I media e le donne … è una questione di genere?

Scritto da   Venerdì, 26 Luglio 2013 18:31 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nonostante la partecipazione al lavoro delle donne sia molto aumentata negli ultimi anni  il gender gap permane e se consideriamo il raggiungimento dei ruoli manageriali la situazione peggiora. 

Secondo quanto pubblicato dall’European Institute for Gender Equality (EIGE), il primo rapporto europeo sul numero delle donne ai vertici delle principali organizzazioni media nei paesi dell’Unione Europea (con in più la Croazia), sembra che le donne ricoprano in pochissime occasioni posti “con alti poteri decisionali”.
In alcuni casi, come ad esempio nella professione giornalistica, la situazione appare migliorata, ma negli altri settori la rappresentanza maschile ritrae la prassi e questo, sempre secondo il rapporto è causato anche dell’assenza di interventi normativi e pratiche organizzative finalizzate all’inclusione.
Da dove nasce quest’interesse europeo per il rapporto tra donne e media? Nel dicembre 1995, il Consiglio europeo ha riconosciuto l'impegno dell'Unione europea nei confronti della piattaforma di Pechino Azione (PAP) che in quell’occasione ha identificato il rapporto tra donne e media come una delle principali sfide in tema di pari opportunità e ha incoraggiato i media a prendere iniziative in tale direzione.
L’indagine seguita, ha analizzato la percentuale di donne e uomini che rivestono ruoli decisionali nelle organizzazioni dei media, pubblici e privati, e l'esistenza di politiche interne per promuovere genere uguaglianza nelle organizzazioni.
I dati ci dicono che le donne rappresentano circa un terzo (32%) del personale dirigente. Il numero delle donne occupate nel settore media che occupa livelli più elevati rappresenta però solo il 16% delle posizioni, mentre il 33% è impegnato in ruoli operativi.
Ogni Paese ha le proprie specificità, ad esempio in Bulgaria e in Lettonia si registra un numero di donne superiore agli uomini a tutti i livelli decisionali e paesi come l’Estonia, la Lituania, la Romania, la Slovenia, la Finlandia e la Svezia hanno percentuali di donne fra il 40% e il 50%. Dall’altro, paesi come Irlanda, Grecia, Italia e Malta hanno invece percentuali di donne molto al di sotto della media europea (30%).
Il rapporto EIGE è importante come testimonianza dell’interesse da parte della Comunità Europea nei confronti delle politiche di genere. Inoltre, evidenziando la situazione in Italia, dove sono stati monitorati i vertici di quattro tra le più importanti aziende del Paese (Rai, Mediaset, Corriere della Sera, La Repubblica) ci dice come solo l’11% sia la quota delle donne a livelli decisionali. Un risultato purtroppo, ancora molto lontano dall’obiettivo della Piattaforma di Pechino. Eppure importante; per procedere lungo una direzione non si può che partire dalla consapevolezza di una situazione e dalla chiara “fotografia” di un fenomeno.

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