Violenza sulle donne, in calo solo quella denunciata. Tel. Rosa: donne sopportano per i figli In evidenza

Scritto da   Domenica, 29 Gennaio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Violenza sulle donne, in calo solo quella denunciata. Tel. Rosa: donne sopportano per i figli

Secondo l’Istat, dati 2014, sono 6 milioni e 788mila le donne che hanno subìto nel  corso della  propria  vita  una  qualche  forma  di  violenza  fisica  o  sessuale, parliamo del 31,5%  delle  donne di età compresa tra  i  16  e  i  70  anni.


Sebbene i dati siano migliori rispetto alla rilevazione precedente il germe della violenza è tutt’altro che debellato come dimostrano i 107 casi di femminicidio registrati tra il 15 novembre 2015 e il 15 novembre 2016 di cui l’allora Ministro dell’Interno Alfano ha parlato in occasione dell’ultima Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Nella stessa occasione l’ex Ministro segnalava come in calo i reati di percosse, lesioni, minacce, violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia, stalking e atti persecutori.

C’è però un sommerso che non emerge nei dati ufficiali, come ha spiegato intervenendo su “A Conti Fatti” Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente dell'Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa.

 


Secondo gli ultimi dati, la violenza contro le donne, sebbene ancora diffusa, è in calo. Voi cosa notate dal vostri punto di vista?
Se parliamo di violenza denunciata sicuramente abbiamo dei dati in calo, ma quando parliamo di violenza all'interno delle mura domestiche non si riesce a far emergere a pieno la forza con cui questa violenza si esplica all'interno delle coppie. Le violenze sono in aumento, molto spesso le donne vengono da noi, chiedono informazioni, si fanno aiutare anche per presentare una denuncia, ma poi si ritraggono perché pensano ai figli, all'iter che è lunghissimo e pensano a tutto quello a cui potrebbero andare incontro. Non al fatto importantissimo che i figli in questa situazione sono delle vittime che possono essere salvate solo se si aiutano ad uscire da questo clima violento.

 

Può dare qualche numero?
Rispetto a quello che ci risulta circa il 90% delle violenze non viene denunciato, quindi parliamo di numeri altissimi, consideri nel 2016 abbiamo avuto 1.100 donne che sono materialmente venute a chiederci aiuto, ma di queste forse il 10% ha fatto la denuncia. Noi riusciamo ad avere dei dati solo nel caso in cui le donne facendo la denuncia si appoggiano a uno dei nostri avvocati perché in questa maniera la seguiamo durante tutto l'iter, ma le altre situazioni si perdono perché le donne hanno molta paura a denunciare e molto spesso non hanno maturato ancora il momento per farlo.

 

Quali sono le tipologie di violenza che più tipicamente le donne denunciano al vostro telefono?
Violenza fisica e psicologica che sono attaccate imprescindibilmente l'una all'altra. C'è anche la violenza economica, molto spesso l'uomo non aiuta finanziariamente o comunque non riconosce i diritti della moglie e dei figli a vivere tranquillamente con quello che c'è in casa e quindi non da alla donna il minimo per andare avanti.
Da non sottovalutare è però la violenza assistita, quella che osservano i bambini presenti nelle case, anche se molto spesso riescono a nascondersi per cui alla mamma e al papà sembra che loro non ci siano, ivece loro ascoltano e incamerano.
Quando due coniugi bisticciano o addirittura il marito picchia la moglie e i ragazzi assistono succede che il bambino incamera questa violenza, la fa sua, diventa parte integrante della propria vita. Molto spesso le donne ci raccontano che, quando il marito o il compagno alza le mani nei loro confronti, questi bambini, soprattutto intorno ai 4-5 anni, si mettono a difesa della loro mamma: questi bambini assorbono evidentemente questo clima di violenza.


Per quale motivo un uomo commette certe azioni?
C’è una motivazione di carattere culturale, da noi non è ancora passato il fatto che le donne e gli uomini sono perfettamente uguali e che non è attraverso l'alzare la voce o le mani che si impone il proprio pensiero, ma solo attraverso la parola.
Ci vorranno degli anni prima di ottenere questo, tant'è che noi abbiamo sempre chiesto una legge per la violenza, ma serve un progetto a lungo termine che deve riguardare la formazione dei bambini e degli adolescenti per spiegare bene cosa significa essere violenti verso l'altro sesso.


In che modo operate quando una donna vi chiama?
Intanto la ascoltiamo e questa è la cosa più importante, cerchiamo di dargli fiducia, poi gli offriamo gratuitamente la nostra consulenza sia psicologica che legale.
Se si trova a Roma la facciamo venire in sede altrimenti le diamo gli indirizzi dei centri che ci sono in tutta Italia, se poi reputiamo si trovi in gravi difficoltà ed abbia addirittura bisogno di una casa rifugio cerchiamo di aiutarla a fare tutti quei passi necessari per allontanarsi con i propri figli ed entrare in una casa rifugio.
Questo accade in casi veramente estremi, molto spesso non sono neanche le donne a telefonarci per chiedercelo, ma le forze dell'ordine.

 

Cosa sono le case rifugio e come vengono gestite?
Sono centri in cui le donne con i loro bambini vengono accolte nel momento in cui si trovano in grave difficoltà.
Possono accedervi telefonandoci al 1522, ma spesso sono assistenti sociali e forze dell'ordine che ce le portano.
Queste case consentono alle donne di venire e di passare un lungo periodo di tempo per riprendersi, ma soprattutto per avere quell'appoggio necessario da parte delle psicologhe, degli avvocati, degli assistenti sociali per cercare poi successivamente di reinserirsi.
Nel caso ci siano i minori, il tutto controllato dal tribunale dei minori, altrimenti ci sono comunque gli assistenti sociali.
Le case sono messe a bando dai vari comuni e dalle varie regioni, ma attualmente sembra che non ci siano più i denari sufficienti a mantenerle aperte e si sta rischiando la chiusura. Questo sarebbe un grave danno per la nostra società perché se chiudono le case rifugio si toglie a una donna e ai propri figli la possibilità di scappare da una violenza estrema.

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