La famiglia arrangiata: il nucleo della società tra separazioni, ricostruzioni e crisi della terza settimana. In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 27 Dicembre 2017 12:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: tunaolger / Pixabay.com

Allargate, divise, unigenitoriali, multi etniche: le famiglie italiane stanno cambiando con l’evolversi della società. Accanto a queste definizioni ormai entrate nel vocabolario corrente ci sono anche forme e categorie del tutto nuove, come le famiglie “allungate”, “ricostruite” e quelle formate in seguito a unioni civili e omosessuali. In questo quadro complesso stanno cambiando rapidamente i ruoli dell’uomo e della donna nella famiglia, ma anche quelli dei parenti più stretti, come i nonni che rispetto al passato assumono maggiore importanza nella custodia dei figli e nel sostegno economico. Per delineare il ritratto della nuova famiglia italiana Raffaella Saso, coordinatrice dell’Osservatorio Famiglie dell’Eurispes, è stata intervistata nella trasmissione “A conti fatti”, rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.


A parte le nuove forme di famiglia di cui parleremo in seguito, c'è in questi ultimi anni un'evoluzione del concetto di famiglia, dei valori, del contratto sociale che ne sta alla base? Secondo lei da quando è iniziato questo cambiamento?

I cambiamenti nella struttura della famiglia ci sono sempre stati. Forse in alcuni periodi c'è una maggiore accelerazione ma è qualcosa che nasce come conseguenza dei cambiamenti economici, sociali… del contratto sociale, appunto. In questo periodo possiamo osservare come la definizione di famiglia della Costituzione ci stia un po’ stretta. Per stare al passo con i tempi c’è bisogno di recuperare un concetto più moderno e reale di famiglia. La famiglia è ancora, secondo me, il luogo degli affetti, degli intenti comuni, dove c'è un sistema di sostegno reciproco. Però non è soltanto quell'unione, basata sul matrimonio, in cui c'è l'obiettivo di portare avanti le generazioni e allevare i figli; perché questo concetto non potrebbe restituire poi la realtà delle tante, diverse famiglie che vediamo oggi nel nostro paese.

Le vostre analisi parlano di nuove tipologie: famiglie pluri-forma, come le definite, o anche pluralizzazione della famiglia. Inoltre usate definizioni come  famiglia “allargata”, “allungata”, “ricostruita”, “uni personale”, e ovviamente “multietnica”. Può fare una panoramica di questo nuovo lessico familiare?

Oggi parliamo di “famiglie pluri-forma” o di “pluralizzazione” della famiglia perché ci sono tante realtà, diverse tra loro, che comunque corrispondono al concetto di famiglia. Sono sicuramente aumentate le famiglie mono genitoriali: quelle con genitori soli. Nella maggioranza dei casi si tratta della conseguenza delle separazioni e dei divorzi, che portano un unico genitore a vivere con uno o più figli. Questo è purtroppo in aumento, ma già da alcuni decenni, non soltanto in Italia. In una minoranza di casi si tratta di una scelta, in cui un genitore decide appunto di avere un figlio, tramite per esempio l'adozione, o senza sposarsi in modo naturale; cosa che sicuramente avveniva meno, in passato. Un altro boom è quello delle famiglie ricostituite. Dal momento che, già da alcuni decenni, sono aumentati in misura significativa le separazioni e i divorzi, ci sono molte persone che decidono di costituire un nuovo nucleo familiare, del quale fanno parte anche i figli della prima unione, della seconda unione o del partner. Quindi sono famiglie ricostruite, in un certo senso, che devono trovare un nuovo equilibrio. Ci sono poi le famiglie tra persone dello stesso sesso, che molto recentemente hanno ottenuto anche un riconoscimento istituzionale nel nostro paese; le famiglie multietniche, sempre più numerose per l'aumento dell'immigrazione nel nostro paese, [formate] sia tra persone straniere di paesi diversi, sia tra gli italiani e stranieri. Ci sono le famiglie allargate, anche per necessità. Perché in alcuni casi è necessario tornare a vivere con i nonni, unire più nuclei familiari per risparmiare, ad esempio, un affitto.
Poi c’è la famiglia allungata, tipica del nostro paese dove c'è anche una questione culturale per cui i giovani si sentono molto legati alla famiglia, e approfittano del suo sostegno anche quando sono adulti. La causa principale, secondo me, è però di tipo economico: i giovani studiano e raggiungono l'indipendenza economica sempre più tardi. Si laureano più tardi, mentre un tempo si studiava sicuramente meno. Anche quando hanno terminato il percorso di studi fanno una grandissima fatica a trovare un lavoro stabile, e quindi a raggiungere l'indipendenza economica, la possibilità di essere indipendenti dal punto di vista abitativo e di costituire un nuovo nucleo familiare. Evidentemente per molti la scelta obbligata è quella di restare in famiglia, finché non sono assolutamente in grado di avere uno stipendio sicuro che permetta loro comprare o affittare una nuova casa.

