Pochi lettori, ma il libro italiano è più vivo che mai In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 03 Gennaio 2018 12:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Pochi lettori, ma il libro italiano è più vivo che mai

Secondo l’ultima rilevazione Istat (2016) in sei anni in Italia si sono persi circa 4 milioni di lettori ed oggi oltre la metà degli italiani sostanzialmente non legge: il 57,6% degli italiani con più di sei anni dichiara infatti di non aver letto neanche un libro nel corso dell’ultimo anno.
Ciononostante l’industria del libro italiana è assolutamente vitale, come afferma Ricardo Franco Levi, presidente dell'Associazione Italiana Editori, intervenenedo all’interno di “A Conti fatti”, programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia.

 


Che momento sta vivendo l’editoria in Italia?
Credo che si possa dire con serenità e con un certo grado di soddisfazione che sta attraversando un momento buono, un momento felice.
Dopo un periodo di crisi, vissuto insieme con il resto dell’economia nazionale ed europea, si sta riprendendo con numeri che ormai sono mese dopo mese confortantemente di segno positivo e quest’anno dovremmo chiudere intorno al punto e mezzo percentuale in più di vendite; non sono ancora numeri strepitosi, ma sono numeri che mese dopo mese danno comunque il senso di un passo solido sulla strada di una buona ripresa.

Complessivamente quanto vale il settore?
Il settore vale poco meno di 3 miliardi, 2 miliardi e 800 milioni il che vuol dire che, contrariamente a quanto si pensi, l’editoria italiana, l’industria del libro, è di gran lunga la prima industria culturale del paese: i libri oggi valgono 13-14 volte la musica, 7-8 volte il cinema e 100-200 milioni in più dei quotidiani. Questo per dare un’idea di quanto sia forte e solida l’industria del libro italiana, pur vivendo nel paradosso di un popolo che nei grandi numeri purtroppo legge ancora molto poco.

Quanto leggono gli italiani?
Purtroppo più della metà degli italiani non legge proprio.
L’industria del libro si fonda su un numero abbastanza ristretto di grandi lettori e tanti che invece al libro proprio non si avvicinano.
Per uscire da questa situazione che pone l’Italia in una condizione sfavorevole quando si fanno confronti internazionali o anche solo europei occorre ripartire dalla scuola. Ormai tutti gli studi ci dicono che si diventa lettori da piccoli e addirittura da piccolissimi: chi non è stato lettore da piccolo difficilmente lo diventerà da adulto per cui la scuola è assolutamente centrale in questo progetto di crescita non solo del mercato del libro, ma della qualità della società italiana nel suo complesso.

Il grande successo della manifestazione dello scorso dicembre “Più libri più liberi” ha testimoniato la grande vitalità dei piccoli editori. Che ruolo hanno all’interno del contesto generale?
Fa bene lei a ricordare lo straordinario successo della fiera della piccola e media editoria a Roma alla nuvola di Fuksas all’Eur; in quei giorni sembrava di essere allo stadio per il derby Roma Lazio.
È un segno della vitalità della vitalità della piccola industria italiana: oggi circa un libro su tre è pubblicato da piccoli e medi editori ed è il segno che la nostra associazione è davvero la casa di tutta l’editoria italiana, grande e piccola; è per questo che ormai da 16 anni organizziamo la fiera della piccola e mesia editoria a Roma “Più libri più liberi” che quest’anno ha avuto un successo travolgente.

Come sta cambiando il panorama della distribuzione? Dove si comprano oggi i libri?
Si comprano in diversi canali: c’è quello tradizionale delle librerie a cui nel tempo si sono aggiunte la grande distribuzione e le vendite su internet, sia dei libri di carta che del libro digitale, quello che ormai abbiamo imparato a chiamare come ebook, che comunque costituisce ancora una quota molto piccola del mercato.
In tutto il mondo, a partire dall’America, l’ebook ha conosciuto una crescita rapida e forte, ma si è fermato: ormai in America siamo probabilmente sotto il 20% del mercato mentre in Italia siamo intorno al 4/6% e questo accade perché alla fine si è visto che il libro (di carta) è un’invenzione antica, ma molto ben riuscita, antica,è comodo, piacevole e nulla fa pensare che il libro di carta possa morire, anzi.
In ogni caso quello che conta non è lo strumento, che sia di carta o che sia una macchina elettronica, ma il contenuto che l’editore, insieme all’autore, ai traduttori e a tutta la catena che porta alla produzione del libro offre al lettore. Il libro è ciò che sta scritto nel libro stesso e tutto ciò che il libro porta con se: la fantasia, l’informazione, la provocazione, l’intrattenimento.

L’editoria digitale sta comunque crescendo. Il vostro osservatorio ha anche condotto un’indagine sui nuovi modi di leggere digitale.
Non c’è dubbio, ma come le ho detto quello che conta è il contenuto per cui il libro ormai si può leggere sulla carta, sul tablet, sul telefonino, sul computer. Il digitale, internet, e le nuove tecnologie permeano tutta la nuova produzione del libro; chiunque abbia in mano un libro scolastico o universitario può vedere quanto il libro offra poi la possibilità di espandersi, di avere dei contenuti che sono allegati in forma digitale.
Ormai i libri, così come i giornali, sono entrati nell’era digitale.


Qual è l’atteggiamento della politica e delle istituzioni verso l’industria del libro?
Il mondo del libro, quale che sia il suo peso economico, culturale e sociale nella vita del paese, non è mai stato sostenuto al contrario del cinema, della musica o delle altre forme di intrattenimento culturale.
Le cose però stanno cambiando, nell’ultima legge di bilancio c’è stato un intervento importante a favore dell’editoria, delle librerie indipendenti e delle librerie di catena perché possano continuare a sopravvivere e a prosperare nella realtà italiana.
C’è stata la conferma di un aiuto per l’acquisto di libri da parte dei diciottenni e la decisione di destinare 5 milioni di euro alla promozione del libro e della lettura con particolare attenzione alle biblioteche scolastiche; su questo mi piace ricordare che proprio l’Associazione Italiana degli Editori ha promosso e realizzato nell’ottobre dell’anno scorso un grande progetto che abbiamo chiamato “io leggo perché” che ha portato cittadini ed editori a regalare più di 200.000 libri alle biblioteche italiane.
Le cose stanno cambiando e la speranza è che nella prossima legislatura si possa avere finalmente una legge organica di sostegno del libro come è stato fatto nell’ultima legislatura per il cinema o lo spettacolo dal vivo.

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