Biondi (Indire): riformare la scuola e incentivare l'apprendistato

Scritto da GG Domenica, 06 Novembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il presidente di Indire Giovanni Biondi sostiene la necessità di una nuova didattica fuori dagli schemi per la scuola italiana, e chiede di incentivare le piccole e medie aziende per accogliere gli studenti nella fase dell'alternanza scuola/lavoro

A margine del Forum Terra Italia, convegno sul tema "Educare alla custodia del pianeta", organizzato da Earth Day Italia e dal Ministero dell'Ambiente, tenutosi al Camplus Bononia di Bologna lo scorso 26 ottobre, abbiamo incontrato Giovanni Biondi, presidente dell'Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE). Biondi ha approfondito i concetti espressi nel suo intervento in quest'intervista trasmessa in “A Conti Fatti”, programma a cura di economiacistiana.it in onda su Radio Vaticana Italia. 

Presidente Biondi, INDIRE ha in piedi un progetto chiamato "Avanguardie educative"; può delineare i contorni di questa iniziativa?

Avanguardie Educative è un movimento culturale che si basa su un manifesto, a cui viene chiesto alle scuole di aderire: 15 idee per aggredire il "modello trasmissivo" della scuola. Tutto nasce dall'analisi che l'industria sta passando a un'industria 4.0, trasformandosi in modo radicale.
La scuola sta uscendo da un modello formativo un po' tayloristico, un po' stile industriale: una grande fabbrica dell'apprendimento, come è stato concepito il sistema scolastico di tutti i paesi occidentali dalla metà dell'800. Era una macchina per portare più di una generazione da un mondo basato sull'agricoltura, un mondo di analfabeti, a una società industriale. Era quindi basato sulla trasmissione della conoscenza: leggere, scrivere e far di conto. Imparare a leggere: era già questa una novità per ragazzi figli di generazioni di analfabeti, che non avrebbero avuto diritto di cittadinanza nella società industriale. Questo sistema basato sulla lezione frontale, sulla frammentazione delle ore, sulle cattedre e i banchi, sulle architetture scolastiche fatte di corridoi e di aule, ormai ha finito il proprio compito.
Siamo agli inizi di un nuovo modo di pensare alla scuola: una nuova organizzazione della didattica; un nuovo ruolo degli studenti e degli insegnanti; nuovi ambienti e architetture scolastiche; un nuovo modo di organizzare l'orario ecc. Le "Avanguardie educative" sono oggi più di 500 scuole (quindi è un movimento molto ampio) che attraverso queste idee stanno cercando di costruire un diverso modello educativo.

Dopo la scuola gli studenti si trovano alle prese con il difficile ingresso nel mondo del lavoro; un passaggio che può essere facilitato dai programmi di Alternanza Scuola-Lavoro su cui INDIRE ha effettuato degli studi. Può anticipare qualche conclusione sui dati di prossima diffusione?
L'alternanza scuola/lavoro è stata fatta in Italia sul modello duale tedesco. Il problema è che in Germania il vero modello duale è un modello di apprendistato: gli studenti hanno un contratto di lavoro con le aziende. Il sistema duale è gestito dall'azienda, non dalla scuola; quindi è una vera e propria scuola aziendale. Per questo le aziende tedesche investono moltissimo. I tutor aziendali sono all'interno di un albo, e per ogni apprendistato sono descritte le competenze che si devono raggiungere, le certificazioni delle competenze. E' un sistema organizzato. In Italia abbiamo buttato un po' il cuore oltre l'ostacolo: rendere obbligatorie 400 ore (di apprendistato, ndr.) per gli istituti tecnici e professionali è una prospettiva. Però, in questo momento, vediamo che molte scuole, specialmente in alcune zone d'Italia, fanno una grandissima fatica a trovare le aziende. Oggi l'azienda medio piccola fa fatica ad accogliere studenti e a trovare i tutor. L'obiettivo è fare in modo che l'esperienza lavorativa sia formativa per gli studenti, e lo dobbiamo fare adesso. Ho visto che nella finanziaria hanno inserito degli incentivi per le aziende, perché è chiaro: non si può fare alternanza scuola/lavoro solo partendo dalla scuola. Bisogna coinvolgere assolutamente, e in modo intelligente, il mondo produttivo. Quindi [servono] gli incentivi e una nuova mentalità dell'apprendistato, che in Germania ha una grandissima considerazione sociale; in Italia molto meno.

Nel suo intervento in questo Forum Terra Italia, Lei ha dichiarato che "l'educazione ambientale non è studiare a scuola"; può spiegare questo concetto?
Non è una materia "da studiare" a scuola: nel senso che l'educazione ambientale non è soltanto conoscere e approfondire alcuni aspetti relativi al problema dell'inquinamento con materie come chimica, geografia ed altro, pure importanti. E' chiaro che conoscere gli effetti di quello che stiamo facendo all'ambiente è un punto di partenza, però non è il punto di arrivo.
Io credo che il tema sia proprio quello dell'educazione: cioè del "prendersi cura", e partire da comportamenti quotidiani di ciascuno di noi; perché questo ci fa crescere, ci rende persone consapevoli e ci mette nella condizione di sviluppare quelle che oggi si chiamano le competenze di base, la capacità di sapersi guardare intorno.
Ho citato anche don Milani perché, a parte l'anniversario (i 60 anni della Scuola di Barbiana fondata dal sacerdote nel 1956, ndr.), aveva una scritta sul muro della scuola: "I Care", cioè io mi interesso, mi faccio carico di tutto. La usava in opposizione al detto fascista "Me ne frego": non mi importa di niente, vado avanti. Questo discorso del "me ne frego", continuo a comportarmi come se niente fosse, è una delle cause che distrugge l'ambiente, che porta ad avere comportamenti irrazionali e, come dice Papa Francesco, a cercare la felicità pensando di riempire il vuoto che abbiamo nel cuore attraverso le cose: un consumismo sfrenato, un bisogno di riempire questo vuoto con cose da consumare e di andare verso uno sviluppo non più sostenibile. Io credo che questa sia una delle basi dell'educazione ambientale.

 

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