L’olio italiano tra eccellenza e rischio banalizzazione

Scritto da   Domenica, 15 Dicembre 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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È stata presentata alcuni giorni fa a Roma Flos Olei l'unica guida al mondo dedicata all'extravergine di tutti i continenti. Un grandissimo prodotto, l’olio, molto spesso, purtroppo non apprezzato come dovrebbe e soprattutto non conosciuto come si dovrebbe. 

Marco Oreggia, curatore della guida e grande esperto di extravergine, ne ha parlato intervenendo su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana.



Oreggia com'è la situazione dell'olio extravergine dal punto di vista della conoscenza dei consumatori?
L'olio extravergine di oliva è ancora sotto quotato come cultura generale; c'è ancora troppo prodotto standard sui mercati, probabilmente il consumo non conosce in maniera approfondita quali sono le proprietà nutrizionali, qualitative e gustative del prodotto.
 

Quante varietà di olio ci sono in Italia?
A livello mondiale sono state censite circa 1300 varietà, in Italia sono oltre 500.
Abbiamo il più grande giardino varietale, la più grande biodiversità del settore, siamo il secondo paese tra i produttori come quantità, ma siamo i primi per qualità proprio grazie a questa biodiversità incredibile.
 

Quanto vale il settore dell'olio dal punto di vista economico?
È un settore molto forte considerando che parliamo di oltre 2 milioni di aziende coinvolte, tra piccole e grandi. È un comparto importante dell'agricoltura, coinvolge moltissimi operatori, anche se stagionali in molti casi, e molti sono i trasformatori di prodotto, quindi molti frantoi.
 

Leggendo la sua guida noto che sono moltissime le piante di ulivo in Italia e in Euopa.
Si, sono tante. Il cuore pulsante è il Mediterraneo, circa il 95% della produzione mondiale viene fatta in questo bacino. L'Italia è il secondo produttore dopo la Spagna, tutta la comunità europea rappresenta circa il 75% della produzione mondiale.
 

Tornando sulla difficoltà di imporre l'extravergine sul mercato, pensa abbia qualche responsabilità anche il mondo della ristorazione?
La ristorazione non è esente da colpe, nel senso che molto spesso viene banalizzato questo appeal molto forte dell'agroalimentare italiano, prodotto grandioso dal punto di vista nutrizionale e salutistico, che forse meriterebbe migliore posizione dentro le attività della ristorazione, nelle enoteche e anche nella grande distribuzione.
Sicuramente c’è qualche responsabilità della normativa, sia comunitaria che nazionale, che sta migliorando in questi anni, che forse non è tanto chiara nell'etichetta.
I consumatore a volte trova una forchetta troppo ampia nei prezzi e non riesce a scindere qualità e qualità dell'olio extravergine di oliva.
 

Rimanendo sui prezzi. Quando si trova una bottiglia a 3 o 4 euro cosa ci si deve aspettare?
Sinceramente non un grande olio extravergine di oliva questo è poco ma sicuro.
Ammettendo che sia un olio extravergine di oliva, la qualità sarebbe piuttosto standard, le cariche fenoliche, che sono le qualità nutrizionali o parte delle qualità nutrizionali sarebbero piuttosto basse, gli aspetti organolettici e gustativi deboli.
Quello che ricerco e consiglio nella mia guida è quello di trovare un olio extravergine che possa dare rispondenza a queste biodiversità che esistono in Italia, con caratteristiche di intensità, di fruttato, che siano leggere, medie o intense, perché ogni varietà riflette un'intensità aromatica, che siano rispondenti alle varietà e quindi abbinabili in uso di ristorazione o gastronomia.

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