Morcellini: la comunicazione non ha aiutato il processo di integrazione, ma le cose stanno cambiando

Scritto da   Domenica, 18 Agosto 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)

Sull’integrazione Italia sospesa tra vecchi pregiudizi ed un processo irreversibile che arriva dal basso. 

Il ruolo dei media nei processi di integrazione nell’opinione di Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università Sapienza di Roma, intervenuto nella trasmissione “A Conti Fatti”.

 

Gli immigrati sono ormai una realtà importante nel nostro Paese. Tralasciando per un momento il lavoro e limitandoci al tema dell’accettazione sociale, possiamo definirci un paese maturo o non siamo ancora riusciti a superare pregiudizi e stereotipi?
Rispetto al passato siamo meno disponibili a riconoscere l'esistenza, l'autonomia e la funzione degli altri. Quindi dal punto di vista comparativo occorre dire che qualche regressione culturale, qualche avvitamento nella paura e nel pregiudizio c'è stata.
Questo non significa che non siamo ancora maturi, ma vuol dire che la strada si è rivelata molto più faticosa e laboriosa di quello che immaginavamo; da questo punto di vista la comunicazione non ci ha aiutato minimamente, ma questo lo vedremo a parte.
Dal punto di vista dei rapporti e delle relazioni sociali noi abbiamo luci ed ombre, ci sono minoranze vistose importanti che in qualche misura fanno uno sforzo di dialogo di riconoscimento che è sorprendente in un paese attanagliato dalla crisi economica come la nostra, ma la maggioranza del paese ancora è probabilmente avvitata su un pregiudizio in forza di cui gli italiani tendono a moltiplicare il numero degli stranieri rispetto alla realtà fino a cinque volte rispetto ai dati reali.
Questo significa che noi incontriamo più stranieri di quelli che ci sono nella realtà; è il segno che non siamo completamente maturi.
 

Quanto contribuisce l’informazione? Il suo dipartimento coordina un osservatorio proprio su questo. Che trend stanno emergendo?
Da dieci anni lavoriamo sul rapporto tra media e immigrazione, perché ci sembra che sia l'elemento decisivo.
Se noi ci domandiamo chi mette questi immigrati in più nella retina degli italiani, chi ce li infila, chi li moltiplica, chi li fa diventare così pericolosamente frequenti nell'esperienza, la risposta è una sola: ce li mette il sistema d'informazione, un sistema che si è rivelato modestissimo dal punto di vista della qualità, ripetitivo dal punto di vista delle narrazioni, incapace di restituire come storie le vite dei migranti.
Negli ultimi tempi, anche grazie alla carta di Roma, che abbiamo sottoscritto con Ordine e Federazione (dei giornalisti ndr), ci sembra di notare dei segni di cambiamento e cioè una visione dei migranti non solo come problema o come emergenza, ma finalmente anche come risorsa e comunque come inevitabile sfida del nostro presente e futuro.
 

Noi italiani siamo realmente interessati a comprendere un'altra cultura? Guardando il panorama mediatico, nonostante il moltiplicarsi dei canali, non ci sembra ci siano programmi che valorizzino la multiculturalità.
Anche qui la situazione è più ambivalente. Ci sono segni interessanti di cambiamento, anche forme di autoproduzione culturale dei migranti.
È vero che il generalismo è ancora sostanzialmente ostile; va un po’ meglio la radio che è l'unica che assomiglia a internet per un minimo di apertura culturale ai migranti.
La stampa e le televisioni sono il punto di maggiore arretratezza, ma anche qui basta aspettare, anche perché noi sappiamo che c'è una crisi dei sistemi generalisti e della fortuna di giornali e televisioni che è tale da far pensare che nel prossimo futuro le diete comunicative degli italiani non saranno formattate come oggi su media mainstream.
Il processo è sicuro, noi dovremmo per forza diventare più aperti, il problema su cui la comunicazione ci deve aiutare è che dovremmo farlo per convinzione non per interesse economico.

18 agosto 2013

Letto 3021 volte

Informazioni aggiuntive