Crisi umanitaria in Camerun. Caritas Nigeria lancia un appello al mondo

Scritto da   Sabato, 10 Febbraio 2018 18:56 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: Numbercfoto/pixabay.com
C'è fermento e preoccupazione da parte della Chiesa cattolica per il crescente afflusso dei rifugiati provenienti dal Camerun al confine dello Stato di Cross River, in Nigeria. Il direttore nazionale della Caritas Nigeria, don Evaristus Bassey, ha spiegato che l’afflusso di rifugiati nel paese ha aggravato di molto le condizioni delle comunità nigeriane già impoverite. "Negli ultimi tempi - ha spiegato don Evaristus Bassey - si è verificata una crescente agitazione per l’autorealizzazione in Camerun, che ha portato alla distruzione della vita e alla destabilizzazione della politica e all’eventuale migrazione del popolo del Camerun Sud-occidentale in Nigeria attraverso i confini". La maggior parte dei rifugiati vive all’interno di comunità, o sono ospitati da parenti, in alloggi governativi abbandonati o in edifici disponibili. 
 
Come si legge sul portale All Africa, la Caritas Nigeria monitora la situazione a Cross River State, dove si concentra il maggior numero di rifugiati, e cerca di saperne di più sulle altre aree in cui si sono statbili momentaneamente i rifugiati per effettuare le valutazioni necessarie in Ikom, Etung, Obanliku, Boki, Akamkpa e Akpabuyo LGAs di Cross River State. Don Bassey, inoltre, ha specificato che il gruppo responsabile della ribellione in Camerun è composto principalmente da avvocati che lottano per il ripristino totale dello Stato verso l’ex parte colonizzata britannica del Camerun. Il loro obiettivo è arrivare allo scioglimento dell’Unione del Camerun meridionale del 1961 con il Camerun francese. Cosa succede? Le diverse città delle regioni anglofone del Camerun vivono da mesi una crisi sociopolitica senza precedenti che tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017 è precipitata rovinosamente. Gli avvocati di lingua inglese nell’ottobre 2016 hanno abbandonato i tribunali chiedendo la traduzione in inglese degli atti uniformati dell’Organizzazione per l’armonizzazione in Africa del diritto commerciale (Ohada). Essi, dunque, protestavano contro l’utilizzo della lingua francese nei tribunali e la scarsa conoscenza delle procedure anglosassoni da parte dei colleghi francofoni. Sciopero che non ha tardato a interessare altre fasce della società. Subito dopo gli avvocati, anche i professori del sotto-sistema di istruzione anglofono hanno lamentato una subordinazione del loro insegnamento da parte dei francofoni: ci sono a loro avviso troppi professori di lingua francese, che occupano posizioni di maggiore responsabilità. Gli insegnanti hanno chiesto agli studenti di non entrare in classe fino a quando le loro rivendicazioni non saranno prese in considerazione.
 
Non solo marce pacifiche, ma anche uso barbaro della forza. La risposta del governo è stata una repressione in piena regola: con la polizia che sparò addirittura sulla folla durante le manifestazioni di piazza. Si arrivò poi agli arresti di massa alla fine del 2016, con un enorme spiegamento delle forze di sicurezza.
 
I vescovi della provincia ecclesiastica di Bamenda, preoccupati dalla situazione, hanno scritto una lettera al capo di Stato Paul Biya raccontando la situazione delle regioni del Nordest e del Nordovest e rammentando al mondo politico l’unione storica tra il Camerun occidentale (anglofono) e quello orientale (francofono). Al momento dai centri di registrazione nelle aree governative locali di Ikom, Etung, Boki e Obanliku, fanno sapere che ci sarebbero circa 22.215 mila rifugiati. Va notato tuttavia che ogni giorno si ripetono arrivi di almeno 20 persone al giorno in ciascuno dei centri a partire dal 20 gennaio 2018. Il dato che emerge - segnalato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati - mostra che altre 40 mila persone stanno lasciando in queste ore il Camerun. Questo conferma che, in media, ogni giorno si ripetono arrivi di almeno 20 persone in ciascuno dei centri. Questo a partire dal 20 gennaio 2018. 
Foto: Numbercfoto/pixabay.com
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