Claufio Giovine (CNA): Le imprese artigiane hanno difeso l'occupazione e ora sono in difficoltà

Scritto da   Domenica, 17 Febbraio 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Claudio Giovine, del Dipartimento Politiche Industriali della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa è intervenuto all'interno di "A Conti Fatti", programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana

 

Dottor Giovine come stanno affrontando la crisi le piccole imprese artigiane?
Le imprese, tutte, stanno soffrendo il prolungarsi di una crisi che sta diventando drammatica per tutte le categorie. Se è vero che il commercio soffre la restrizione della domanda e altresì vero che tutte le attività produttive di servizio sono compresse in maniera non meno preoccupante. Un dato per tutti, pensiamo all’attività delle costruzioni che ha perso oltre il 35% del fatturato, l'attività manifatturiera è scesa del 20-24% e le attività di servizi che in questi 5 anni hanno perso più del 10% del loro fatturato. Anche sotto il profilo occupazionale è evidente che ci sono delle tensioni che cominciano a sentirsi; gli artigiani in particolare hanno tenuto l'occupazione nei primi anni di difficoltà dal momento che il valore dei loro dipendenti dei loro collaboratori rappresenta sicuramente l'asset più importante per il settore. Adesso abbiamo anche qui preoccupanti fenomeni di riduzione che speriamo possano recuperarsi nel momento in cui, auspicabilmente, la domanda potrà riprendere.

Tra gli artigiani quali sono i professionisti più in crisi? Si sente spesso dire che il comparto del lusso sia più a riparo dalle tempeste economiche.
Nel mondo artigiano il comparto che ha risentito di più della crisi è tutta la filiera che è legata alle costruzioni immobiliari. Quelle che sono più a riparo sono le imprese che hanno una capacità di lavorare all'estero e quindi di intercettare quella domanda europea e mondiale che in un caso è calata meno e nell'altro continua invece a crescere. In altre parole le imprese che hanno sviluppato una maggior propensione all'attività esterna, alle esportazioni, sono quelle che oggi mostrano più forza in controtendenza rispetto al resto del paese; quindi il made in Italy, tutte le produzioni della moda, dell'abitare, del lusso come dice lei sono quelle che hanno oggi resistito meglio e anzi in alcuni settori riescono ad avanzare. Questo avviene anche nella meccanica di precisione, nella parte delle apparecchiature, la dove queste riescono ad arrivare su un mercato che non sia solo nazionale.

Leggiamo da un’indagine che proprio CNA ha commissionato al Censis che solo il 32% delle imprese artigiane ricerca giovani sotto i 30 anni, la maggioranza non fa questioni di età mentre il 15% dichiara apertamente di preferire gli ultratrentenni. A cosa è dovuta questa freddezza nei confronti dei più giovani?
Più che freddezza si tratta di preferire profili che hanno già maturato significative esperienze lavorative. In questo momento la questione rivela la qualità della formazione scolastica professionale che acquisiscono  i giovani usciti dalla scuola che purtroppo non sempre è legata al tipo di domanda che esprimono le imprese.

Tra le votre parole d’ordine per il rilancio del settore ci sono la formazione e l’internazionalizzazione.
Formazione e Internazionalizzazione sono strettamente legate, nel senso che noi immaginiamo un sistema di mercato ormai allargato non più a livello locale, nazionale, europeo, ma mondiale. Anche piccole e piccolissime imprese oggi sono sui mercati mondiali con la stessa capacità delle grandi, le percentuali di presenza dei piccoli sui mercati più lontani e difficili oggi è pari a quelle delle imprese più importanti.
Questo impone al sistema un cambio di marcia in termini di qualità, di capacità di stare all'estero e quindi da un lato un cambio di paradigma culturale delle imprese che siano in grado di operare a contatto di culture, esperienze, regole commerciali diverse. E questo impone al paese la capacità di indurre lavoratori, imprese, imprenditori a un approccio culturale di apertura maggiore rispetto a quella attuale. Cioè disporre di quegli strumenti cui purtroppo oggi le imprese non possono accedere con facilità. Si tratta di rivedere le politiche di accompagnamento all'estero, gli strumenti assicurativi, creditizi, promozionali che possono permettere di fare un balzo in avanti significativo portando le attuali 80.000 piccole imprese che hanno attività all'estero a raddoppiare di numero nell’arco di pochi anni.

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