Diego De Cicco

Diego De Cicco

Sul web aumentano siti e blog dedicati al mezzo green per eccellenza, la bicicletta. Cresce sempre di più l’attenzione non solo per le due ruote a pedali, ma anche per il turismo che genera. Sono in continuo aumento infatti coloro che scelgono di passare weekend e vacanze pedalando in Europa Cercando in rete abbiamo trovato degli itinerari molto interessanti e suggestivi tutti da “pedalare” nel vecchio continente come da noi in Italia.

Tra le ciclovie più gettonate c’è quella che unisce Parigi a Londra con partenza da Notre Dame e arrivo all’omra del  Big Ben di Westminister.  Inaugurata nel 2012 l ciclovia si snoda su circa 400 chilometri che attraversano campagna normanna e inglese tra mulini a vento, boschi, cattedrali e castelli. Giunti sulla Manica a Dieppe si attraversa lo stretto con un traghetto che attracca a Newhaven. Sull’isola britannica si ritorna a pedalare tra le scogliere di South Downs e il verde del Sussex, finendo il percorso nel cuore di Londra. Il tragitto è comunque pieno di locande, punti di ristoro e alberghi per i coloro che vogliono fare delle suggestive tappe. inoltre sia in Francia che in Inghilterra si può usufruire dei treni per accorciare le distanze, non facendo perdere alla vacanza il suo basso impatto ambientale.

Altro tragitto tra i più consigliati è quello che unisce Berlino a Copenaghen, di ben 700 chilometri. Partendo dalla capitale tedesca tra parchi e laghi si attraversano Brandeburgo e Mecleburgo. Arrivati a Rostock si incontrano le falesie bianche che portano al Ponte Malmo attraverso il quale si arriva alla capitale danese. Sul territorio di Copenaghen le pedalate continuano, infatti la città della sirenetta ospita un pista ciclabile cittadina di oltre 1200 chilometri, che la rendono così la via ciclabile più lunga del mondo.

Altro itinerario suggestivo è quello che porta da Vienna a Budapest, Questa pedalata, nei suoi 300 chilometri, attraversa 3 territori dell’ex impero austrungarico toccando anche la Slovacchia. Estensioni di questa ciclovia anticipano la partenza alla Foce del Danubio in Germania fino ad arrivare alle sue foci nel Mar Nero.  Partendo dalla capitale austriaca si giunge alla città termale di Mosonmagyarovar visitando  piccoli borghi medievali dal fascino unico come Gyor, Tata, e Esztergom con meta finale Budapest.

E in Italia? Anche da noi ci sono itinerari per amanti della bici molto interessanti come “La Ciclabile delle Dolomit”. Questa ciclovia attraversa le vecchie stazioni ferroviarie che si trovano lungo il tragitto, snodandosi per  500 chilometri tra meravigliosi paesaggi alpini.

“L’Eroica” invece è il percorso che si snoda sulle Terre di Siena. Segnalato con cartelli appositi, il tragitto è lungo 200 chilometri e attraversa le terre del Chianti, le Crete e la Val d’0rcia. I luoghi che si incontrano sono ricchi di tradizioni culturali e paesaggistiche, che raccontano appieno il cuore della penisola. Altre passeggiate in bici suggestive sono quelle del percorso “Liguria su 2 ruote” e delle Alpi friulane.

Insomma per tutti gli amanti della due ruote green, ma anche per i neofiti che vogliono scegliere una vacanza ecosostenibile e interessante sotto tutti i punti di vista, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

L’organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato una mappa mondiale individuando le città più inquinate della Terra. Sono state prese in considerazione 1100 città, di cui molte sono risultate fortemente inquinate specialmente in alcune zone globali.  La mappa segnala le emissioni di particolato, focalizzandosi su PM10 e il PM2,5, dove i numeri  identificano la grandezza in micron delle polveri sottili.

Sotto la lente di ingrandimento sono finite 1100 città di 91 Paesi,  di cui ben 30 italiane da  Roma a Milano, ma anche di piccole dimensioni come Novara e Cremona.  Focalizzandosi sugli anni che vanno dal 2003 al 2010, si sono presi i risultati dei rilievi effettuati nelle rispettive città da organi ufficiali, come le stazioni di monitoraggio che nelle città selezionate sono sparse in zone diverse dei singoli territori cittadini, da quelle residenziali alle agricole e le industriali.

