La malnutrizione non è un problema di povertà economica ma di cultura ed educazione: i dati del rapporto Unicef-Istat sulla nutrizione

Scritto da   Venerdì, 06 Dicembre 2013 15:07 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Sono oltre 3 milioni nel mondo le morti infantili sotto i 5 anni delle quali la malnutrizione è una delle cause principali. A rischio sono complessivamente 165 milioni di bambini, ben uno su quattro sotto i 5 anni, i quali hanno 9 volte in più di probabilità di morire rispetto a chi ha la possibilità di nutrirsi in maniera adeguata e corretta. Questi sono alcuni dati che spiccano dal rapporto "Bambini e adolescenti tra nutrizione e malnutrizione. Problemi vecchi e nuovi in Italia e nel mondo in via di sviluppo" presentata presso la sede dell'Unicef a Roma il 6 dicembre 2013.

La ricerca, realizzata in collaborazione tra Unicef e Istat, fa emergere alcuni elementi chiave del fenomeno malnutrizione a livello mondiale e si concentra sulla situazione italiana per individuare elementi comuni e particolarità rispetto al condesto globale. Grande evidenza di questo rapporto è il ruolo primario svolto dal contesto familiare, ma in particolar modo delle donne, determinanti in quanto ricoprorono il ruolo centrale nella cura dei figli a tutte le latitudini, in tutte le culture e in ogni momento dell'infanzia e dell'adolescenza.

Primo e fondamentale compito delle donne per la nutrizione dei più piccoli è l'allattamento. Infatti, allattare eslcusivamente al seno riduce del 45% il rischio delle morti neonatali, aumentando le probabiltà di sopravvivenza nei primi sei mesi di vita, fino a 14 volte di più. L'allattamento materno, fornendo una sorta di prima vaccinazione naturale, è il miglior alimento per un neonato soprattutto laddove la povertà è più diffusa e il latte in polvere è più un rischio che un risparmio, a causa di fonti d'acqua poco sicure. Nel mondo soltanto il 39% i bambini sotto i 6 mesi sono stai allattati esclusivamente al seno nel 2012, mentre in Italia le statistiche recenti dell'Istat confermano e migliorano i dati del 2005, secondo i quali l'81,4% delle donne, che ha avuto figli nei cinque anni precedenti alla rilevazione, ha allattato al seno.

L'indagine statistica ha inoltre preso in considerazione gli stili alimentari dei bambini per fasce d'età tra i 3 e i 17 anni, per comprendere meglio il legame tra nutrizione, salute e aspetti socio-economici. Analizzando i dati dell'indagine statistica multiscopo dell'Istat, sono stati esaminati in particolare le rilevazioni sulla colazione non adeguata, il consumo di snack almeno una volta al giorno, il consumo giornaliero di verdura, ortaggi e frutta e il consumo di più di mezzo litro di bevande gassate al giorno. Il dato più allarmante che emerge è che soltanto il 12% di bambini e ragazzi consuma 4 o più porzioni di frutta e verdura, comportamento prescritto le "Linee guida per una sana alimentazione italiana" dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN).

Altro dato allarmante associato agli stili di vita è la diffusione di sovrappeso e obesità tra bambini e ragazzi, in Italia e nel mondo. Per quanto riguarda il nostro Paese, il fenomeno dell'obesità tra bambini e ragazzi è più diffuso tra i maschi (30,1% contro il 23,6% delle femmine), tra coloro che vivono al Sud (34,6% rispetto al 22,7 del Nord-Ovest, al 21,1% del Nord-Est, al 24,6% del Centro e al 31,1% delle isole), tra chi svolge poca attività fisico-motoria, nonché tra chi vive in famiglie che ritengono le proprie risorse economiche scarse o insufficienti e soprattutto con livelli di istruzione dei genitori più bassi, variabile che influisce su tutti gli stili alimentari.

Sicuramente la situazione economica influsice sugli acquisti di almimenti e il consumo del necessario nutrimento, ma dai dati sembrerebbe che questo sia principalmente un problema culturale e di educazione. E di questa idea sono il  ministro della Salute Beatrice Lorenzin e Michela Vittoria Brambilla, Presidente della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza, le quali, nelle lettere di saluto lette in occasione della presentazione del rapporto, hanno ribadito l'importanza di un'adeguata promozione di sani stili alimentari e di una informazione corretta in tema di alimentazione.

La crisi influenza e aggrava il taglio ai consumi alimentari, è vero, però, che bisogna sapere come e dove poter tagliare senza rinunciare alla propria salute. Moltissimi anni fa si insegnava economia domestica nelle scuole e il simbolo del nostro paese era la famosa "dieta mediterranea", sarà forse il momento di recuperare queste tradizioni?

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