Libri: un ponte generazionale tra genitori e figli In evidenza

Scritto da   Domenica, 21 Maggio 2017 17:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Libri: un ponte generazionale tra genitori e figli

I libri sono uno dei primi strumenti che i genitori hanno a disposizione per gettare un ponte culturale e personale con i figli. Il primo esercizio di questa intesa è, solitamente, la lettura delle favole. Durante la recente Giornata Mondiale del Libro abbiamo incontrato un autore che è andato oltre il normale ruolo di genitore, scrivendo una raccolta di favole insieme alla sua bambina, trasformando così un momento di apprendimento passivo in una collaborazione creativa che, ovviamente, ha arricchito e stretto ancor di più il rapporto padre-figlia. in "A conti fatti", rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana 105.0, è intervenuto Massimiliano Curti, giornalista, corrispondente romano dell'agenzia Italpress, autore del libro "Tamara e Sapone" (High Communication Editore).

 

 

Come è nata l'idea di scrivere un libro di favole, e perché con sua figlia?.
L'idea è nata in un pomeriggio di pioggia, sembra una cosa un po' fiabesca ma è la realtà. Eravamo in casa e non sapevamo che fare. Siamo anche buoni giocatori di carte ma quel pomeriggio non ci andava. C'erano lampi, tuoni, pioggia, lei era un po' spaventata e le ho chiesto se volesse scrivere qualcosa, magari argomenti simili all'horror. Abbiamo iniziato a scrivere la prima favola; ci è piaciuto, ci siamo divertiti e nel tempo ne abbiamo scritte altre. È diventata una delle nostre abitudini quotidiane, soprattutto del mio giorno libero.

Che genere di favole fanno parte di questa raccolta?
Sono sei favole in totale. Le favole svariano: abbiamo il piccolo drago; i due bambini che restano imprigionati in un autogrill; un animale fantastico che naturalmente non esiste; i nani da giardino che vanno in vacanza... I temi sono diversi; c'è soltanto un leitmotiv: i personaggi, in realtà, rispecchiano un po' la vita di mia figlia, cioè sono i cugini e i suoi grandi amici.

Che esperienza è stata lavorare insieme a sua figlia? Come avete proceduto e come vi siete confrontati?
All'epoca Sara aveva cinque anni; non scriveva, naturalmente, però era un fiume di suggerimenti. Voleva sapere quello che scrivevo, e se la cosa non andava bene me la faceva cancellare. È stato veramente duro da un certo punto di vista, perché è una bambina esigente. Alla fine abbiamo fatto un buon lavoro e c'è stata sempre armonia fra noi.

Come avvengono le presentazioni in pubblico? Che reazioni hanno i bambini nel vedere che lo scrittore ha più o meno la loro età?
È una reazione divertente: di solito ci sono sedie, ma loro preferiscono sedersi a terra; appena capiscono che c'è una bambina con un microfono che sta per parlare hanno una sorta di sgomento, poi piano piano si sciolgono. Lo stesso capita a mia figlia: all'inizio è un po' imbarazzata, anche se non è timidissima; poi pian piano ci prende la mano e il gusto. A volte scambia pareri e opinioni durante la presentazione, e sono molto divertenti.

Pensa che sua figlia abbia acquisito qualcosa da questa esperienza, a parte lo sforzo creativo e divulgativo?
Penso proprio di si. Innanzitutto ci siamo conosciuti meglio: è stato un momento e un modo per aprirci, in una fase delicata della sua vita, perché era più piccola ed agli inizi della sua esperienza nella vita. A me ha arricchito tantissimo: mi ha fatto capire molte cose di lei e di me. Quindi è una cosa che rifarei immediatamente.

Che cosa ha capito essattamente di sua figlia? Qualcosa sui suoi sogni, desideri, paure?
Ho capito innanzitutto che è una bambina molto estroversa; che proietta molto i suoi sogni e le paure sugli altri; che comunque è una persona tenace, che le paure le vuole combattere, non è un tipo che soccombe. Invece io, alle volte, mi faccio prendere dalle ansie e dalle paure; lei mi ha insegnato ad affrontarle. La scrittura è sicuramente un buon modo per combattere certe paure.

A prescindere dal prodotto editoriale, consiglierebbe a dei genitori di scrivere favole, o comunque di fare attività creative con i figli? Lei, in che cosa si è sentito arricchito?
Consiglio innanzitutto ai genitori di stare con i figli, a prescindere da quello che si fa. A noi è venuto in mente di scrivere delle favole, ma potevamo costruire qualcosa con il Lego, con il legno, oppure scrivere una canzone e comporre qualcosa. Penso che il tempo sia importante: è vero che la qualità è importante, ma ci vuole anche la quantità. Bisogna stare con i figli, cercare di assecondarli, naturalmente, e anche farli evolvere con l'arte, la scrittura, la musica; qualunque cosa con cui si possa stare insieme.

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