La cronaca e il dibattito politico in Italia fanno continuamente riferimento alla situazione delle città dove la crisi economica, le masse di profughi e migranti, il disagio sociale dei nostri tempi, mette spesso in crisi la convivenza civile. Le strade delle grandi metropoli, di giorno, ma sopratutto di notte, sono lo specchio del malessere, della nuova povertà e talvolta purtroppo anche delle violenze. Se ne parla nei salotti televisivi e nei comizi, spesso a sproposito e senza avere esperienza diretta della situazione reale. Ci sono però persone che ogni giorno, da anni, prestano assistenza a chi vive in strada, e contribuiscono alla sicurezza delle comunità in cui vivono. Sono i City Angels: basco blu e maglietta rossa, si definiscono "volontari di strada d'emergenza", e si propongono di aiutare chiunque ne abbia bisogno con un sorriso ma anche con azioni concrete. Ne abbiamo parlato con Mario Furlan, fondatore dei City Angels, intervistato nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessaa da Radio Vaticana Italia 105.0.

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Con il concetto di Ecologia integrale, Papa Francesco ha mostrato come la questione ambientale sia indissolubilmente legata alla dimensione umana e sociale della vita.
La crisi climatica che il mondo sta vivendo minaccia la salute, mette a rischio la possibilità stessa di mangiare, causa migrazioni di massa e concorre allo scoppio di conflitti nelle aree più povere del pianeta.
In questo senso si può dire che il diritto a vivere in un ambiente sano è il primo e forse il più negato dei diritti umani.
Non è forse un caso allora che la Terza edizione del Festival dei diritti umani, in corso fino al 24 marzo alla Triennale di Milano, sia dedicata proprio all’ambiente e alla terra che, come recita il titolo della manifestazione, è “Una. Per tutti. Non per pochi”.
Ne parla su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economia cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Danilo De Biasio, direttore del festival.

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Un messaggio che ha rovesciato "il punto di vista della visione ormai dominante nelle nostre società" quello fatto da Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Lo ha detto Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia, durante una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Santa Sede. Iacomini ha aggiunto, riprendendo i discorsi del Pontefice che il discorso fatto: ha visto "i flussi migratori come elemento e alimento della pace, e non della paura o del pericolo", spostando l’attenzione "dall’aspetto esteriore del fenomeno – milioni di persone in marcia evocano ataviche paure d’invasione e sconvolgimento della propria realtà – a quello interiore, alle motivazioni profonde e inderogabili che hanno spinto ciascun individuo ad abbandonare la propria casa, al bisogno di ognuno di vivere in serenità e sicurezza la propria esistenza terrena". Il che è un esercizio solo "apparentemente facile" perché, in realtà, richiede una cospicua dose di "coraggio". Iacomini - scrive FarodiRoma - ha poi aggiunto che "pensare al migrante come a una persona è l’esercizio opposto rispetto al trasformare le persone in numeri" e "ci costringe a fare i conti con ciò che ci rende simili all’altro", ovvero "il nostro desiderio di pace" e di amore, che a ben vedere "è lo stesso". "Guardare alla persona provoca empatia, guardare alle masse induce terrore", ha proseguito il portavoce Unicef osservando a tal proposito come l’immagine di un solo bambino, il piccolo Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, nel 2015, "scosse le coscienze dell’Europa più del milione di profughi siriani in marcia attraverso i Balcani".
Secondo Iacomini, il Papa grazie alle sue parole ha dato "un monito preciso e ineludibile a fare accoglienza e inclusione sociale sul serio", cosa completamente diversa dal solito (e "banale") "aiutiamoli a casa loro". Oggi - riporta ancora il sito FarodiRoma.it - ha osservato ancora il portavoce, "se chiediamo all’uomo della strada quali siano i problemi che lo affliggono, troveremo regolarmente la parola ‘invasione’ in cima alla lista delle preoccupazioni": "questo è il velenoso prodotto di quelli che il Papa definisce apertamente fomentatori di paura e seminatori di violenza". Eppure, "il mondo intero è in movimento, e noi italiani ed europei nonostante le percezioni catastrofiste restiamo ancora ai margini di questo fenomeno", ha proseguito Iacomini rivelando come dei quasi 6 milioni di civili fuggiti dalla Siria in guerra, "solamente il 15% sono arrivati in Europa, e addirittura lo 0,2% in Italia". "Paesi come Libano o la Giordania sopportano un peso inimmaginabile per noi, con una quota di rifugiati siriani che arrivano a circa un quarto della popolazione residente!", ha esclamato il rappresentante Unicef chiarendo di più a quali Paesi si riferisca Bergoglio quando nel suo messaggio parla di "famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo, anche dove le risorse non sono abbondanti, aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, con creatività, tenacia e spirito di sacrificio". Ha poi concluso con una domanda Iacomini: "il vero nodo che il Papa ci pone davanti è un altro: quanto contano davvero i valori della solidarietà nelle visioni politiche che si confrontano oggi? Quanto si salva del nostro patrimonio etico, civile e culturale quando le proposte e le decisioni con cui affrontiamo il fenomeno migratorio sono finalizzate al consenso di breve termine delle prossima prossima scadenza elettorale?".
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La Catalogna freme per un referendum secessionista. Il debito della Gran Bretagna viene declassato per i timori sulla Brexit. I tedeschi confermano la fiducia alla cancelliera Merkel ma con meno convinzione, e facendo entrare in Parlamento i primi deputati di destra del dopoguerra. Che riflessi possono avere sull'economia i sommovimenti politici di questi ultimi tempi in Europa? Le migrazioni di massa sono realmente un problema o piuttosto una risorsa per il nostro continente? Lo abbiamo chiesto a Marcello Messori, noto economista, docente universitario e direttore della Luiss School of European Political Economy.