Il primo risultato che emerge  è il livello medio di PM10  che varia tra i 21 microgrammi per metro cubo e i 142, dove la soglia dei 71 microgrammi è quella che segna il livello di inquinamento preoccupante. La mappa stilata è abbastanza netta anche a livello visivo di come ci siano delle zone particolarmente negative.  Medio Oriente e Asia centrale e meridionale fanno segnare quasi tutte situazioni critiche. Tra le cause che portano un inquinamento su livelli così alti senza dubbio molto lo si deve all’utilizzo del carbone come fossile principale per  la produzione energetica. Asiatiche sono le città risultate più inquinate in assoluto ovvero  Kermanshah in Iran e Ulaanbaatar in Mongolia, in quest’ultima il livello di PM è stato di 279 microgrammi per metro cubo. In  Europa  e Nord America, tranne qualche caso minoritario, si trovano situazioni molto buone e non particolarmente preoccupanti. Per quanto riguarda la nostra nazione, il livello d’allerta non è mai stato superato. Tra le 30 città in mappa la più inquinata è risultata essere Torino in cui il livello di PM in atmosfera raggiunge i 47 microgrammi  per metro cubo, seguita da Milano e Napoli con 44 microgrammi, mentre quelle dove si respira meglio sono Genova, Cagliari e Livorno.

Ancora pochi giorni e andrà in soffitta la decima edizione di “Spesa giusta”, la più importante campagna nazionale di promozione del commercio equosolidale certificato. Fino al 27 ottobre i consumatori sono invitati ad effettuare acquisti di prodotti Fairtrade per assicurarsi una spesa più sostenibile.

Dal cacao al caffè, dalle banane al riso, passando per dessert, snack dolci e salati, tutti questi prodotti entrano nel progetto “Spesa giusta” coinvolgendo migliaia di consumatori per quella che viene affrontata come una vera rivoluzione nella cultura di fare la spesa,attraverso la promozione e l’acquisto di prodotti ad alto valore aggiunto in quanto realizzati da agricoltori e lavoratori in Paesi in via di sviluppo, senza alcuno sfruttamento. Dal 12 ottobre, giorno  in cui è partita l’iniziativa, molti sono consumatori hanno scelto questi  prodotti in tutto i punti vendita aderenti alla campagna delle catene Auchab, Bennetm, Carrefour, Coop, Crai e Despar presenti su tutto il territorio nazionale.

Il certificato Fairtrade garantisce che i produttori nei diversi Paesi in via di sviluppo vengano remunerati con un prezzo giusto, equo e stabile (Fairetrade Minimum Premium), oltre a confermare che i prodotti vengano realizzati nella piena salvaguardia dell’ambiente e nel rispetto della biodiversità locale. I consumatori sono invitati anche a raccontare la loro esperienza di “spesa giusta” , condividendo  sui profili social network di Fairtrade Italia una foto della loro cena coi prodotti acquistati. Un album sui profili Facebook e Twitter di Fairtrade Italia raccoglierà tutti gli scatti di amici e sostenitori.

Ad oggi in Italia il valore del venduto dei prodotti equosolidalli certificati ha raggiunto i 65 milioni di euro, con una crescita del +13,7% rispetto l’anno precedente.  In un contesto di crisi economica come quello attuale il dato è molto positivo, con oltre 130 aziende italiane che si occupano di produzione e trasformazione coinvolte nel circuito impegnate della realizzazione di circa 720 differenti prodotti, con oltre 5000 punti vendita sul territorio nazionale.

Largo all’ultima frontiera della gastronomia: gli insetti commestibili. Con buona pace degli occidentali scettici e schizzinosi, non solo molte specie si possono mangiare, ma gli insetti sono anche nutrienti, ipocalorici e tra i cibi più ecologici a disposizione. In umido o da sgranocchiare, a guarnizione di un cioccolatino o fatti a zuppa o in insalata non importa, potrebbero essere loro il nuovo orizzonte dell’alimentazione salutare ed equosolidale.
No, non è l’assioma di qualche audace sperimentatore del palato, ma l’assunto scientifico dei più recenti studi sull’argomento.

