Save the Children: In Italia un bambino su otto vive in una condizione di povertà assoluta

Scritto da   Venerdì, 24 Novembre 2017 10:34 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto © DayronV/pixabay

In Italia bambino su otto vive in una condizione di povertà assoluta, il 14% in più rispetto all’anno scorso. Nel nostro Paese, infatti, vivono 669 mila famiglie con minori in condizione di povertà assoluta che - una volta sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare - possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7,60 per l’istruzione al mese. È un fenomeno che investe tutta la Nazione: i bambini in questa situazione – 1.292.000, il 14% in più in un anno – rappresentano il 12,5% del totale dei minori (il 12% al Nord, l’11,6% al Centro, il 13,7% al Sud). Il dato allarmante emerge dal rapporto de l’Atlante dell’Infanzia a rischio 2017 di Save the children, giunto all’ottava edizione e per il secondo anno consecutivo edito da Treccani. Il rapporto è dedicato al mondo della scuola e intitolato significativamente – a 50 anni dalla morte di don Lorenzo Milani – “Lettera alla scuola”. Infatti i dati fanno riferimento al nostro Paese dove anche la scuola è in difficoltà e non sempre riesce a colmare le disparità socio-economiche. "La scuola è un luogo chiave nell’infanzia di ogni bambino: è qui che i talenti e le relazioni vengono sviluppati, è qui che sono gettate le basi del loro futuro", ha detto il direttore generale dell'organizzazione umanitaria, Vittorio Neri il giorno della presentazione ufficiale del rapporto, a Roma, aggiungendo che "continuiamo a trovarci di fronte a una scuola che, a volte, alimenta le disparità". Di qui la necessità che "sia riconosciuto il diritto di tutti i bambini a un’eguale istruzione, a prescindere dal contesto sociale ed economico in cui vivono", ha concluso Neri. In questa cornice, la correlazione tra condizione socio-economica e successo (o insuccesso) scolastico è più forte che in altri Paesi europei: nelle scuole caratterizzate da un indice socio-economico basso l’incidenza di ripetenze rispetto alle scuole con un indice elevato è 23 punti percentuali maggiore, mentre la differenza media nei paesi Ocse è del 14,3%. Negli ultimi decenni sono stati compiuti importanti passi in avanti nel contrasto alla dispersione scolastica, con una tendenza positiva che ha visto il tasso di abbandono abbassarsi progressivamente. Tuttavia, se il dato nazionale è oggi pari al 13,8%, la Sicilia detiene il primato negativo del 23,5%, seguita dalla Sardegna (18,1%). Secondo l’associazione, il fenomeno continua a rappresentare una delle principali sfide con cui la scuola italiana deve fare i conti perché ogni anno oltre 130mila ragazzi sono a rischio dispersione scolastica. Una sfida alla quale Save the children risponde con Fuoriclasse in movimento, iniziativa nata dallo sforzo congiunto dell’organizzazione e dei docenti delle scuole di primo e secondo grado, che mette in rete 150 istituti in tutta Italia, raggiungendo in modo diretto 20mila minori e coinvolgendo attivamente circa 2mila insegnanti e 1.000 genitori. Obbiettivo, cambiare le politiche scolastiche, partendo dal dialogo tra docenti, studenti e famiglie: strumento centrale in questo percorso sono i Consigli fuoriclasse, tavoli di confronto per definire insieme soluzioni e azioni di cambiamento. Grazie al programma, soggetto a valutazione di impatto e illustrato oggi insieme all’Atlante, in questi primi due anni nelle scuole secondarie aderenti il numero di assenze medio è stato dimezzato, i ritardatari cronici sono stati ridotti dell’8,6%; il 5% degli studenti ha migliorato il rendimento. Risultati positivi, infine, si sono registrati anche nelle primarie.

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