Goel: nella speranza il vero cambiamento

Scritto da   Domenica, 12 Luglio 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il cambiamento, in tutte le sue forme, è fondamentale per riscattarsi da una situazione di disagio. Se quest’ultimo è rappresentato dalla ‘Ndrangheta, tutto ciò assume ancora più valore.

È con l’obiettivo di combattere la ’Ndrangheta nel suo stesso territorio e ridare coraggio ai calabresi, riscattandoli e facendo allo stesso tempo sviluppo economico che nasce Goel, un consorzio di imprese sociali che raggruppa al proprio interno nove cooperative sociali e  un’associazione di volontariato.

Goel è stata inserita tra le buone pratiche raccontate dal progetto "Tra campagne intelligenti e montagne all’avanguardia - Le comunità rurali e montane insegnano come mangiare tutti e mangiare bene", realizzato da Earth Day Italia con il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.


Ne abbiamo parlato con Vincenzo Linarello, fondatore di Goel, all’interno di A conti Fatti, trasmissione a cura della redazione di Economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Cosa significa Goel e come è nato il progetto?
Il nome Goel è un nome biblico, letteralmente vuol dire riscattatore, era colui che pagava il prezzo del riscatto per restituire, diremmo oggi, il cittadino a una situazione di libertà non di schiavitù. È stato dato a questa esperienza perché questo è l'obiettivo di fondo, cioè creare percorsi di riscatto in Calabria.


In che modo è possibile produrre cambiamento in Calabria?
Noi siamo partiti da una presa di coscienza, che era quella che in Calabria la precarietà non nasceva per caso, ma era costruita perché la precarietà generava l'assoggettamento delle persone, il controllo dei voti e infine il controllo delle risorse pubbliche da un'alleanza tra i vertici  della 'ndrangheta e le massonerie deviate. Questa presa di coscienza ci ha portato a decidere di portare avanti una strategia di cambiamento che potesse essere efficace, che in qualche modo costruisse delle alternative e non si limitasse solo all'aspetto della denuncia.

 

Perché avete scelto la società cooperativa?
La cooperazione sociale, ci sembrava il modello societario che più si avvicinava ai valori del Vangelo, questa idea del pane quotidiano, ma di un pane condiviso dove sostanzialmente dove non contasse di più chi mette più soldi. Oggi non solo questo principio è stato mantenuto, ma il gruppo Goel, che ormai non è più solo un consorzio, ma è un gruppo cooperativo, si sta allargando anche a persone, imprese anche profit, però le imprese profit rientrano nel modello della cooperazione sociale. Insomma si sta rivelando sempre più un'intuizione efficace oltre che giusta.

 

Che attività svolgete?
Noi abbiamo molte attività, perché sostanzialmente ciascuna delle nostre attività, vuole rappresentare un percorso di cambiamento.
La nostra gente, ma un po' tutta Italia, ormai è malata di speranza per cui non riesce a sperare, quindi ogni proposta di cambiamento deve essere rappresentata prima concretamente in un'attività e allora noi abbiamo tante attività in tanti ambiti, per avere tante proposte in tanti ambiti.
Partiamo dal sociale dove abbiamo comunità di accoglienza per minori, adolescenti, che vengono da percorsi di devianza. Siamo entrati nella sanità, quando abbiamo visto che la sanità era malata, nell'ambito della psichiatria, che è uno dei settori più difficili e complicati della sanità con due comunità residenziali.
Poi abbiamo diversi progetti di accoglienza dei migranti e questi progetti dei migranti, vogliono essere qualcosa di diverso da quell'industria dell'accoglienza che purtroppo in alcuni casi stiamo vedendo, ma un'integrazione vera all'interno del territorio.
Poi abbiamo dei progetti imprenditoriali, che pure essendo sociali si rivolgono al mercato privato. Abbiamo un tour operator di turismo responsabile, i viaggi del Goel, che propone un modello turistico diverso, con aziende che stanno fuori dai circuiti della 'ndrangheta. Abbiamo Goel Bio, che è la prima cooperativa agricola fatta da aziende vittime o che si oppongono alla 'ndragheta; produciamo prodotti agricoli che ormai sono diffusi in molti circuiti, nei circuiti del commercio eco solidale, nei gas, nel circuito dei supermercati Natura Si e via dicendo.
Infine ci siamo inventati dopo aver tentato di salvare l'antica tessitura a mano calabrese, il primo marchio di moda etica di fascia alta in Italia, Cangiari, dal dialetto calabrese, “cambiare”, facendo sfilare nelle passarelle la tradizione della Calabria, i tessuti fatti con i telai a mano dalle tessitrici calabresi.


Che tipo di riscontro avete avuto tra la gente?
Noi puntiamo ad affermare un concetto cioè che l'etica non solo è giusta, ma, a determinate condizioni, può diventare molto efficace, molto più efficace del suo contrario. Per un cristiano questo potrebbe significare che il Vangelo funziona, non è solo giusto, c'è una risposta vera ed efficace alla società.

Anche se il mare dei bisogni è veramente grande, questi segni stanno mettendo in moto tanta speranza, tanta gente comincia a pensare seriamente che forse ce la si può fare.Credo che questo sia il più grande risultato, perché quando viene messo in moto la speranza, non c'è da fare un altro cambiamento. È la stessa speranza che nasce il vero cambiamento.

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