Leggere per credere “Edible insects. Future prospects for food and feed security” (“Insetti commestibili. Prospettive future per la sicurezza alimentare umana e animale”), il volume a cura del team di ricercatori Arnold van Huis, Joost Van Itterbeeck, Harmke Klunder, Esther Mertens, Afton Halloran, Giulia Muir e Paul Vantomme, appena pubblicato da FAO.
È l’ennesima prova, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto il mangiare sia un atto squisitamente connesso alle tradizioni socio-culturali di ciascun popolo. Gli insetti, studi scientifici alla mano, sono indigesti solo psicologicamente, al nostro stomaco non comportano il benché minimo fastidio e fanno benissimo a tutto l’organismo, costituendo una fonte estremamente ricca di proteine senza le controindicazioni di quelle di origine animale. Se la notizia fa sobbalzare i più tra gli occidentali, non è in realtà una scoperta recente per un terzo della popolazione globale, che fa già uso abituale di insetti nella propria alimentazione.

Questione di prospettive,verrebbe da dire, apprendendo che i ristoranti occidentali più all’avanguardia che già propongono insetti nel loro menù scelgono il più familiare nome di “gamberetti del cielo”, mentre nell’altra metà del globo i più esotici gamberetti sono denominati “insetti di mare”. Ma oltre che una originale variazione nella dieta occidentale, gli insetti possono rappresentare un orizzonte di totale interesse nella lotta a fame e denutrizione, che colpisce oltre un miliardo di individui. E senza contraccolpi ecologici. 
Sono presenti in quantità massicce, specie nelle aree più povere del pianeta e, a bassissimo costo e rappresentano una valida fonte di nutrienti decisamente green. La filiera produttiva della carne (che fornisce il principale apporto proteico nella dieta globale) si attesta infatti tra le principali minacce ambientali, causando più inquinamento di industria e trasporti messi assieme, comportando il 14-22% delle emissioni annuali di gas serra. Radicalmente diverso, invece, l’impatto del consumo di insetti, che, al netto delle resistenze culturali, costituiscono un potenziale alimentare tutto da esplorare.
All’Occidente, insomma, non resta che iniziare a familiarizzare almeno con l’idea di questi animali a tavola. E tutto porta a pensare che i libri di ricette a base di insetti che stanno iniziando a circolare in Europa e i ristoranti più glamour del Vecchio Continente che le hanno già inserite nei loro raffinati menù non resteranno isolati pionieri. Intanto qualcuno ha già ribattezzato questa (forse) nuova moda alimentare il sushi di ultima generazione.

