Terra e diritti umani. Quando si distrugge l’uno si negano gli altri In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 21 Marzo 2018 12:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto di Alessandro Grassani http://festivaldirittiumani.it/alessandro-grassani-environmental-migrants-%e2%80%a8the-last-illusion-2011-2016/

Con il concetto di Ecologia integrale, Papa Francesco ha mostrato come la questione ambientale sia indissolubilmente legata alla dimensione umana e sociale della vita.
La crisi climatica che il mondo sta vivendo minaccia la salute, mette a rischio la possibilità stessa di mangiare, causa migrazioni di massa e concorre allo scoppio di conflitti nelle aree più povere del pianeta.
In questo senso si può dire che il diritto a vivere in un ambiente sano è il primo e forse il più negato dei diritti umani.
Non è forse un caso allora che la Terza edizione del Festival dei diritti umani, in corso fino al 24 marzo alla Triennale di Milano, sia dedicata proprio all’ambiente e alla terra che, come recita il titolo della manifestazione, è “Una. Per tutti. Non per pochi”.
Ne parla su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economia cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Danilo De Biasio, direttore del festival.


Quanto è forte il legame tra ambiente e diritti umani e quali sono i principali diritti negati da questo punto di vista?
Da un certo punto di vista le questioni ambientali sono forse le più globali e le più terribili violazioni dei diritti umani perché hanno a che fare con gli elementi vitali come acqua, cibo, e salute naturalmente e se vogliamo andare sull’attualità hanno a che fare con le migrazioni.
Come spesso accade quando si parla di fenomeni globali sono questioni che si legano assieme come d'altra parte il Pontefice ha fatto notare nella Laudato Si'.
È importante portarlo all'attenzione sia di un pubblico giovane, penso alle scuole, sia più generico perché è un tema che molto spesso viene dimenticato perchè sembra non toccarci, sembra essere un problema che riguarda popolazioni lontane, ma se pensiamo semplicemente allo smog, che è una delle cause del riscaldamento globale, noi questo inquinamento lo respiriamo anche nelle nostre città e i nostri bambini sono tendenzialmente più colpiti da malattie dell'apparato respiratorio di quanto accadeva solo poco tempo fa.

Un altro tema delicato è legato ai migranti ambientali. Forse il loro primo diritto negato è quello di non essere riconosciuti come tali.
In effetti è così. Recentemente una sentenza di un tribunale a L'Aquila ha effettivamente provato che chi scappava, in quel caso dal Bangladesh, scappava per motivi molto seri e quindi aveva diritto a questa tutela particolare, ma l'Europa non concede questo riconoscimento.
Questa potrebbe diventare una battaglia importante, ma di questi tempi è assai difficile che venga fatta propria anche dai gruppi politici più importanti.
Non bisogna dimenticare tuttavia che molto spesso i profughi ambientali non arrivano in Italia o in Europa, ma fuggono all'interno dei loro stessi continenti: si stima che in questo momento circa 250 milioni di persone non abitino più nelle proprie case a causa dei cambiamenti climatici, spostansosi nella maggioranza dei casi in territori vicini.

In alcune aree del pianeta ci si vede negato il diritto di disporre delle proprie risorse naturali a causa della prepotenza di altri paesi o multinazionali. Penso ad esempio ai fenomeni del land grabbing e del water grabbing.
Assolutamente. Sul land grabbing ovviamente parliamo di terra con dei fenomeni guidati da grandi imprese multinazionali che vanno letteralmente ad accaparrarsi la terra e quindi il cibo.
Gli esperti di ambiente ci dicono che già consumiamo risorse per circa un pianeta e mezzo; avremmo bisogno di una Terra e mezza per dare da mangiare a tutte le persone che la abitano.
Il water grabbing, che è il fenomeno dell'accaparramento dell'acqua, è in alcuni casi addirittura più pericoloso perché non parliamo soltanto di dighe che vanno a sbarrare fiumi che attraversano i confini e che quindi generano, tensioni, violenza e guerra, ma in alcuni casi, soprattutto in America Latina, in Palestina ed Israele, ma anche in alcune zone dell'Asia, vanno letteralmente a toccare delle comunità e dei popoli che abitano quelle zone da molto tempo e che di punto in bianco si trovano senza un bene fondamentale e sono invitati, in alcuni casi con le buone, soldi, spesso con le cattive, ferimenti o uccisioni, a lasciare le loro terre.

Che messaggio vuole lasciare il Festival a chi partecipa?
Che forse c'è più di altri anni la consapevolezza del pericolo che si sta correndo e che quindi le piccole buone pratiche che ciascuno di noi può fare devono continuare e aumentare  in modo da arrivare all'orecchio dei manager e dei grandi decisori politici e finanziari per cambiare modo di produrre perché poi quando si parla di ecologia molto spesso si parla di economia.

Foto di Alessandro Grassani http://festivaldirittiumani.it/alessandro-grassani-environmental-migrants-%e2%80%a8the-last-illusion-2011-2016/
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