Sfruttamento dei braccianti, violenza sulle donne, sottrazione dei bambini alle famiglie povere. I drammi dell'integrazione visti dai romeni. In evidenza

Scritto da   Martedì, 26 Giugno 2018 19:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: Pixabay.com

La comunità straniera più numerosa in assoluto in territorio italiano è quella dei romeni, la cui immigrazione ha conosciuto un boom dagli anni '90, con la fine della dittatura, e poi dal 2007 con l'entrata della Romania nell'Unione Europea. L'ultimo censimento ha contato oltre un milione di romeni residenti in Italia. Uno degli interventi più delicati al convegno “La Chiesa in ascolto”, durante la Festa dei Popoli svoltasi a Roma alcune settimane fa, è stato quello di Eugen Terteleac, presidente dell'Associazione dei Romeni in Italia, che ha evidenziato elementi di criticità nella convivenza tra italiani e romeni. I tasti più dolenti, per la comunità romena italiana riguardano lo sfruttamento dei braccianti agricoli e la disciplina della tutela familiare nei confronti delle comunità nomadi.

Il suo intervento al dibattito è stato uno dei... meno allegri: lei ha tirato fuori dei problemi, evidentemente sentiti nella vostra comunità, e che è bene ribadire.

Ho approfittato di questa giornata di riflessione e ho provato a portare all'attenzione della platea dei presenti alcuni argomenti molto sensibili e molto delicati; pericolosi nella stessa misura. Uno dei problemi più toccanti e profondi nella nostra comunità rimane quello legato ai bambini. Bambini romeni e di altre etnie [provenienti] dalla Romania, gli “zingari”, che spesso sono allontanati dalle famiglie, direi in un modo barbaro. Perché allontanandoli dalla famiglia, non dandogli la possibilità di avere un tutore madrelingua, di essere aiutati, accompagnati e reintegrati nella stessa famiglia, succede che si commette un crimine. Davvero: un crimine direi; perché non è corretto, non è normale, in questi tempi, allontanare un bambino da una famiglia sul principio della povertà: perché la famiglia è povera. In questo momento, anche qui in italia, ci sono milioni di famiglie che si confrontano con la povertà. Tutte queste famiglie, [e anche] i romeni, devono essere aiutati per far sì che rimangano unite. Sono i principi promossi dalla Chiesa, che ringraziamo molto. In questo dibattito abbiamo provato a riportare questo argomento all'attenzione pubblica e cercare, insieme, di combattere questi fenomeni. Ci sono tante storie bruttissime che hanno portato alla luce delle situazioni non più accettabili in una società civile come la nostra.

Lei ha ricordato ad esempio le storie dei braccianti che arrivano dalla Romania e vengono inseriti e sfruttati nel circolo vizioso del caporalato per la raccolta degli ortaggi. Soprattutto ha raccontato delle donne che vengono minacciate, anche fisicamente.

In Sicilia, a Ragusa, tutta la zona di Vittoria si è sviluppata in una maniera esponenziale in questi ultimi anni: da quando è arrivata la comunità romena, grazie anche a questa forza lavoro. Ma nello stesso tempo abbiamo trovato anche grossi problemi: a parte il lavoro sottopagato, le violenze. Violenze fisiche e violenze sessuali contro le donne. Le donne sono andate lì per trovare una soluzione, per aiutare i familiari lasciati a casa. Donne che sono già vittime, per il sacrificio che stanno facendo, lasciando i bambini e i cari in Romania. Addirittura ci sono stati dei datori di lavori che le hanno violentate. In una regione, la Sicilia, dove lo Stato non è presente come dovrebbe essere, a Ragusa tutte le serre di Vittoria sono in mano ai romeni. Parlo di migliaia e migliaia di lavoratori che sono chiusi nelle baracche: sono proprio sequestrati lì, in quella zona, e nessuno fa nulla. Lo Stato romeno sta provando a intervenire con varie soluzioni, anche di rientro in patria; ma non è corretto, non è giusto che una zona si sviluppi e tragga dei benefici così importanti da una comunità e le autorità locali si lamentino dicendo che i romeni non denunciano questi fatti. Parliamo della Sicilia! Il romeno non denuncia, è vero, ma non dobbiamo aspettare che le vittime denuncino questi fatti. Dobbiamo intervenire, ne abbiamo la capacità e la possibilità. C'è lo Stato di Diritto in Italia! Si deve fare qualcosa. Sì, la cultura in quella zona è diversa, ma credo che con il dialogo si possano trovare delle soluzioni. In questo ci aspettiamo un sostegno maggiore da parte della Chiesa; perché in questo momento la dignità umana dovrebbe essere al primo posto nei nostri incontri, nei nostri dibattiti, e sul tavolo delle istituzioni.

Lei ha parlato prima delle diverse etnie che vengono dalla Romania, come da tutti i paesi “ex poveri”; ha parlato anche di situazioni di bambini che vivono in povertà e vengono strappati alle famiglie. Ovviamente ha molte ragioni: è sempre penoso togliere un bambino a una madre. C'è però anche un'autocritica in queste comunità? un lavoro con le autorità italiane per cercare di riportare queste famiglie a un'integrazione più civile?

Assolutamente sì. Lo Stato romeno dovrebbe essere molto più presente. Le istituzioni rappresentative dalla Romania in Italia sono deboli e inefficienti, in questo momento. Quando accade che un bambino di un'altra nazionalità, francese o tedesca, viene preso dalle istituzioni, il consolato e le autorità intervengono subito, e verificano la situazione di quel caso specifico. Intervengono e aiutano quelle famiglie. La Romania non fa tutto quello che dovrebbe fare per i suoi cittadini. Su questo stiamo lavorando con le autorità dello Stato romeno: cerchiamo di creare e dare alla nostra comunità gli strumenti per cooperare con le autorità romene e italiane, per non lasciare più queste situazioni così, senza nessun intervento.

Chiudiamo con una nota positiva: durante il convegno lei ha fatto anche cenno alle affinità fra il popolo italiano e quello romeno, alle tante cose che abbiamo in comune.

Si è una nota positiva. Parto da una situazione economica: una comunità di un milione e mezzo di persone che vivono in Italia; 46.000 aziende costituite da romeni; quasi il 2% del pil italiano in mano ai romeni. Parliamo dell'1,5% di crescita economica dell'Italia, anche grazie ai romeni. Sono convinto che possiamo dare ancora di più, perché la nostra è una comunità giovane in confronto alle altre. Una comunità che si sta integrando e che può dare veramente molto di più allo sviluppo economico italiano.

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