Prevenire è meglio che curare. È questa la filosofia, tanto semplice quanto efficace, che sta alla base dell’iniziativa “Maremoto io non rischio”, la campagna informativa che nel mese di ottobre, come prima tappa, la Protezione Civile porta in Campania, in 28 comuni del salernitano (http://www.iononrischio.it/2013/campagna-maremoto-io-non-rischio/piazze/). Ogni fine settimana del mese i volontari saranno in piazza contemporaneamente in diversi comuni per incontrare la cittadinanza e distribuire materiale informativo.
La sfida è comunicare, per attenuarne gli eventuali danni, il rischio maremoto. È un evento meno frequente rispetto ai terremoti, ma può ugualmente interessare gran parte dei nostri litorali. Tutte le coste del Mediterraneo, infatti, sono a rischio maremoto a causa dell’elevata sismicità e della presenza di numerosi vulcani attivi, emersi e sommersi. Negli ultimi mille anni, lungo le coste italiane, sono state documentate varie decine di maremoti, solo alcuni dei quali distruttivi. Le aree costiere più colpite sono quelle della Sicilia orientale, della Calabria, della Puglia e dell’arcipelago delle Eolie, ma maremoti di modesta entità si sono registrati anche lungo le coste liguri, tirreniche e adriatiche e le coste italiane possono inoltre essere raggiunte da maremoti generati in aree del Mediterraneo lontane dal nostro Paese (ad esempio a causa di un forte terremoto nelle acque della Grecia). Se si producesse un maremoto nel Mar Mediterraneo – un bacino chiuso e poco profondo – non avrebbe la stessa forza e intensità di un maremoto che si sviluppa nell’Oceano, dove si verificano terremoti con magnitudo e frequenza di gran lunga superiori a quelli che si registrano nell’area mediterranea e le masse d’acqua in gioco sono notevolmente maggiori. Ciò non toglie però, come storicamente dimostrato, che nell’area mediterranea a seguito di eventi sismici particolarmente energetici o di fenomeni franosi sottomarini, possano originarsi maremoti distruttivi, anche a causa della forte urbanizzazione delle aree costiere.
Il maremoto si manifesta come un rapido innalzamento del livello del mare o come un vero e proprio muro d’acqua che si abbatte sulle coste, causando un’inondazione che invade la fascia costiera. A volte si osserva un iniziale e improvviso ritiro del mare, che lascia in secco i porti e le spiagge. Le onde di maremoto hanno molta più forza rispetto alle mareggiate e sono in grado di spingersi nell’entroterra anche per molte centinaia di metri (addirittura chilometri, se la costa è molto bassa), trascinando tutto ciò che trovano lungo il percorso: veicoli, barche, alberi, e altri materiali, che ne accrescono il potenziale distruttivo. Propagazione ed effetti dell’onda sulla costa sono influenzati da fattori morfologici - come la linea di costa o la topografia del fondale marino e dell’entroterra – e antropici, legati all’utilizzo del suolo. Le aree portuali, ad esempio, per la loro conformazione possono amplificare l’energia del maremoto, mentre la presenza di edifici e moli lungo la costa può ridurre la propagazione dell’onda verso l’interno. Le onde di maremoto possono anche risalire dalla foce lungo il corso di fiumi e torrenti, propagandosi nell’entroterra. Oltre agli effetti legati direttamente all’azione dell’onda in movimento, il maremoto può innescare tutta una serie di effetti secondari: l’inondazione infatti può innescare eventi franosi, inquinamento delle falde, o incendi. L’impatto sui porti e sugli impianti industriali può causare l’emissione e la diffusione di materiali inquinanti. Per quanto riguarda in particolare l’Adriatico, le zone in cui un maremoto potrebbe generare le onde più alte (anche superiori al metro) sono il Salento e il promontorio del Gargano.
Nel nostro mare sono sei le faglie in grado di provocare tsunami e sono prese in esame da un attento studio condotto da alcuni ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Oltre a quelle in Croazia, tra l'Albania e il nord della Grecia e nel Mar Egeo, ve ne è anche una di fronte all’Emilia Romagna: la regione a sud del delta del Po, infatti, può soffrire di tsunami, anche a causa della sua vulnerabilità (è un territorio estremamente piatto). Dall'anno 1000 a oggi, il Servizio sismico nazionale ha catalogato cinque maremoti avvenuti in Adriatico (sui 32 registrati in Italia). Di questi due interessarono l'Adriatico centrale: uno nel 1672, che causò inondazioni a Rimini, e uno nel 1875, che colpì la zona tra Rimini e Cervia. Senza nessun allarmismo, è dunque tanto utile quanto indolore avere un piccolo bagaglio di informazioni anche su questo fenomeno naturale, per imparare a prevenirne e ridurne gli effetti, soprattutto se si vive, lavora o va in vacanza in un’area costiera.
Ecco allora le informazioni divulgate dalla Protezione Civile. Innanzitutto è importante imparare a riconoscere i fenomeni che possono segnalare l’arrivo di un maremoto:
- Un forte terremoto che hai percepito direttamente o di cui hai avuto notizia;
- Un rumore cupo e crescente che proviene dal mare, come quello di un treno o di un aereo a bassa quota;
- Un improvviso e insolito ritiro del mare, un rapido innalzamento del livello del mare o una grande onda estesa su tutto l’orizzonte; 
Poi è utile ricordare che le case e gli edifici vicini alla costa non sempre sono sicuri:
- La sicurezza di un edificio dipende da molti fattori, per esempio la tipologia e la qualità dei materiali utilizzati nella costruzione, la quota a cui si trova, la distanza dalla riva, il numero di piani, l’esposizione più o meno diretta all’impatto dell’onda;
- Generalmente i piani alti di un edificio in cemento armato, se l’edificio è ben costruito, possono offrire una protezione adeguata Cosa devi fare prima; 
Infine, conoscere l’ambiente in cui si vive, lavora o soggiorna è importante per reagire meglio in caso di emergenza:
- Chiedi informazioni ai responsabili locali della Protezione Civile sul piano di emergenza comunale, le zone pericolose, le vie e i tempi di evacuazione, la segnaletica da seguire e le aree di attesa da raggiungere in caso di emergenza;
- Informati sulla sicurezza della tua casa e dei luoghi che la circondano
- Assicurati che la tua scuola o il luogo in cui lavori abbiano un piano di evacuazione e che vengano fatte esercitazioni periodiche
- Preparati all’emergenza con la tua famiglia e fai un piano su come raggiungere le vie di fuga e le aree di attesa;
- Tieni pronta in casa una cassetta di pronto soccorso e scorte di acqua e cibo.