Voi avete rilevato anche un mutamento dei ruoli domestici tra uomini donne, nel rapporto con figli, o anche nella figura dei nonni. Può descrivere come stanno cambiando queste figure che erano basilari nella famiglia tradizionale?

Il processo a monte e la de-istituzionalizzazione del legame tra uomo e donna. Non ci sono più quella rigidità di un tempo e quella necessità di contrarre il vincolo coniugale di alcuni decenni fa. L'unione è molto più libera, scelta a volte anche di giorno in giorno: rinegoziabile. Quindi ci sono molte unioni che non si basano più sul matrimonio come veniva inteso una volta. Poiché ormai moltissime donne lavorano, il rapporto tra uomo e donna all'interno della famiglia è chiaramente molto più negoziabile: non c'è più la divisione tra mansioni domestiche ed extra domestiche; tutti devono fare un po’ di tutto. Così è ormai assolutamente naturale, per la maggioranza degli uomini, occuparsi anche delle cose pratiche che riguardano i figli, sia quando i bambini sono molto piccoli sia quando diventano più grandi. Quindi il sostegno viene dato da entrambi i genitori. Quello che manca forse è un sostegno esterno, cioè da parte dello Stato, che aiuti le donne che lavorano ad avere davvero la possibilità di occuparsi sia della propria carriera sia dei propri figli. In questo contesto, sicuramente, il ruolo dei nonni diventa fondamentale; perché, più ancora che in passato, con due genitori che lavorano i nonni si trovano molto spesso a dare un sostegno materiale: a occuparsi dei bambini quando sono piccoli, a fare un po’ da baby sitter. Abbiamo visto in moltissimi casi, e nell'ultimo anno ne abbiamo avuto conferma, che è alta la percentuale di famiglie che chiedono anche un aiuto economico ai nonni, quindi ai loro genitori. Nei casi più difficili, quando per esempio c'è una separazione, si torna spesso anche a vivere dai genitori: il coniuge separato, più in sofferenza rispetto a quello che ha un matrimonio ancora in piedi, si trova a dover chiedere al nonno o al genitore un aiuto, veramente su tutti i fronti.

Qual è la situazione economica e patrimoniale delle famiglie Italiane nel 2017?

