdata in forma stabile al Centro Culturale Elsa Morante. In questa occasione Gabriella Paolino - responsabile Centri Culturali per Zètema Progetto Cultura - è intervenuta su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana

La mostra Cambiamo clima arriva al centro Elsa Morante, cosa vi ha convinto a sostenere il progetto e ospitarne i contenuti?
Vedendo la mostra e i contenuti del progetto ci si autoconvince soltanto nel leggere le storie che vengono raccontate dalla mostra, che sono storie di persone che hanno creduto e credono nell'ambiente e con nell'ambiente hanno trovato il loro motivo di vita e anche una loro professionalità. Un centro culturale deve essere aperto nell'approfondire la conoscenza di un po' tutte le tematiche e portare le persone che frequentano il centro ad aprire la mente anche verso tematiche come l'ambiente.

Arte, ambiente, cultura sembrano accomunate da un sostegno ideale da parte di tutte le componenti della società cui difficilmente fa seguito un altrettanto importante sostegno in termini politici ed economici. Come mai?
Forse non sono la persona più indicata per rispondere; noi come centri culturali abbiamo un grande sostegno da parte delle istituzioni perché sono centri pubblici  e quindi il pubblico ha investito sia nelle strutture che nel sostenere anche le attività che vengono svolte all'interno. Le attività sono tante e la collaborazione tra cittadini e politica la tocchiamo tutti i giorni con mano.

Recentemente Zètema e il centro Culturale Aldo Fabrizi hanno lavorato al progetto Sanba. Di cosa si tratta?
Il progetto Samba è un'espressione di riqualificazione delle periferie, delle zone della città che possono essere dimenticate o che, come in questo caso San Basilio, vengono troppo ricordate per la cronaca  nera. Si è usato un linguaggio fresco e moderno, che è il linguaggio dei murales, per coinvolgere i cittadini in un progetto molto ampio, un progetto visibile senza andare in un museo, ma camminando nelle proprie strade. Il progetto ha coinvolto all'inizio le scuole con dei laboratori, con diverse discipline, dalla ceramica alla serigrafia, all'architettura utilizzando un design urbano, utilizzando il legno, fino al coinvolgimento di artisti, anche di fama internazionale, che hanno svolto le grandi facciate dei murales. Tutti hanno collaborato, anche la signora che scendeva di casa per portare il caffè all'artista che dipingeva da una settimana intera sulla gru.
Il risultato principale è stata la sensibilizzazione del territorio all'arte e al bello.
Questo era il primo obiettivo ed è stato raggiunto perché ora i cittadini sono molto contenti, anche altre persone  che abitano in altri quartieri di Roma vengono a visitarlo e finalmente abbiamo avuto San Basilio sulle prime pagine della cronaca o della cultura, ma sicuramente non di cronaca nera.

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