 

Domenica 6 ottobre si svolgerà a Napoli la XIV edizione della "Biodomenica, la camapagna nazionale di promozione e informazione dedicata al biologico organizzata da Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), Coldiretti e Legambiente. Dalle ore 9.00 di domenica Piazza Dante sarà  l'ombelico del mondo ti tutti gli amanti del biologico e di coloro che hanno la curiosità di conoscere meglio il mondo del bio made in Italy. Sono moltissime le iniziative che verranno organizzate per l'occasione. Ci saranno degustazioni che faranno scoprire sapori genuini, insegnamenti portati avanti dalle numerose fattorie didattiche, laboratori dimostrativi per i più piccoli. Sono in programma incontri, dibattiti e convegni per promuovere maggiori incontri tra produttori, cittadini , associazioni, istituzioni e consumatori in modo da favorire la conoscenza del mondo bio, sostenibile e di qualità.

L'occasione sarà il luogo d'incontro tra tutti i fattori che hanno reso l'agricoltura biologica una realtà in crescita, e in controtendenza rispetto al passivo che sta generando l' agroalimentare. Ogni anno nuovi consumatori si avvicinano al mondo del biologico, facendone spesso, elemento fondamentale della propria alimentazione. L'agricoltura biologica nel contesto italiano odierno, vuol dire parlare di un modello vincente di Green Economy, di rapporto con l'ambiente, tutela della biodiversità, di rispetto della salute, riscoperta del gusto, e di consumo consapevole oltre al constatare come nel tempo questo settore sia diventato tassello importante anche per l'aspetto occupazionale e di finanza etica. Finanza etica che per il biologico non può prescindere da una ferma presa di posizione, ribadendo in ogni contesto il NO all'introduzione di coltivazioni OGM.

Durante la giornata per riaffermare la propria posizione a favore di un'agricoltura sostenibile, le associazioni presenteranno ai cittadini un sondaggio dal titolo "Il Bio ha 10 domande per te" col quale si cercherà di conoscere, e far comprendere ulteriormente l'importanza di questo settore e di come debba restare libero dagli organismi geneticamente modificati.

Quando si dice che al peggio non c'è mai fine. Ora anche l'Europa interviene sull'agrumicultura, e lo fa con una vera e propria batosta. Infatti l'Unione ha stoppato l'aumento al 20%  di arancia nelle bibite di aranciata. La scure che si abbatte sui produttori di agrumi è davvero impressionante, basti pensare che solo in sicilia le piantagioni di agrumi ricoprono circa 60mila ettari per una produzione di almeno 11 milioni di quintali di frutta. Numeri che fanno capire quanto sia importante questo settore per l'economia siciliana.

Da canto suo la Coldiretti Sicilia interviene a muso duro su questa nuova posizione continentale con la quale si ferma il decreto Balduzzi, che prevedeva l'incremento della frutta nelle bevande. L''Ufficio giuridico della Commissione europea ha infatti respinto quanto riportato dal decreto italiano in quanto sarebbe in contrasto con la direttiva comunitaria sulla libera circolazione delle merci.

Il presidente della Coldiretti sicula Alessandro Chiarelli e il direttore regionale Giuseppe Campione dichiarano all'unisono: "L’aumento del contenuto di arancia al 20 per cento era quello minimo non solo per ottenere un adeguato incremento commerciale ma soprattutto perché le vitamine contenute nell’arancia sono indispensabili per la salute. Con l’incremento del 20 per cento si sarebbero vendute almeno 200 milioni di chili di arance in più – proseguono Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione - in questo modo invece si continua a mantenere un sistema di bevande a bassissimo contenuto di agrumi che di certo non aiuta la salute dei consumatori.
A questo punto ci auguriamo che la bevanda piena di zucchero e poca frutta venga sostituita con scelte più adeguate come le spremute: nelle scuole, nelle mense, negli ospedali e in tutti i luoghi pubblici occorre incrementare la presenza di macchine spremiagrumi che a prezzi adeguati offrono vitamine."

