Il Prof. Rosina “Ma quali bamboccioni, i ragazzi italiani hanno il desiderio di autonomia e famiglia”

Scritto da   Sabato, 25 Maggio 2013 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nella conferenza organizzata dal Forum delle Associazioni Familiari per la giornata internazionale della famiglia, il docente di demografia della Cattolica di Milano fa un’analisi sulla questione del lavoro giovanile in Italia e di come ciò si ripercuota nella creazione di una famiglia e sulla società stessa


Alla conferenza organizzata dal Forum delle Associazioni Familiari per festeggiare la giornata internazionale della famiglia, indetta dall’Onu nel 1994, si è affrontato il tema “Giovani, famiglia e lavoro: custodire il futuro del Paese”.
Tra gli interventi il Prof. Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica Sociale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha spiegato come la situazione del lavoro giovanile in Italia si ripercuota sia nella formazione di nuove famiglie sia in meccanismi importanti a livello sociale.
Partendo dall’analisi dello sfondo sul quale si attuano tutte le scelte possibili dei giovani, emerge palesemente lo stato di estrema incertezza da considerare un vero vincolo non trascurabile.

In questo scenario i giovani hanno , da un lato, il desiderio di costruire il loro percorso di vita autonomo, mentre dall’altro affrontano, la complessità e l’insicurezza generale tendono a renderli prudenti, se non timorosi nel prendere decisioni definitive.
Questo clima generale di incertezza è andato ampliandosi negli ultimi anni. Le crisi economiche internazionali che si sono succedute in questo inizio di secolo, hanno acuito le difficoltà dei giovani nel costruirsi un proprio percorso professionale. È evidente che, se le nuove generazioni non riescono a trovare un lavoro, non potendo così formare una famiglia propria, ciò non può essere considerato solo un problema del singolo, ma del paese stesso che trova minate le basi del proprio futuro.

Focalizzando l’attenzione SUL contesto nazionale, i riferimenti alla questione giovani-lavoro è uno dei must di ogni dibattito politico, a cui non sono mai seguiti fatti concreti e tangibili.
Le rilevazioni dell’Istituto Toniolo hanno mostrato come i ventenni italiani non siano i bamboccioni schizzinosi che generalmente si tende a descrivere. Emerge anzi che i giovani sono consapevoli delle difficoltà, ma non rinunciatari. Se da un lato il desiderio di autonomia è sempre più in crescita, dall’altro il percorso di una piena indipendenza dai genitori è nel contesto attuale oggettivamente più complicato rispetto a quello che avevano le generazioni precedenti. A differenza dei paesi dell’Europa centrale dove in media i giovani lasciano casa a 25 anni, l’asticella si sposta verso i 30 in Italia. Il dato ovvio che ne scaturisce è che la percentuale di coppie con figli nella fascia di età 30-34 è tra le più basse d’Europa.

La difficoltà più importante che ostacola le varie scelte è quella di trovare un lavoro al quale corrisponda un’adeguata remunerazione. Tra coloro che hanno un lavoro, meno del 20% si dichiara soddisfatto dell’impiego. Un giovane su due si adegua ad un salario basso rispetto a quello che considera appena equo, mentre addirittura il 47% dei giovani svolge attività che non sono per nulla coerenti con i propri percorsi di studio.

Tutta questa non confortevole situazione si rispecchia poi concretamente nella totalità del contesto sociale. L’Italia è tra i paesi con la più alta percentuale di giovani under 30 che dipendono economicamente dai genitori, creando delle anomalie a livello di “ammortizzatori sociali”. A differenza delle medie europee quando un giovane termina un rapporto lavorativo in Italia non riesce a reinserirsi prontamente nel mercato del lavoro, trovandosi costretto ad un ritorno nella casa paterna.
Nonostante ciò la quasi totalità dei giovani conta di poter costruire una propria famiglia, vedendola composta da almeno due figli. Sono solo il 9% degli uomini e il 6% delle donne che non considerano affatto questa ipotesi fattibile.
Questo dato conferma ulteriormente che qualora questi giovani venissero aiutati nella progettazione e attuazione dei loro percorsi lavorativi, non solo si avrebbe una decisa crescita economica, ma anche l’altissima denatalità di cui soffre il Paese sarebbe destinata a cessare. realmente aiutati a realizzare i proprio progetti di vita il paese tornerebbe a crescere e la stessa denatalità italiana sarebbe un problema facilmente superabile, potendo affrontare diversamente l'intero problema del welfare.

 

25/05/2013

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