Anche se ha raggiunto la sua acme negli ultimi anni e adesso ci sono dei segnali di ripresa, sicuramente si trascinano le conseguenze di questa crisi economica, e le famiglie Italiane sono ancora in forte sofferenza. Le famiglie che ci hanno detto di sentirsi “povere in misura notevole” o “abbastanza povere” sono praticamente una su quattro. È un dato sicuramente allarmante. Un tempo si parlava di difficoltà di arrivare alla quarta settimana; noi oggi parliamo sempre più spesso di difficoltà di arrivare alla terza: le spese sono sempre notevoli; i prezzi sono rimasti molto elevati, ma molti posti di lavoro sono stati persi e altri sono drammaticamente precari; il costo della vita; la capacità di acquisto delle famiglie è sicuramente scarsa. Per chi poi ha figli, le difficoltà sono ancora maggiori. Quindi, se qualche anno fa ci si rivolgeva molto spesso ai compro oro, adesso che i tesori di famiglia si sono esauriti e questo fenomeno è venuto fortemente meno, abbiamo purtroppo riscontrato famiglie che chiedono un prestito in banca, non riescono ad ottenerlo, e si rivolgono a forme di prestito private che molto spesso nascondono l'usura. Questi sono, secondo noi, i segnali più allarmanti: quando si cade nella trappola dell'usura, e purtroppo non è raro, vuol dire che c'è veramente una grossa difficoltà. Le famiglie portano avanti delle strategie di sopravvivenza: quindi risparmio; contrazione dei consumi; ma anche rinunce; e la rete sociale, la rete della famiglia d'origine, dei parenti più stretti, per andare avanti.

Quali sono a questo punto le preoccupazioni, ma anche le speranze, i sogni, le aspirazioni delle famiglie che emergono dalle vostre indagini?

Sicuramente, per la generazione che può contare su una pensione o comunque su un posto di lavoro stabile, le preoccupazioni riguardano i figli; perché proprio ai figli si dà tutto quello che si ha. In Italia funziona in questo modo.
Per le giovani generazioni, la preoccupazione o la speranza riguarda il proprio futuro; ma tutto è riconducibile a un unico elemento: si cerca una tranquillità economica che purtroppo per molti non c'è più. Si cerca un lavoro che non sia precario oppure, per chi non lo ha, una qualunque occupazione che possa garantire un sostentamento. Per i giovani la difficoltà più grande è rendersi indipendenti dalla famiglia d'origine; poter andare a vivere con la persona che si è scelto di sposare o con cui si è scelto di vivere; poter a propria volta creare un nucleo familiare e quindi avere anche dei figli, quando li si desiderano. Tutto questo senza avere il timore continuo di non essere in grado di mantenere la nuova famiglia; di dover chiedere aiuto, dove non arrivano i nonni, a una banca o, quando viene negato, anche all'usuraio. Quindi la speranza è una maggiore tranquillità economica; poter realizzare i propri progetti di vita.

Che cosa dovrebbe fare lo Stato per tutelare la famiglia e assecondare questi progetti di vita?

Sicuramente la maggioranza degli italiani non sente la preoccupazione che vengano dati diritti a forme familiari diverse da quelle tradizionali. Dare diritti ad altri, come è stato per esempio il riconoscimento alle unioni di fatto anche tra persone dello stesso sesso, per la maggioranza degli Italiani non significa perdere i propri diritti.
I problemi sono altri: quelli un po’ più concreti del sostegno vero e proprio del welfare. In Italia si va avanti con un welfare familiare. C'è il welfare fai da te. Chi fortunatamente ha una famiglia su cui far conto, riesce ad andare avanti; chi si trova solo, rischia davvero di sprofondare. Ci vorrebbe invece un welfare di Stato: quindi un sostegno per chi ha figli con nidi aziendali, con assegni che non siano soltanto una tantum. Come avviene per esempio nella vicina Francia, che riesce veramente a garantire alle famiglie la possibilità di fare i figli, e poi anche di crescerli. In Italia tutto questo è evanescente, nel senso che se ne parla ma poi si concretizza abbastanza poco. Fare figli in Italia diventa una scelta coraggiosa, quasi azzardata; perché si sa che si deve fare quasi tutto da soli, o con l'aiuto dei propri genitori, sicuramente non con un aiuto garantito dallo Stato. Questo è il punto debole: si parla tanto di metter su nuove famiglie, di contrastare il fatto che nascono pochi bambini italiani, però poi non si danno reali strumenti alle giovani famiglie per farlo davvero.

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