Insomma un'altra contestabile visione alimentare imposta dall'alto, viene pagata non solo economicamente dalla Sicilia, ma anche dalla salute della popolazione europea, alla quale viene imposto di bere zucchero e coloranti invece di frutta.

E anche quest’anno biologico sia: torna, in molte regioni italiane, la Biodomenica, l’iniziativa che ormai da 13 anni riunisce in piazza i produttori biologici e gli appassionati del settore, invogliando  i meno informati alla conoscenza dell’agricoltura biologica e dell’insieme dei valori che essa rappresenta.

Organizzata da AIAB in collaborazione con Coldiretti e Legambiente ha già ricevuto nelle edizioni passate il patrocinio e il contributo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Ministero dell’Ambiente. La manifestazione si svolge la prima domenica di Ottobre e ogni edizione è sempre realizzata in oltre 100 piazze d’Italia, può quindi, a pieno titolo, essere definita tra i più importanti eventi nazionali di promozione dell’agricoltura biologica di qualità.
Biodomenica allora, come opportunità per parlare di agricoltura biologica, della sua funzione a tutela dell’ambiente, della biodiversità, dell’alimentazione e del gusto, del risparmio dell’acqua, del consumo critico e responsabile, delle tradizioni e dello sviluppo locale.
Le quattordici edizioni delle biodomeniche hanno finora promosso la cultura del biologico, e del consumo consapevole su tutto il territorio italiano, nonché la sensibilizzazione degli enti locali per la conversione delle mense pubbliche all’utilizzo dei prodotti biologici. Il tutto coinvolgendo più di 1000 imprese del settore biologico e circa 2 milioni di cittadini.
Il focus di quest'anno fa riferimento al settore biologico come modello agricolo motore della green economy.  La cosiddetta Economia verde è la chiave per ripensare il modello economico di sviluppo del nostro Paese. La crisi investe tutti i settori produttivi nazionali, ma nel caos generale degli ultimi tempi arriva una boccata d'ossigeno dai risultati positivi emersi da cifre precise: numeri con il segno più in ogni ambito della bio produzione e dei bio consumi. Pare proprio che il bio sia il settore anti crisi. 
Gli operatori biologici certificati fino al 31 dicembre 2012 sono 49.709 di cui: 40.146 produttori esclusivi; 5597 preparatori (comprese le aziende che effettuano vendita al dettaglio);  3.669 che effettuano sia attività di produzione che di preparazione; 297 operatori che si occupano di attività di importazione. Questo è quanto emerge da una prima analisi dei dati forniti al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali dagli Organismi di Controllo (Odc) , sulla base delle elaborazioni del SINAB – Sistema dì Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica.
 
È cresciuta la forza della rete bio su tutto il territorio italiano: rispetto ai dati riferiti al 2011 spicca un aumento del numero di operatori pari al 3%. Decisamente non male, soprattutto se si pensa che, a causa della crisi economica, in Italia i consumi in generale ancora non riprendono a crescere. 
Dai dati dell'ISTAT risulta che il Sud d'Italia, e in particolare la Sicilia, detiene il primato per le produzioni biologiche, mentre il Nord, con il Veneto in testa, prevale per il numero di aziende che hanno ottenuto un riconoscimento comunitario Dop o Igp. 
La Lombardia, assieme all’Emilia Romagna, è la regione con la maggior presenza di aziende di trasformazione impegnate nel settore biologico. Si tratta di una realtà dinamica in tutto il Bel Paese: dai dati SINAB si scopre che la superficie coltivata secondo il metodo biologico, risulta pari a 1.167.362 ettari, con un aumento complessivo, rispetto all’anno precedente, del 6,4%. Ma  è notevole la maggiore propensione al consumo di prodotti biologici nelle regioni settentrionali, che rappresentano da sole il 73% della spesa totale bio. Anche i mercatini, bio manco a dirlo, sono aumentati del 13%, (fonte: BioBank) se pur in misura disomogenea sul territorio nazionale, perché maggiormente presenti nel nord Italia.

