Secondo l’Organizzazione Mondiale per la sanità, una donna su tre è colpita da una qualche forma di violenza nel corso della sua vita. Ci sono violenze che salgono alla ribalta del dibattito pubblico, come gli stupri o i femminicidi, ed altre che risaltano meno, come le pressioni psicologiche sul lavoro o in famiglia.

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Secondo gli ultimi dati OMS a livello globale circa il 35% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale durante la loro vita.
Quasi tutte queste donne (30%) subiscono questa violenza all’interno di una relazione affettiva e il partner è responsabile del 38% dei femminicidi.
Per capire cosa accade in un uomo che si macchia di tali comportamenti e se ci sia la possibilità di interrompere una spirale prima che degeneri nelle forme di violenza più gravi, interviene su “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Mario Mario De Maglie, psicologo e psicoterapeuta, coordinatore del Centro di ascolto uomini maltrattanti di Firenze.

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Domenica 25 novembre è ricorsa la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di portare attenzione su una delle peggiori forme di inciviltà umana.
Secondo gli ultimi dati Eures nei primi dieci mesi di quest’anno in Italia le vittime di femminicidio sono state 106, una ogni 72 ore, ma il femminicidio è la punta dell’iceberg di un problema molto più esteso, sono infatti centinaia di migliaia le donne attualmente vittime di qualche forma di violenza, milioni quelle che l’hanno subita almeno una volta nella vita.

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Il 25 novembre scorso, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Earth Day italia ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema.

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Martedì, 27 Novembre 2018 19:00

Puntata del 27/11/2018

Nella puntata di "A Conti Fatti" del 27 novembre si parla di violenza di genere.

Intervengono:

  • Antonella Veltri, vicepresidente D.i.Re. Donne in Rete contro la violenza

  • Mario De Maglie, psicologo, Centro di ascolto uomini maltrattanti di Firenze

  • Giulia Morello, direttore artistico Earth Day Italia 

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Secondo i dati dell’Istat il 31% delle italiane tra i 16 e i 70 anni ha subito un qualche genere di violenza nell’arco della vita per il fatto di essere donna. Si tratta di circa 7 milioni di persone che, nei casi meno gravi, sono state molestate; nel numero però rientrano anche i fenomeni più odiosi delle violenze fisiche, quelle psicologiche prolungate negli anni, e le persecuzioni ai loro danni. In Italia è attivo un numero di telefono, il 1522, adibito a Servizio Antiviolenza e Stalking. Una statistica recente ha estrapolato i dati di ben 17500 chiamate a questo numero, disegnando un quadro della violenza di genere nel paese. 
Il 50% delle storie raccontate agli operatori del 1522, si riferivano a violenze fisiche, il 38% psicologiche e per il 4% a minacce. Lo stalking riguarda solo il 5,6% delle richieste di aiuto. Soltanto nel 9% delle chiamate la segnalazione di un caso di violenza proviene da qualcuno che non sia la vittima; dato che fa trasparire una certa omertà nella cerchia delle vittime.
Le donne che si rivolgono al Servizio Antiviolenza sono sposate nel 53% dei casi, separate o divorziate per il 15%. Nel 75% dei casi l’autore della violenza è il coniuge, il partner, il convivente o l’ex, mentre in un altro 15% dei casi è un familiare. Nel 91% dei casi  gli episodi di violenza durano da mesi, o da anni; soltanto il 2% delle chiamate riguardano la prima violenza subita. Questo denota la convinzione che le prime manifestazioni di violenza possano essere temporanee e rimediabili, mentre i dati affermano che nel 75% dei casi purtroppo le vessazioni crescono in frequenza e in gravità.

La quasi totalità di queste chiamate viene girata a centri e servizi antiviolenza sul territorio. Uno questi è Differenza Donna, la cui presidente, Elisa Ercoli, è intervenuta nella trasmissione “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it su Radio Vaticana Italia, in una puntata dedicata alla parità di genere.

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Sul fronte del cosiddetto gender salary gap, ossia la differenza retributiva che, a parità di mansioni, esiste tra uomo e donna il nostro paese ha fatto molti passi avanti e anche l’occupazione femminile sta dando segnali incoraggianti, ma sono ancora molte le donne di fatto costrette a scegliere tra lavoro e famiglia.
Interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Liliana Ocmin responsabile Donne, Immigrati, Giovani della Cisl.

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Raggiungere l'uguaglianza di genere e aumentare forza, autostima e consapevolezza di tutte le donne e le ragazze.
Recita così il quinto dei 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile che le nazioni unite si sono proposte di raggiungere entro il 2030.
Sono ancora moltissime le donne che in diverse aree del modo vivono in una condizione di sottomissione rispetto all’uomo di fatto ancora istituzionalizzata.

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