La Sabina punta sui cammini e sul turismo “lento” In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 25 Ottobre 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La Sabina punta sui cammini e sul turismo “lento”

Quella dei cammini è anche un’economia, che gira intorno a santuari, strutture ricettive, trasporti, ristorazione, beni culturali e produzioni locali. Un’economia florida e organizzata in alcune regioni, come il nord della Spagna e la Toscana, e più improvvisata in altre, che pure si affacciano su itinerari non meno antichi e suggestivi. Il Lazio, da qualche anno, sta cercando di valorizzare il suo sistema di cammini secolari: come il Cammino di Benedetto, da Norcia a Monte Cassino;la via Francigena del nord dalla Tuscia a Roma, quella del sud da Fossanova e Ferentino; e il Cammino di Francesco, da Assisi alla Capitale. Su questo itinerario la Regione Lazio ha finanziato il progetto di quattro comuni della Sabina chiamato “Andar per borghi e per antiche chiese”. Ne abbiamo parlato con Federica Selli, assessore al turismo del Comune di Montelibretti.

 

“Andare per borghi e per antiche chiese”: qual è l’obiettivo di questo progetto?
L'obiettivo del progetto, che è finanziato dalla Regione Lazio, è sicuramente fare un turismo differente nel Lazio, dove avviene sotto altre forme. Lo scopo prefissato nel nostro progetto è far scoprire una Sabina diversa, forse poco conosciuta: quella dei borghi e delle antiche chiese. Tutti i quattro paesi coinvolti, Montelibretti, Poggio Moiano, Poggio San Lorenzo e Scandriglia, hanno nei loro territori delle chiese molto belle. Montelibretti ha addirittura una basilica paleocristiana, ancora da scavare. Ci sono delle caratteristiche veramente peculiari.

Il turismo alla riscoperta di luoghi meno conosciuti, e per la valorizzazione delle produzioni enogastronomiche, è una tendenza che si sta sviluppando in questi ultimi anni. Per la Sabina questo è un primo passo o ci si è già mossi in questa direzione?
La Sabina si sta iniziando a muovere. Noi siamo stati pionieri: abbiamo unito la Sabina romana e quella reatina, perché Montelibretti è l'unico paese della provincia di Roma, mentre gli altri sono in provincia di Rieti. La Sabina ha iniziato anni fa con il Consorzio dell'olio DOP, e questo ha dato un punto in più, soprattutto per quanto riguarda il turismo enogastronomico. Comunque c'è moltissimo da fare, perché siamo rimasti veramente indietro.

I quattro comuni che portano avanti questo progetto sono tutti attraversati dalla “Via di Francesco”, un cammino storico recentemente tracciato di nuovo. Quanto, un cammino, può aiutare il turismo legato al trekking?
Assolutamente è una marcia in più. Dalla nostra parte è “cammino” di Francesco e non “via”; perché la “via” è dalla parte dell'Umbria. Noi cerchiamo di riunirci alla Valle Santa: il nostro obiettivo è firmare a breve un protocollo d'intesa anche con l'anello che si trova nella Valle Santa, che è molto battuto dal turismo internazionale. Stiamo iniziando a vedere i primi frutti, perché ci sono moltissimi turisti, soprattutto stranieri, che hanno a cuore oltre la scoperta di questi piccoli tesori e dell’enogastronomia che abbiamo sul territorio. È veramente importante, perché è un tipo di turismo lento che è alla base dello slow food, alla riscoperta dei presidi e dei territori. Questo è un passo importate fatto da Petrini (Carlo Petrini gastronomo, sociologo e scrittore, fondatore dell'associazione Slow Food, ndr) e dallo slow food in generale.

La vicinanza di Roma, polo di attrazione straordinario per turisti da tutto il mondo, può essere un punto di forrza del progetto? O Roma mette in ombra l’hinterland circostante?
Per molti anni Roma è stato un punto di forte svantaggio. Ha fagocitato per lungo tempo il turismo nel Lazio e tutte le provincie hanno un po' sofferto di questo. Adesso stiamo cercando di trasformarlo in un punto di forza, ovvero: “Passate dalla Sabina per arrivare a Roma; arrivate a Roma con la conoscenza di questa terra che è molto bella, piena di cose da vedere e da gustare”. Questo è il nostro obiettivo: far avvicinare il turista a Roma attraverso le nostre strade. È vero che il turismo nel Lazio rimane un “mordi e fuggi”, un turismo da fine settimana; ma anche in questo caso stiamo cercando di farlo diventare un punto a nostro favore, cercando di sviluppare nei nostri paesi le varie attività turistiche e, soprattutto, ricettive.

Come si sta sviluppando la ricettività?
Abbiamo avuto un dato molto positivo negli ultimi due anni. Faccio l'esempio di Montelibretti, perché sono il delegato al turismo del Comune: abbiamo avuto dati molto importanti sull’apertura di bed & breakfast, affittacamere e attività ricettive nel vero senso della parola: adesso tutte le strutture fanno veramente questa attività e la stanno iniziando a fare anche molto bene. Stanno capendo che non devono farsi la guerra tra loro: più attività si aprono meglio è per il turismo; più attività ricettive ci sono, più la gente può arrivare tranquillamente.

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