L'integrazione passa dal dialogo In evidenza

Scritto da   Lunedì, 29 Maggio 2017 08:16 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L'integrazione passa dal dialogo

Il 21 maggio, a Roma si è svolta la XXVI Festa dei Popoli, momento di incontro con le comunità straniere residenti nella città eterna. La festa, che ha avuto luogo sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, è stata anche l’occasione per riflettere sul ruolo che le comunità migranti possono ricoprire nella società italiana e nel contesto cittadino.

Se ne è parlato durante il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”, che ha riportato i risultati di una ricerca, promossa dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni di Roma e condotta da quattro donne rappresentanti di altrettante macro-aree di provenienza all’interno delle comunità straniere. Tra di loro la peruviana Patricia Bovadin, coordinatrice della comunità latinoamericana Santa Maria degli Angeli presso la Missione latinoamericana di Roma, intervenuta nella trasmissione "A conti fatti" in onda su Radio Vaticana 105.0.

Dott.ssa Bovadin, può presentare la comunità latino americana di cui è rappresentante a Roma?
Faccio parte della comunità latino americana Santa Maria degli Angeli, della chiesa Santa Maria della luce, degli Scalabriniani; mi sento identificata con loro. Circa cinque anni fa sono stata invitata a conoscere la cappella del seminario scalabriniano; mi ha colpito molto un'immagine sulla vetrata della cappella che ritrae la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, come migranti: insieme agli altri migranti che partono. Ritraeva un po' l'immagine dei migranti italiani che partivano per le Americhe. Ho detto: che bello il vostro carisma, il lavoro che fate. Quest'immagine dovrebbe diffondersi ancora di più, farla conoscere, e da li partire per contagiare, per far capire quanto è importante per noi laici. Nella nostra comunità ci sono persone di El Salvador, Honduras, Colombia, Messico, Ecuador e Perù; in numero maggiore peruviani ed ecuadoregni. Siamo altini americani, con piccole differenze, ma cerchiamo sempre di integrarci.

Che cosa deve fare la comunità degli stranieri residenti, per migliorare il dialogo e la condivisione?
Credo che sia necessario conoscere le altre comunità, le altre realtà. Nei nostri incontri confermiamo la nostra identità, preghiamo nella nostra lingua. Ma per poter parlare di integrazione, se vogliamo stare in questo paese, è importante incontrare anche l'altro, le diverse comunità; non parliamo soltanto degli italiani, ma degli africani, degli asiatici, degli europei dell'est. Ci troviamo in una grande città, Roma, che è una grande casa, e dentro c'è il mondo. Come comunità portiamo con noi una grande ricchezza: la comunità latino americana e molto ricca e può dare tanto.

Che cosa chiedete alle istituzioni italiane e del Comune di Roma?
Alla città di Roma chiediamo di creare punti informativi per le persone latino americane. Persone preparate, laureate, con titoli, vengono con la consapevolezza di quello che troveranno in città tramite una rete di amicizie, di relazioni, quindi sanno a quello a cui vanno incontro: il lavoro, soprattutto domestico; assistenza agli anziani e ai bambini. Ma portano i loro studi, il loro bagaglio culturale. Quindi servono punti informativi per orientare: come fare per far valere i propri titoli; se si devono fare altri studi per un'agevolazione più veloce. Manca questo. Come comunità chiediamo centri di ascolto e sostegno psicologico: ci sono tante problematiche anche interne, nelle famiglie migranti, nelle donne migranti; se hanno un progetto molte volte non si realizza. Allora viene la frustrazione, si sentono male. Anche questi sono impedimenti per arrivare a un'integrazione. Credo che siano aspetti importantissimi da non trascurare.

Che cosa può fare la chiesa?
Metter più enfasi nelle prediche, far arrivare con più forza il messaggio: quando parliamo di amare gli altri, amare il prossimo; far capire questo, entrare un po' nella realtà che stiamo vivendo. Credo che si può fare ancora di più. Un'altra cosa che chiediamo è di attivare le tematiche del dialogo interreligioso in chiesa, nelle diverse chiese locali: presentare, invitare, per conoscere, per imparare il rispetto. Questo è importante per tutti noi.

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