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Nel 1957 i trattati di Roma istituivano la CEE – Comunità Economica Europea – il primo nucleo di quella che sarebbe poi diventata l’odierna Unione Europea. A sessanta anni di distanza sono stati fatti molti passi in avanti e qualche sacrificio lungo la strada di un’Europa unita sia economicamente che politicamente.
“A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, fa il punto sullo stato di salute dell’Unione chiamata a confrontarsi con nuove sfide politiche, economiche e sociali e con alcune tendenze euroscettiche che affiorano in diversi dei paesi membri.

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Anche noi italiani siamo stati un popolo di migranti. Dalla fine dell’800 migliaia di nostri connazionali hanno varcato l’oceano verso le Americhe alla ricerca di un futuro migliore, ed anche loro, come i migranti di oggi, avevano bisogno non solo di accoglienza, ma anche di ritrovarsi attorno a delle radici comuni, radici che puntualmente si ritrovavano nella Chiesa e nei culti delle regioni di origine.È questo un fenomeno che descrive bene il volume Treccani “L'Italia e i Santi, agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” che dedica un capitolo proprio a “Santità e migrazioni”.

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Torniamo a prendere spunto dalla Festa dei Popoli che si è svolta lo scorso 21 maggio a Roma per approfondire alcuni aspetti di un tema controverso: l'accoglienza dei migranti. Durante la manifestazione di piazza San Giovanni, che ha fatto incontrare in un clima di festa, migliaia di persone appartenenti alle comunità straniere residenti nella capitale, c'è stato spazio per un momento di riflessione. Donne di diversa estrazione e provenienza geografica hanno dato vita al forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Il dibattito è stato introdotto da Francesca De Martino, addetta dell'Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni della Diocesi di Roma. 

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Lunedì, 29 Maggio 2017 08:16

L'integrazione passa dal dialogo

Il 21 maggio, a Roma si è svolta la XXVI Festa dei Popoli, momento di incontro con le comunità straniere residenti nella città eterna. La festa, che ha avuto luogo sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, è stata anche l’occasione per riflettere sul ruolo che le comunità migranti possono ricoprire nella società italiana e nel contesto cittadino.

Se ne è parlato durante il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”, che ha riportato i risultati di una ricerca, promossa dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni di Roma e condotta da quattro donne rappresentanti di altrettante macro-aree di provenienza all’interno delle comunità straniere. Tra di loro la peruviana Patricia Bovadin, coordinatrice della comunità latinoamericana Santa Maria degli Angeli presso la Missione latinoamericana di Roma, intervenuta nella trasmissione "A conti fatti" in onda su Radio Vaticana 105.0.

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Il tema del multiculturalismo, della costruzione di un’identità comune nel rispetto delle differenze è uno dei capisaldi su cui si fonda l’ideale che ha portato nel secolo scorso alla costruzione dell’Unione Europea, ideale che oggi viene ciclicamente messo in discussione da venti euroscettici sempre più frequenti.
In occasione della 26ma edizione della Festa dei Popoli, Silvia Costa, membro della commissione cultura del Parlamento Europeo, interviene su “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di economiacristiana.it, trasmessa da radio Vaticana Italia.

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Folclore, allegria, danze e cibo tipico; ma anche consapevolezza, liturgia, responsabilità. Tutto questo è stata la 26ma edizione della Festa dei Popoli, che domenica 21 maggio presso la Basilica di San Giovanni ha visto partecipare le tante comunità migranti che da anni risiedono nella città eterna e che oggi chiedono più diritti, ben consapevoli anche dei loro doveri nei confronti della collettività.

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