Affidamento condiviso dei figli: un legge "tradita" In evidenza

Scritto da   Domenica, 23 Luglio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Affidamento condiviso dei figli: un legge "tradita"

Sempre più matrimoni finiscono con una separazione, tanto più problematica in presenza di figli. In Italia la questione è regolata da una legge del 2006 che intendeva tutelare la cosiddetta "bigenitorialità", ovvero la possibilità per i figli di continuare ad essere seguiti nella crescita da entrambi i genitori. Purtroppo non sempre la pratica è affine alla teorie e in Italia, secondo le statistiche, solo il 2% dei figli passa un tempo uguale in compagnia di entrambi i genitori separati, mentre il 30% perde del tutto i contatti con uno dei due. 
Per approfondire il tema "A Conti Fatti", rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia, ha interpellato Marino Maglietta, presidente dell’associazione nazionale Crescere Insieme, promotore di alcuni disegni di legge che intendono riformare la materia.

 

Presidente, può chiarire i concetti di affidamento condiviso e bigenitorialità che sono alla base della legge 54 del 2006, che intendeva mettere i figli al centro dell'interesse del giudizio in fase di separazione di una coppia?
Sappiamo bene che, molto spesso, il rapporto di coppia destinato a finire, ormai questa è una legge dello Stato; almeno salviamo il rapporto tra genitori e figli: si è genitori per sempre. Il senso della bigenitorialità e dell'affidamento condiviso in fondo è lo stesso: l'affidamento condiviso protegge il diritto del figlio alla bigenitorialità; e si occupa anche di un secondo aspetto: cioè la conflittualità fra genitori. La guerra fra loro è motivo di grandissima sofferenza. Eliminare le discriminazioni, le differenze profonde fra affidatario e non affidatario, elimina alla radice uno dei più forti motivi di scontro.

Sappiamo però che nella realtà le separazioni vedono più spesso un genitore prevalere sull'altro, sia nella custodia dei figli, sia nel tempo da passare con loro. Qual è la realtà del fenomeno e perché succede questo "tradimento" della legge?
Infatti è proprio questo. Ho detto quali sono gli scopi della legge, come è nata, ma questa è una legge tradita. Esistono dei prestampati, nei tribunali, che fanno molto comodo: semplificano il lavoro del magistrato, il quale si limita a scrivere il nome del genitore collocatario prevalente; i fine settimana alternati e qualche incontro settimanale sono già rubricati nel foglio; si mette una cifra per l'assegno di mantenimento e l'affidamento è risolto. Naturalmente questo crea un clima di rancori: la discriminazione e lo squilibrio sono fonte di contenzioso, e questo non dispiace, ovviamente, anche a un'altra categoria di operatori. Il risultato è che ci sono altri interessi corporativi, di poteri forti che stanno a tutela del sistema attuale e lo spiegano.

Recentemente però i tribunali di Brindisi e Salerno hanno interrotto questa prassi che ha spiegato con dei documenti che qualcuno ha definito rivoluzionari. Di che si tratta, e quali ripercussioni hanno avuto nel mondo giuridico e politico?
Prima ho fatto una semplificazione, cioè ho descritto la situazione prevalente. Però ci sono anche sensibilità diverse, come è stato per Brindisi e Salerno, dove semplicemente si è rispettata la legge, la si è applicata integralmente. Si è ritenuto, correttamente, che un modello equilibrato di affidamento rispondesse meglio al senso, alla ratio legis dell'affidamento condiviso, e questo si è verbalizzato in linee guida. Tutto questo ha suscitato consenso in chi aveva le stesse sensibilità, infatti i tribunali che seguono questa linea stanno aumentando, e reazioni inviperite di chi invece era su altre posizioni. Il problema è il potere politico e l'atteggiamento che si presume possa prendere.

Da tempo si parla di riforma della legge del 2006, ci sono diversi disegni di legge in cantiere, alcuni anche a sua firma. Inoltre diversi comuni hanno istituito dei "Registri della bigenitorialità" teorizzati proprio dalla sua associazione. Quali sono gli strumenti legislativi e amministrativi che proponete per riformare questa materia?
Qui si è rifatto lo stesso percorso che portò alla riforma del 2006, visto che dall'alto ci sono difficoltà. In Commissione Giustizia ci sono disegni di legge, che vanno verso la vera bigenitorialità, che hanno avuto tre sedute in tre anni, nonostante ci sia già la calendarizzazione e la relatrice nominata. Si da la preferenza ai diritti delle unioni civili, piuttosto che ai diritti dei bambini, a differenza dei numeri e del fatto che sono fasce realmente deboli. Perciò si è pensato di partire di nuovo dal basso, tribunale per tribunale, comune per comune, attraverso il registro della bigenitorialità che prevede, intanto, la doppia domiciliazione. È un invito al potere politico nazionale ad attivarsi per rispettare finalmente i diritti dei figli, i quali si sono riuniti in associazione: figli con figli, quelli grandi che tutelano i diritti dei bambini minori di età; per dire finalmente quali sono le aspettative dei figli dei separati e non farsi interpretare da categorie interessate.

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