A questo punto viene da chiedersi: poiché la crisi economica continua, occorrerà forse una sorta di riconversione biologica?

Stop alla costruzione di una nuova centrale a carbone a Saline Joniche. A dare il secco no Il Governo del Cantone svizzero dei Grigioni, azionista di maggioranza di Repower, azienda che doveva costruire la centrale, e che ha deciso che l’azienda energetica grigionese debba uscire dal progetto

La decisione nasce come conseguenza del referendum popolare del 22 settembre 2013, quando la popolazione grigionese si era detta contraria agli investimenti di Repower nel carbone. Secondo quanto riportato dal sito del governo cantonale, “il Governo si aspetta da Repower AG che in futuro non partecipi più a società con centrali a carbone. Allo stesso modo l'impresa deve abbandonare in modo ordinato e vincolante il progetto concreto di centrale a carbone di Saline Joniche, in Calabria. Secondo il Governo gli sforzi in questo senso devono essere affrontati in modo rapido e serio, così da attuare la volontà popolare espressa”.

Greenpeace, Legambiente e WWF Italia si aspettano che i vertici della società svizzera rispettino immediatamente il chiarissimo mandato datogli dal loro azionista di maggioranza, la popolazione grigionese, e abbandonino il progetto. «La centrale di Saline Joniche, affermano le tre associazioni, è un assurdo di per sé, un progetto che con sprezzo del ridicolo è stato definito da Repower “sostenibile” e “pulito”. Ora il tempo delle chiacchiere e delle mistificazioni è finito:  non c’è più una sola ragione per trascinare avanti un progetto che è stato ormai dichiarato morto». 

Le tre associazioni, inoltre «si augurano che a nessun’altra azienda venga in mente di raccogliere il testimone da Repower e di portare avanti questo sciagurato progetto. Ricordano inoltre che non solo la Svizzera è contraria a centrali a carbone ma anche la Regione Calabria stessa non le preveda nel suo piano energetico.

 

Ci risiamo, purtroppo. Solo il 6 giugno scorso festeggiavamo l’abbattimento della madre di tutti gli ecomostri italici, vale a dire lo scheletro in cemento armato che per 20 anni ha sfregiato la spiaggia di Scala dei Turchi, che altre strutture paesaggisticamente oscene fanno capolino sempre sul sito che è in predicato di diventare patrimonio mondiale dell’Umanità.

In questi giorni un’inchiesta di "Repubblica" fa luce su questo increscioso caso, dopo che il settimanale agrigentino “Grandangolo”, aveva portato alla ribalta dei media i nuovi tentativi di deturpamento paesaggistico in atto in uno dei luoghi più affascinanti del mondo. Nell’articolo del settimanale si fa riferimento a 25 villette, o meglio scheletri di cemento, che stanno sorgendo a poche centinaia di metri dal costone bianco che ogni anno attira turisti da ogni angolo della terra. La peculiarità di quest’opera è che in un batter d’occhio avrebbe ottenuto tutti i permessi di costruzione, da quello del comune di Realmonte, a quello della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Culturali di Agrigento.  Nell’inchiesta giornalistica portata avanti sempre da “Grandangolo” e da Francesco Viviano di Repubblica si scopre che i lavori sono stati approvati nel 2008 dalla Giunta comunale presieduta dall’ex sindaco Giuseppe Farruggia, che ora è direttore dei lavori del parco residenziale che si sta costruendo.

Foto postate sulla Pagina Facebook dell’associazione “Mare Amico” hanno scatenato una vera sollevazione popolare, tanto che centinaia di cittadini hanno spinto affinchè la Procura della Repubblica di Agrigento avviasse un’inchiesta per vedere se siano stati compiuti dei reati tra concessioni e lavori in corso.

Comunque vadano a finire le indagini dal punto di vista meramente ambientale un altro danno si sta realizzando alla luce del solo, su coste che sarebbero l’orgoglio di ogni nazione. Con questi nuovi mostriciattoli, come sono stati definiti, difficilmente si riuscirà a far entrare questo angolo di paradiso nella lista dei siti patrimonio dell’Umanità dell’ Unesco, a tutto svantaggio della cultura, dell'ambiente e dell’economia siciliana e nazionale.

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