"L’iniquità è la radice dei mali sociali”, ci ricorda Papa Francesco nella Evangelii Gaudium. I temi della distribuzione della ricchezza e dell’accesso al cibo e alle risorse naturali costituiscono oggi delle ferite profonde delle lacerazioni che segnano un distanza sempre più marcata tra chi ha troppo e chi ha troppo poco.

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Terra dei fuochi” è un’espressione diventata ormai parte del vocabolario italiano contemporaneo. Definisce una grande parte delle province di Napoli e Caserta, dove i roghi tossici periodicamente distruggono rifiuti di ogni genere, sprigionando gas nocivi. L’emergenza ambientale riguarda anche quei terreni in cui per decenni sono stati interrati senza criterio rifiuti urbani e industriali, e le acque dove penetrano le sostanze inquinanti che colano dalle montagne di spazzatura. Inchieste giornalistiche, documentari, persino film e fiction hanno contribuito a dipingere a tinte fosche quella che per millenni è stata la “campania felix” d’Italia: uno dei territori più ricchi e fertili per l’agricoltura. Nell’opinione pubblica si è fatta largo l’idea che i prodotti della terra provenienti dalla Campania siano in parte contaminati e che i residenti di quelle province vivano col rischio concreto di contrarre malattie legate all’inquinamento.
A dicembre l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha presentato i dati di uno studio capillare su terreni, prodotti e analisi su residenti volontari che sembrano smentire del tutto queste preoccupazioni. Ne abbiamo parlato in “A conti fatti” con Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; intervista trasmessa da Radio Vaticana Italia FM 105.0.

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