Equity crowdfunding, in Italia il primo regolamento al mondo, un bene?

Scritto da   Sabato, 13 Luglio 2013 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
L'Italia è per una volta prima al mondo per quanto riguarda la legge e non si tratta di una classifica negativa. 
Si tratta del regolamento, stilato dalla CONSOB(Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), per quanto concerne un particolare tipo di raccolta fondi nel Web, chiamato “Equity Crowdfunding” e tradotto dalla norma in “Raccolta di capitali di rischio da parte delle start-up inovative tramite portale online”.
 
Se ne parlava già a dicembre 2012 quando il Decreto Crescita 2.0 del Governo Monti delegò la Consob a redigere un regolamento ad hoc per la materia in questione. Da quel momento non si è perso tempo e nemmeno le vicende politiche hanno frenato la procedura. La Consob ha fatto subito partire le indagini conoscitive e raccolta dei dati e dopo aver incontrato gli operatori del settore in un open hearing tenutosi all'inizio di febbraio presso la sede romana dell'istituto, il 29 marzo 2013 ha pubblicato una bozza di regolamento sulla quale ha aperto una consultazione con le parti coinvolte, terminata alla fine dello scorso 30 aprile. Infine in seguito alla delibera del 26 giugno 2013 n.18592, il 12 luglio la Consob ha pubblicato il regolamento definitivo, il primo al mondo a normare questo settore.
 
La prima novità introdotta è l'istituzione del registro dei gestori. Questo sarà pubblico sul sito della Consob e conterrà indicazioni specifiche riguardo i soggetti che si occupano della gestione dei portali per la raccolta dei capitali a rischio; inoltre sono presenti in una sezione speciale con un elenco delle imprese di investimento e delle banche autorizzate ai relativi servizi di investimento che vogliano, previa comunicazione, compiere lo stesso servizio tramite portale online.
 
Altra novità è la definizione dei requisiti di onorabilità(assenza di condanne penali per chi detiene il controllo) e di onorabilità e professionalità(esperienza e competenze specifiche in vari settori in base al ruolo) per chi svolge funzioni di amministrazione, direzione e controllo. Inoltre, per svolgere questo servizio di raccolta fondi online, il regolamento stabilisce regole di condotta precise definendo una serie di obblighi generali. Per prima cosa vengono indicati alcuni criteri di comportamento dei gestori ed in particolare diligenza, correttezza e trasparenza, gestione dei conflitti di interesse, parità di trattamento dei destinatari delle offerte. Grande spazio, poi, viene dato per quanto riguarda le informazioni da fornire agli investitori per rendere la loro scelta libera e consapevole. Affinché ciò avvenga  le informazioni devono essere corrette, aggiornate, chiare e non fuorvianti. Dal momento dell’adesione chi investe ha il diritto di recesso entro i sette giorni dall’ordine di investimento.
 
Per quanto riguarda il lato dell’investitore, esso deve dimostrare tramite questionario la piena comprensione delle caratteristiche essenziali dell’investimento e dichiarare di essere in grado di sostenere economicamente l’eventuale intera perdita che ne potrebbe derivare. Per questo, per gli investitori non professionali, è obbligatorio prendere visione delle informazioni presenti sul portale del servizio e rispondere nella sezione di investor education, predisposta dalla Consob, ad un questionario che ne verifichi la comprensione.
 
Qualora la somma investita in una singola start-up innovativa non superi la soglia minima di rilevanza (per persone fisiche 500€ ad investimento e 1000€ nel complessivo annuale, per le persone giuridiche 10 volte tanto) l’investitore potrà proseguire con la procedura dopo l’iscrizione al porta ed il questionario. In caso contrario subentrerà l’applicazione della procedura MIFID, rendendo più macchinosa la questione: per garantire la affidabilità e stabilità di chi investe. il gestore deve far ricorso ad una banca o ad una Sim(Società di Intermediazione Mobiliare) che dovrà fornire un profilo dell’investitore, comprendendo informazioni riguardo la disponibilità economica  e gli obiettivi di investimento. Questo potrebbe rallentare, bloccare e persino spaventare molti investitori, che, in quanto non professionisti, non comprenderebbero la procedura e che desidererebbero investire di più.
 
Altro grosso possibile limite di questa norma riguarda la necessità  che almeno il 5% delle quote di una start-up devono essere acquistate da investitori professionali, fondazioni bancarie o incubatori. Il gestore del portale, “ai fini del perfezionamento dell’offerta sul portale”, deve controllare questo elemento che, qualora mancasse, potrebbe rendere vano il processo spesso complesso e costoso di raccolta fondi per le start-up. Non solo gli investitori potrebbero spaventarsi, ma persino le stesse start-up, non prendendo in considerazione questa possibilità che potrebbe tramutarsi in perdita.
 
Siamo in testa, è vero, ma il traguardo è ancora lontano e potremmo farci raggiungere presto e superare.
Letto 9281 volte

Informazioni aggiuntive