Usura: un reato (di fatto) depenalizzato, che ora interessa alle mafie. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 06 Dicembre 2017 12:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: moerschy / pixabay.com

Il mercato del credito illegale in Italia è purtroppo in crescita, favorito da lunghi anni di crisi economica, diminuzione dei consumi e dei livelli occupazionale, e dalle difficoltà di larga parte dei cittadini ad accedere al credito bancario. Secondo un rapporto presentato da SOS Impresa – Rete per la legalità, l’associazione antiracket e antiusura promossa da Confesercenti, il giro d’affari annuo degli usurai è cresciuto di 4 miliardi di euro dal 2011 al 2016, eppure, parallelamente, sono diminuite le denunce delle vittime. Ma soprattutto preoccupa il fatto che, come mai in passato, la criminalità organizzata è ormai entrata stabilmente in questo business illegale.
Di usura si è parlato nella puntata del 6 dicembre di “A conti fatti” rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia. Tra gli altri è intervenuto Lino Busà, coordinatore nazionale di SOS Impresa - Confesercenti.

 

Quanto vale il mercato del credito illegale in Italia? Quanti italiani sono coinvolti e qual è l'entità media dei debiti che queste persone contraggono con gli usurai?
Intanto chiariamo che noi ragioniamo di stime, tenuto conto che il fenomeno dell'usura è un fenomeno largamente sommerso e che le denunce sono poche. Possiamo determinare delle stime sulla base delle informazioni che ricaviamo soprattutto dalle domande al fondo antiracket ; dall'entità dei mutui che vengono poi offerti alle vittime che hanno denunciato; in base al numero delle denunce stesse e soprattutto delle persone denunciate. Sono circa 200 mila gli imprenditori, commercianti e ristoratori coinvolti in giri usurai. Complessivamente in Italia sono 600 mila le persone “impigliate” in rapporti usurai, con un giro d'affari di circa 24 miliardi di euro. Mediamente l'entità dell'indebitamento cresce: oggi sfiora i 100 mila euro per ogni operazione di usura, sommando sia il capitale che viene prestato sia gli interessi che vengono pagati.

Chi è l'usuraio nel 2017? Ancora un criminale isolato come vuole la tradizione secolare, oppure è evoluto in qualche maniera?
L’usura è cambiata in questi ultimi anni, anche se, nel mercato dell'usura, coesistono figure più arcaiche, l'usuraio di quartiere, il pensionato che mette a disposizione le sue somme e lucra sugli interessi, e soggetti nuovi, entrati per effetto della crisi economica. Da un lato ci sono le organizzazioni criminali. Una volta la mafia “schifava” l'usura; adesso, soprattutto la ‘ndrangheta e anche la camorra, hanno un ruolo importante nel mercato dell'usura. Dall’altro lato c’è quella che noi chiamiamo l’usura dalla faccia pulita; cioè reti professionalizzate, con commercialisti, avvocati, personaggi che girano nel mondo delle esecuzioni immobiliari, delle aste e via dicendo, che hanno a disposizione dei capitali messi da altri soggetti che li prestano ad usura. È chiaro che l'obiettivo, sia della criminalità organizzata, sia delle reti professionali, non è soltanto lucrare sugli interessi, come il vecchio usuraio di quartiere, ma impossessarsi dei beni e delle aziende dei malcapitati.

Ecco chi sono questi malcapitati? Qual è l'identikit tipico della vittima dell'usura e ci sono categorie sociali immuni a questo dramma?
L’usura è un reato presente in Italia da Ragusa a Bolzano, e non ci sono categorie e persone immuni. Certamente gli imprenditori, i piccoli commercianti, i piccoli artigiani, i ristoratori, sono le persone più colpite, proprio perché all’usura oggi, molte volte si ricorre perché il direttore di banca ti chiama e ti chiede di rientrare; perché c'è la cartella esattoriale; perché non vuoi finire in una black list; perché addirittura, spesso devi pagare anche i dipendenti, oltre i fornitori. C'è chi si è indebitato per pagare i dipendenti. Quindi, a pagare in qualche modo il prezzo della crisi, non sono soltanto soggetti marginali del mercato: giocatori d'azzardo, piccolissime micro imprese familiari; ma anche le imprese più evolute e più strutturate. La vittima di usura di solito è una persona d’età matura, intorno ai 50 anni. Quindi non un giovane sprovveduto che apre un'azienda, magari non “patrimonializzato”, ma persone che cercano di mantenere in piedi la loro bottega, il loro negozio, perché a quell'età è difficile riciclarsi. Il problema che ne consegue è che, laddove si chiude, si mette insieme un fallimento non soltanto economico ma anche personale. Da qui il motivo di molti suicidi.

La crisi degli ultimi anni ha acuito il giro d'affari degli usurai o lo ha diminuito, come altri giri di denaro? Con la crisi economica e finanziaria l'usura ha conosciuto un vero boom. L'usura è cresciuta con la crisi perché sono aumentate le persone che avevano bisogno di denaro, per i motivi che dicevo poc'anzi: non si va più dall'usuraio perché la banca non mi da un prestito e allora ricorro ad altri canali. L'usura della crisi e della post-crisi è un sistema sussidiario, corollario, a quello bancario: il direttore mi chiama e mi da dieci giorni di tempo per rientrare di un fido; a volte due o tre giorni, e anche se ho dei beni non riesco a dismetterli in pochi giorni. Quindi, malgrado il fenomeno sia sommerso, gli usurai sono personaggi pubblici: nei quartieri e nelle zone commerciali si sa chi è disponibile a prestare soldi e quindi gli ci si rivolge per queste ragioni. È il motivo per cui è entrata anche la criminalità organizzata: l'usura di mafia è diventata un fenomeno molto importante, quasi il 50 % e tutto il mercato dell’usura in Italia.

Nel 1996 il Parlamento italiano ha varato la legge 108 che ha posto un limite tra il credito legale il l'usura, fissando il famoso cosiddetto tasso di usura, legato a dei parametri economici. Qualcosa che prima non c'era. Questo provvedimento ha funzionato? Qual è il bilancio dei crimini di usura e delle denunce in questi vent’anni?
Il bilancio non può essere positivo. Vero è che, dopo la legge, è cresciuta una forte rete di solidarietà delle fondazioni, che tra l'altro sono legate alla Chiesa Cattolica, alla CEI, con tanti interventi anche nelle parrocchie. Però la legge si proponeva tre obiettivi. Far emergere il reato, aumentando le denunce, e qui c'è un dato paradossale: le denunce di usura erano circa 1500 l'anno nel 1996; adesso, l'ultimo dato disponibile è del 2016, sono 408, quindi un terzo di quelle di vent’anni fa. Tra l'altro molte di queste sono denunce verso banche ed Equitalia, quindi hanno un valore criminale molto basso. Secondo proposito era quello di aiutare le vittime all'inserimento sociale ed economico; e invece noi sappiamo che, da questo punto di vista, gli aiuti sono molto lenti, a volte del tutto insufficienti: arrivano quanto l'azienda è collassata. Poi c’era l’obiettivo di configurare con più precisione il reato, con il tasso-soglia che lei richiamava; ma anche qui i tempi si sono allungati: i reati, magari non in primo grado, ma in secondo grado, vengono tutti conclusi per prescrizione. Di fatto l'usura resta un grande reato depenalizzato, e anche questo è un fattore per cui la criminalità è interessata: se fai un’estorsione e ti beccano, fai 12 anni di galera; se vieni colpito per attività usuraia, con grande possibilità la fai franca.

Lei coordina la rete SOS Impresa di Confesercenti ed ha ovviamente a che fare con vittime di usura. Come si esce da questo da questo circolo vizioso? Lo Stato fa abbastanza per aiutare gli imprenditori?
Bisogna denunciare il prima possibile e non vergognarsi. L’usura è un reato che si porta appresso paura, per la sicurezza personale, ma anche tanta vergogna. Molte persone si rivolgono a noi o denunciano, magari solo quando hanno atti esecutivi sulla casa, sui loro beni; ma molte volte è troppo tardi. Lo Stato fa; intanto soprattutto nel garantire la sicurezza personale, e questo è importante. Certo: gli aiuti economici avrebbero bisogno di una maggiore sveltezza: dovrebbe arrivare in tempi rapidi, e invece sono molto lenti per la farraginosità del sistema, tra prefetture e comitato antiracket. Questo è l'elemento fondamentale: perché se la denuncia diventasse conveniente, anche da un punto di vista economico oltre che della tutela personale, allora sarebbero molte di più le persone vittime di usura incentivate a denunciare.

Foto: moerschy / pixabay.com
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